Trump silenziato dai social, Cacciari: "Una scelta pazzesca,  sintomo più inaudito del crollo delle nostre democrazie"

Il filosofo Massimo Cacciari e il presidente Usa Donald Trump

Il filosofo ed ex sindaco di Venezia difende la libertà di esprimere il proprio pensiero: "Non può essere un imprenditore privato a limitarla. Casomai un'autorità politica"

VENEZIA. «C'è un problema di fondo, che è al di là e al di fuori di Trump. E' inaudito che imprenditori privati possano controllare e decidere loro chi possa parlare alla gente e chi no. Doveva esserci un'autorità ovviamente terza, di carattere politico che decide se qualche messaggio che circola in rete è osceno, come certamente sono quelli di Trump».

Tranchant Massimo Cacciari, filosofo, professore ed ex sindaco di Venezia, che interviene con l'agenzia Adnkronos sulle polemiche che ha suscitato l'eliminazione dei post di Trump da parte di Twitter e la sospensione dell'account da parte di Facebook, Instagram e altri social il 7 gennaio in seguito all'assalto al Congresso.  E oggi, 9 gennaio, anche Twitter ha chiuso il profilo del presidente americano in carica.
 

«Che sia l'imprenditore a farlo, che è il padrone di queste reti, è una cosa semplicemente pazzesca. E' uno dei sintomi più inauditi del crollo delle nostre democrazie. Non c'è dubbio alcuno. Perché come oggi è Trump, domani potrebbe essere chiunque altro, e lo decide Zuckerberg. E' una cosa semplicemente pazzesca», incalza Cacciari.

E aggiunge entrando nel merito:«Dovrebbe esserci una forma di autorità politica che decide. Esattamente così come c'è l'Autorità per concorrenza, per la privacy, che decide "questi messaggi in rete sono razzisti, sono sessisti, incitano alla violenza" e cosi via. E tu, Zuckerberg, li devi cancellare. Cioè deve essere l'autorità che dice a Zuckerberg cosa cancellare, invece qui è lui che decide. E' una cosa dell'altro mondo».

Twitter ha messo al bando Donald Trump e Google ha tolto dal suo store il social network "Parler" perchè vi viene usato un linguaggio che incita ala violenza. Dopo aver proliferato per anni sulla polarizzazione del dibattito politico, i social stanno adottando politiche radicali per riprendere il controllo e il primo a farne le spese, dopo i fatti di Washington, è Donald Trump, il cui perimetro di azione sulle piattaforme si è in pochi giorni ristretto talmente tanto che il presidente Usa si ritrova praticamente silenziato. 

Gli account Facebook e Instagram di Donald Trump sono sospesi a tempo indeterminato, almeno fino al 20 gennaio, data del passaggio di consegne con il presidente eletto Joe Biden.

Mark Zuckerberg ha giustificato questa decisione in una nota pubblicata giovedì 7 gennaio. «Gli eventi scioccanti delle ultime 24 ore dimostrano che DonaldTrump intende usare il tempo che gli resta per minare la transizione pacifica del potere con Joe Biden», ha scritto. Ecco perchè «crediamo che lasciare che il presidente utilizzi i nostri servizi durante il periodo di transizione sia un rischio troppo grande».

Secondo il ceo di Facebook, «il contesto è cambiato. Le nostre piattaforme sono state utilizzate per incitare all’insurrezione violenta contro un governo democraticamente eletto».

 Snapchat, il social network dedicato a foto e video, ha sospeso l’account ufficiale del presidente degli Stati Uniti fino a nuovo avviso. Donald Trump utilizza Snapchat per distribuire i contenuti che pubblica su Facebook o
Twitter.
A giugno il social network aveva già ridotto la visibilità dell’account presidenziale e solo gli abbonati potevano vedere i suoi Snap. Non vengono più visualizzati nella scheda ’scoprì, dove sono archiviati i post di celebrità e media.

 Twitch,  la piattaforma Amazon, specializzata nella trasmissione di video in diretta, ha sospeso l’account diTrump per un periodo indefinito.

 

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