Venezia chiude i musei civici fino ad aprile. "Senza turisti costano troppo"

Il sindaco Brugnaro ha deciso nonostante il bilancio della Fondazione che li gestisce sia in forte attivo grazie agli 8 milioni di contributi dello Stato contro gli effetti della pandemia sul sistema museale. 400 lavoratori esterni a casa senza reddito. Una petizione chiede: "Riapriamoli e usciamo dalla monocultura turistica per dare un futuro alla città"

VENEZIA. Una città che non ama i musei. Venezia, una delle città culturali per definizione, ha chiuso i suoi musei civici almeno fino all’1 aprile, ben al di là delle indicazioni anti Covid del governo (15 gennaio). Lo ha deciso il sindaco della città, Luigi Brugnaro, imponendo la decisione alla fondazione che li gestisce con una motivazione: “Non ci sono turisti”.
Una decisione che è stata criticata da molti, appoggiata da altrettanti, ma che soprattutto ha fatto emergere, anche sulla stampa internazionale, una nota antipatica: la voglia di “schei subito a ogni costo” e spesso “dai turisti” che, secondo gli osservatori, a Venezia sembra aver assunto un ruolo dominante.
 
I musei.
A Venezia ci sono 11 musei civici, cioè comunali (Palazzo Ducale, Museo Correr, il Museo del Settecento veneziano a Ca’ Rezzonico, il Museo d’arte moderna di Ca’ Pesaro, Museo del Vetro, Museo di Storia naturale al Fondaco dei Turchi, Museo del costume di Palazzo Mocenico, Palazzo Fortuny, Museo del Merletto, Casa di Carlo Goldoni e Torre dell’Orologio), tre statali (Gallerie dell’Accademia, Museo archeologico nazionale e Galleria Franchetti alla Ca’ d’oro con il Museo di palazzo Grimani e il Museo d’arte orientale all’interno di Ca’ Pesaro) e vari musei privati o parastatali, come ad esempio le varie “Scuole grandi”, il Museo del Ghetto, quello diocesano o il museo storico navale).
 
La Fondazione.
L’allora sindaco Giorgio Orsoni riunì i musei comunali in una Fondazione Musei civici veneziani (MuVe) con allora direttore Romanelli e presidente Parenzo: un sistema gigantesco con 700.000 opere d’arte, cinque biblioteche specialistiche, un archivio fotografico e un attrezzato deposito nel Vega Stock a Marghera. Attalmente è diretta da una presidente, Mariacristina Gribaudi, vicepresidente Luigi Brugnaro e consiglieri Bruno Bernardi, Lorenza Lain e Roberto Zuccato. Direttrice è Gabriella Belli e il comitato di direzione è composto da Elisabetta Barisoni, Andrea Bellieni, Mauro Bon, Barbara Carbognin, Maria Cristina Carraro, Alberto Craievich, Luca Mizzan, Lorenzo Palmisano, Monica Rosina, Chiara Squarcina e Mara Vittori.
 
Una sala del Museo d'arte moderna di Ca' Pesaro
 
Lo stop.
Attualmente vi sarebbero state due mostre in programma: “Francesco Morosini: ultimo eroe della Serenissima tra storia e mito” al Museo Correr e “Livio Seguso, in principio era la goccia” al Museo del vetro. Condizionale d’obbligo visto che a fine dicembre la Fondazione ha deciso la chiusura chiusura dei musei civici veneziani almeno sino al primo aprile. Una decisione in realtà presa unilateralmente dal sindaco Luigi Brugnaro (che oltre a essere vicepresidente è anche assessore alla Cultura). Tutti i dipendenti sono stati posti in cassa integrazione ma il bilancio chiuderà in attivo grazie altri oltre 8 milioni di euro girati dal Governo per le precedenti chiusure legate all’emergenza Covid, la somma più alta girata a un sistema museale italiano. La programmazione per il 2021 è stata quindi azzerata e la pagina “Eventi in programma” sul sito della Fondazione è desolatamente bianca.
 
I dipendenti.
La risposta dei 74 dipendenti fissi è stata quella di affidarsi alla tutela sindacale dopo un’assemblea. La Fondazione ha risposto con un indiretto “peggio per voi” comunicando che, in assenza di accordo, non riconoscerà la maturazione delle quote di ferie e retribuzione che si maturerebbe nei periodi di cassa integrazione. Un pugno nello stomaco per quei lavoratori che negli ultimi mesi avevano stretto la cinghia con una media di stipendi sui 900 euro, utili a malapena per pagare lo stretto necessario. Un pugno nello stomaco anche per una Venezia che si rivela priva di un piano di rilancio, almeno nel settore culturale. Chiudere i musei, soprattutto dopo aver messo in atto elaborati sistemi per fruire della bellezza in piena sicurezza, significa spegnere la città. «Una decisione grave e incomprensibile quella che è stata assunta che pregiudica la capacità di ripresa stessa delle attività della Fondazione», commentano Daniele Giordano di Fp Cgil e Mario Ragno di Uil Fpl, «Quanto determinato dal cda ha anche gravi ricadute sui lavoratori, in cassa integrazione al 100% per i prossimi tre mesi. Già lo sono stati per gran parte del 2020, contribuendo a un risparmio di 600.000 euro. Ora il Cda vuole risparmiare in tre mesi ulteriori 620.000 euro quando la Fondazione, proprio grazie ai contributi statali, ha prodotto un utile di quasi 2 milioni di euro, incrementando il proprio patrimonio che oggi si attesta a circa 9 milioni di euro disponibili». 
Un altro aspetto che ha lasciato perplessi i dipendenti è che la Fondazione non ha nemmeno preso in considerazione il Fondo Nuove Competenze istituito dal Governo che prevede il pagamento di 250 ore di formazione per lavoratore. Questa opportunità consentiva di utilizzare dei soldi dello Stato per aggiornare la professionalità dei dipendenti, ma neanche in questo caso si è avuta una risposta. «Stiamo confezionando una figuraccia galattica», dichiara Giordano, «Tutti cercano di aprire, mentre Venezia chiude e non per mancanza di soldi, ma per risparmiare sulla pelle dei lavoratori». 
Ma la stragrande maggioranza dei lavoratori impiegati nel sistema museale gestito dalla fondazione è esternalizzato. Il loro numero varia quindi a seconda della stagione e degli eventi in programma, ma si aggira attorno alle 400 persone che vivono dell’attività (e dell’apertura) dei musei.
 
Le reazioni.
La figuraccia galattica annunciata dai sindacati (chiudere nonostante gli enormi sussidi dello Stato e un bilancio in attivo) non è stata soltanto una metafora: in pochi giorni la stampa internazionale ha commentato negativamente. Il quotidiano parigino Le Figaro ha dedicato ad esempio due giorni fa un ampio articolo alla vicenda, ricordando «la decisione considerata “grave” e “incomprensibile” del sindaco di estrema destra Luigi Brugnaro, di prorogare per altri tre mesi la chiusura dei suoi 
musei, ha mobilitato centinaia di personalità attraverso una petizione».
 
La petizione.
Per la riapertura è stata infatti lanciata una petizione firmata da centinaia di veneziani e intellettuali italiani e stranieri rilanciata dalla testata online Ytali. 
In essa si legge: «Saltano agli occhi i gravi difetti della struttura della Fondazione Musei dove un patrimonio immenso di carattere pubblico rischia di venire gestito in forma privatistica, con gli stessi criteri di un’azienda qualsiasi.
Oltretutto, l’atto di forza compiuto dal sindaco offende il principio fondamentale contenuto nella Convenzione firmata nel 2008 tra il Comune di Venezia e la Fondazione Musei civici di Venezia. Esattamente lì dove si dice (Articolo 7) che la Convenzione sottoscritta regola i rapporti tra i due soggetti firmatari “per quanto riguarda le modalità di gestione, fruizione e valorizzazione dei Musei civici veneziani”. Dove per valorizzazione s’intende “ogni attività diretta a migliorare le condizioni di conoscenza e conservazione dei beni culturali e a incrementarne la fruizione”. Principi e parole che vengono cancellate dalla “serrata” pretesa dal Comune di Venezia, in tutta evidenza indirizzata in direzione opposta al miglioramento delle condizioni di conoscenza del patrimonio storico, artistico, culturale di Venezia».
 
Il sindaco.
Luigi Brugnaro ha fatto sapere di non voler recedere, spiegando la sua scelta con la volontà di mantenere florida la Fondazione «perché - ha spiegato - ora mancano i turisti, e se mancano i tuisti aprire i musei è inutile».
Rispondendo ai firmatari della petizione Brugnaro ha notato che: «La Biennale è saltata, il museo M9 di Mestre è chiuso ma non ho visto petizioni». Aggiungendo che: «Troppo comodo spendere e spandere e poi paga Pantalone, così hanno spolpato Venezia e l’Italia» e assicurando infine: «Io salvo posti di lavoro, poi se sarà possibile riapriamo anche domani».
 
 
La risposta.
Una risposta che però, secondo gli ideatori della petizione, “lascia senza parole”. Nel documento si legge: «Qui non è questione di polemica politica, qui è in ballo il futuro culturale della città, una città che – occorre ricordarlo? – dovrà investire molto nei prossimi mesi se vorrà imboccare una strada diversa da quelle già note, mettendo la cultura al primo posto. Quante volte da mesi abbiamo sentito dire che sarebbe finalmente il caso di abbandonare quella monocultura turistica che già tanti danni ha prodotto? E allora, non sarebbe il caso di coinvolgere tutta la comunità dei veneziani interessati a progettare il nostro futuro? Forse che gli industriali, i commercianti, gli albergatori non sono sensibili al destino dei musei? E le università, le biblioteche, le grandi istituzioni veneziane, le chiamiamo al tavolo del futuro oppure no?
Allora, senza polemiche, l’invito al sindaco è: torni per favore sulle sue decisioni, avvii una discussione aperta, consulti chi pensa di avere idee sulla questione Musei. Esattamente cent’anni fa il Palazzo Reale fu consegnato alla città per consentire nel 1922 l’apertura del grande museo Correr. La chiusura di tutte le collezioni sarebbe uno strano modo di celebrare questa data fondamentale per la storia delle raccolte veneziane».
 
Le Galleria dell'Accademia
 
I musei statali.
Mentre il Comune chiude lo Stato però riapre i suoi musei, anche quelli veneziani, come ad esempio le Gallerie dell’Accademia: si preparano a riaprire appena possibile (anche se non certo il 15 per ragioni organizzative) a meno di diverse, nuove disposizioni del Governo. Già emessa infatti dal direttore generale Musei del Ministero dei Beni culturali, Massimo Osama, la circolare inviata a tutti i poli e le direzioni museali. Ricordando la sospensione dell’apertura al pubblico di mostre e musei prevista appunto fino al 15 gennaio in base al decreto governativo del tre dicembre scorso, Osama invita i responsabili dei musei statali «a predisporre la riapertura di istituti, parchi, aree archeologiche e musei per tale data. A tal fine, si prega di segnalare quali luoghi della cultura non saranno in grado di riaprire, indicando la criticità». I direttori dovranno cioè motivare in modo puntuale eventuali ritardi.
 
Il Touring.
"Un messaggio negativo per il paese e per il mondo". Anche il Touring Club Italiano prende posizione contro la decisione annunciata dal sindaco di Venezia Luigi Brugnaro di rimandare almeno fino ad aprile la riapertura dei musei civici e lancia un appello al sindaco perché ci ripensi. Una decisione, scrive il Touring in una nota, che negherebbe "la possibilità a chi potrebbe di aver accesso, in sicurezza e con tutte le precauzioni del caso, a un patrimonio culturale che non può essere pensato come riservato solo ai turisti e che attrae ogni anno più di due milioni di visitatori, di cui circa un quarto italiani".
Un atto, sottolinea il presidente Franco Iseppi, "che al di là delle ragioni pratiche di contenimento dei costi rischia di assumere una portata e un significato molto più ampio, proprio perché si tratta di Venezia, mandando un messaggio negativo al resto del Paese e al mondo secondo cui l'offerta di cultura è possibile solo se sostenuta da un turismo dei grandi numeri e non costituisce un valore da promuovere come tale. Per questo chiediamo al sindaco Brugnaro di tornare sulla sua decisione".
 
 
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