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Flor: «Chi non vuole il vaccino anti-Covid lo dovrà motivare». Già inviate 220mila dosi

Luciano Flor

Si accorcia di una settimana la durata della prima fase. Protocollo con le case di riposo per il consenso degli anziani 

VENEZIA. Luciano Flor entra in cabina di regia con i pieni poteri per vincere la sfida dei vaccini e fa capire che la strada scelta è molto pratica e veloce: si dà per acquisito il consenso tacito.

In altre parole le Usl avvieranno con una mail la convocazione delle persone con priorità per la fase 1, mentre chi rifiuta il vaccino lo dovrà motivare in forma scritta. Lo stesso iter proseguirà fino a settembre, con il calendario di prenotazione già concordato con il personale che dovrà poi iniettare le dosi ad almeno 3 o 4 milioni di veneti.

E se Confindustria con Enrico Carraro invoca una legge per imporre l’obbligo universale, da Flor arriva una risposta netta: «Sui diritti della persona non abbiamo voce in capitolo, è materia del Parlamento o del governo. Ma sono convinto che appena avremo immunizzato gli over settanta, il tasso di mortalità si abbasserà notevolmente», spiega il segretario generale della sanità.


Da Roma arriva una notizia inaspettata: i vaccini Pfizer-Biontech salgono da 185 mila a 222 mila perché nel flacone si ricavano sei dosi e non cinque come aveva comunicato Arcuri. Ciò consente di abbattere in maniera significativa i tempi di per la copertura delle categorie fase 1. Insomma si potrà chiudere entro metà gennaio. I primi 44 mila flaconi sono stati consegnati ieri all’ospedale di Padova che li ha poi distribuiti alle Usl di tutto il Veneto: si tratta di briciole ma il piano marcia spedito, con le mail di convocazione già battute dallo staff delle Usl.

Si parte con il personale sanitario, priorità assoluta ai reparti di Malattie infettive, alle case di riposo e ai centri per i disabili. La prima tornata si concluderà in fretta, dal 18 gennaio scatteranno i richiami per la seconda dose. Problemi burocratici nelle Rsa perché molto anziani sono assistiti dagli amministratori di sostegno che vanno coinvolti nel processo decisionale e i tempi burocratici rischiano di prolungarsi.

Francesca Russo ha diffuso una circolare in cui invita i direttori delle Rsa a comunicare alle Usl l’eventuale lista degli ospiti che rinunciano al vaccino Covid, non basta dire di no a voce. Ci vuole una lettera con tanto di firma. Proprio per mettere al riparo le strutture dai grattacapi giudiziari legati al tasso di contagio molto elevato. Il vaccino può bloccare la diffusione della pandemia e il Veneto si augura che si risolvano in fretta i problemi nati con Astrazeneca che sta ritardando la fornitura di 40 milioni di dosi acquistate dall’Italia.

«Siamo nelle mani del commissario Arcuri», dice Flor. Sul fronte della pandemia, conforta la flessione dei contagi da alcuni giorni scesi da 5 a 2.900-3 mila al giorno.

Ciò significa che il distanziamento da zona rossa produce i suoi effetti positivi, anche se ci sono 1.777 malati sintomatici curati a domicilio, cui vanno aggiunti altri 58.114 positivi. Si tratta di persone che lamentano febbre, dolori muscolari e perdita di olfatto seguite dai medici delle Usca: quando le loro condizioni si aggravano entrano in ospedale. Chi guarisce torna a casa dopo 10-15 giorni, ma tanti finiscono in rianimazione se l’infezione si aggrava a polmonite bilaterale. La riabilitazione è molto lunga, mesi e mesi di cure nei reparti speciali di fisioterapia per tornare a camminare e salire le scale senza patemi. —


 

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