La Ciara Stea in Veneto vince il virus tra precauzione e tradizione

Le iniziative delle parrocchie. Canti registrati, offerte a distanza, uscite anticipate: ecco le regole anti-Covid che permettono di mantenere viva l’antica usanza natalizia dell’Avvento

PADOVA.

L’aerosol a rischio Covid? No no, ci pensano le casse. Il coprifuoco delle 22? Nessun problema, si parte presto. Lo scambio di doni e offerte? Assolutamente sicuro: un bastone per la questua a distanza e una pinza prensile per distribuire angioletti e caramelle. In quest’Avvento il Covid-19 ha già tolto la messa di mezzanotte, il Veglione con i parenti, la cioccolata calda in piazza e persino la tombola e lo scambio di doni con gli amici a Santo Stefano. La “Ciara Stea”, invece, resiste. Lo zoccolo duro della tradizione veneta vuole comunque riempire questi giorni che portano al Natale, ovviamente rispettando tutte le regole per tenere alla larga il virus e per azzerare il rischio di contagio.




La “Ciara Stea”, o “Chiara Stella” che dir si voglia, è un punto fermo delle festività natalizie padovane: un gruppo di musici e cantori, quasi sempre legati ad una parrocchia, attraversa le vie del paese intonando i canti tipici della tradizione - da “Semo qua con la gran stea” fino ad “Astro del ciel” - e si fermano casa per casa augurando buon Natale alle famiglie.

Che ricambiano con un’offerta, qualche dolce e spesso pure con cioccolata calda o vin brulé per ricaricare i volontari costretti a camminare e cantare nel gelo. Assembramento, contatti, aerosol, spostamenti oltre il coprifuoco: a guardar bene, la “Ciara Stea” pare proprio il modo migliore per agevolare la diffusione del virus e sfidare dpcm e ordinanze.

La Ciara Stea dell'Avvento in Veneto vince anche la paura del virus

Non a caso, la maggioranza delle parrocchie padovane ha deciso di “congelare” la tradizione: in tre quarti dei bollettini parrocchiali non compare riferimento all’antica usanza. «Quest’anno per l’epidemia che ci costringe a non stare vicini, a non cantare e suonare, non ci sarà la “Ciara Stea”» spiegano ad esempio in città dalla parrocchia di Camin e Granze «Vogliamo lo stesso far arrivare a tutte le famiglie un augurio e un annuncio» . I “postini” volontari, in questo caso, in questi giorni stanno consegnando casa per casa delle immagini di santi e un piccolo lumino da accendere tra il 24 e il 25 dicembre.



Eppure c’è chi fa di più. Il gruppo della parrocchia del Tresto, a Ospedaletto Euganeo, ha sostituito il canto dal vivo a quello registrato: «Passiamo per le vie assicurando canti e musiche con delle casse stereo, caricate su un furgoncino» spiega Martina Rosin, una delle volontarie «Lo facciamo per due motivi: per evitare la dispersione di aerosol ma anche perché con le mascherine non esce propriamente un bel suono».

I cantori si spostano a distanza di un metro, «eccetto genitori e figli che essendo congiunti possono stare vicini».

La “Ciara Stea”, si sa, passa anche a ora tarda e molte famiglie restano in attesa con i bimbi affacciati alla finestra: «Quest’anno però c’è il coprifuoco. Partiamo dunque prima degli altri anni, alle 19: un’igienizzata di gruppo e via, per riuscire a terminare il giro prima delle 22». Sottolineano dal Tresto: «Abbiamo notato che il numero delle persone che ci aprono è maggiore degli altri anni, in particolare tra gli anziani: la distanza di questi tempi, evidentemente, ha fatto crescere il bisogno di contatto». Quello fisico va ancora scongiurato e i volontari lo sanno bene, ma quello emotivo in queste sere scalda davvero il cuore.



A Merlara e Minotte, sempre nella Bassa padovana, don Lorenzo Trevisan ha fatto registrare i tradizionali canti al coro della parrocchia: anche qui due altoparlanti diffondono le note natalizie da un’Ape rigorosamente rossa, e non potrebbe essere altrimenti visto che alla guida c’è nientemeno che Babbo Natale. Dietro seguono 5-6 volontari, che anche in questo caso non cantano ma si limitano a raccogliere le offerte dalle famiglie.

E pure qui lo scrupolo è massimo: «Utilizziamo un bastone per recuperare i soldi a distanza, come quelli che si vedevano nelle chiese di tanti anni fa» spiega don Lorenzo «Per distribuire i nostri doni, invece, ci serviamo di una pinza prensile così evitiamo qualsiasi tipo di contatto e manteniamo la distanza». Sottolinea il sacerdote: «Penso che questi siano davvero giorni in cui è un dovere trasmettere il messaggio del Natale. Crediamo che si possa farlo, senza mai trascurare la massima prevenzione».



La parrocchia di Sant’Andrea di Anguillara Veneta fa un ulteriore passo indietro: anche qui stella luminosa e trombe viaggiano su un camioncino, «ma non ci fermiamo casa per casa, per non favorire i contatti. Chi lo desidera, può ascoltare senza avvicinarsi troppo. Meglio che niente!». Nel marasma di tristi notizie dettate dal Covid-19, la buona novella resiste. —

 

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