Zaia: "Picco Covid è in ritardo, parametri buoni ma tremila ricoverati fanno paura"

"Il Dpcm cosa prevede? Non è importante: pensiamo a non fare assembramenti se no ci ritroviamo in zona rossa"

MARGHERA. Due milioni e 800mila tamponi, poco più di un milione i test rapidi, fatti finora. 47 mila esami nelle ultime 24 ore individuando 150 mila positivi, di cui 68 mila 792 ancora contagiosi, si cui 2.782 trovati nelle ultime 24 ore.
I ricoverati totali sono 3.094, di questi in terapia intensiva ce ne sono 340. I ricoveri ordinari sono il doppio. Altri 69 i morti, 116 i dimessi.
“Qualche timido segnale c’è. Ma se pensiamo che abiamo superati il 30% delle terapie intensive, siamo 700 unità ricoverate in più rispetto a marzo. Su 100 cittadini che entrano in nel tracciamento dei contagi, 85 viene tracciato, quando in giro il massimo è il 60%. I negativizzati sono tantissimi: 14 mila. Abbiamo inserito i dati e il numero è davvero alto”.
 
L’incremento dei guariti, osservato nella reportistica della mattina del 2 dicembre, è conseguenza di un allineamento dello stato di guarigione di molti soggetti regolarmente presi in carico dagli uffici competenti delle Aziende Ulss e regolarmente informati della fine del loro periodo di isolamento a cui mancavano, a livello informatico, l’inserimento di alcuni parametri per l’automatizzazione del riconoscimento dello loro stato clinico.
 
Tale disallineamento, emerso durante le consuete attività di monitoraggio della qualità e completezza del dato, era legato al forte aumento dei casi da gestire dagli operatori sanitari in concomitanza all'aumento della curva epidemica e alla necessità di aggiornare gli applicativi con le informazioni necessarie al calcolo automatico del “guarito” anche a seguito dell'aggiornamento della definizione di guarigione/negativizzazione (Circolare Ministeriale del 12 ottobre). E’ stata effettuata quindi , nei giorni scorsi, un’analisi dettagliata di tutte le basi dati interessate, che ha permesso di individuare e aggiornare puntualmente lo stato di guarigione dei soggetti coinvolti in questo disallineamento. Tale attività è stata completata per sette Aziende ULSS, sono in corso ulteriori approfondimenti da parte delle restanti Aziende ULSS.
 
Fattori.
“Siamo in ritardo di due settimane rispetto al boom di Piemonte, Lombardia, Liguria e Toscana. La cosa strana è che dall’inizio abbiamo avuto la parte montana più colpita, non quella metropolitana. Se però continuiamo a favorire gli assembramenti non reggiamo. Su 3 mila contagiati al giorno, 10 persone finiscono in terapia intensiva. Se la sanità va in crisi, non risponderà più a nessuno”.
"I parametri sono in linea, ma noi vneti dobbiamo ragionare su uno scenario da zona rossa. Tremila ricoverati sono tanti. Ma ripeto, ad oggi i parametri sono buoni: solo le terapie intensive sono sopra il 30%: in particolare 30,8. Poi sarà il Comitato tecnico scientifico a esaminarci".
 
FOCUS
Dpcm
Nessuna novità, leggiamo di questo dibattito. Ma sia chiaro che prima di tutto iene la salute. Se qualcuno deve fare un sacrificio per questo dev’essere ristorato. Ma non abbiamo notizie su questo Dpcm che va approvato entro le 24 del 3 dicembre. Ma se il problema è l’assembramento vogliamo capire come verrà affrontato il problema delle piste di sci.
Il presidente dell’Emilia Bonacini sta premendo per una bozza? L’abbiamo già chiesta l’altra sera. Spero arrivi, ma il dibattito su ristoranti il giorno di Natale e ricongiungimenti sono alla base del dibattito del governo. Per il resto si sa che palestre e piscine resteranno chiuse. Si parte dalla “zona gialla”. Quindi bar e ristoranti chiusi alle 18, divieto assembramenti e chiusure domenicali.
 
Linee guida
“Occhio che i ristoranti hanno investito molto sulle linee guida. Ma c’è anche il problema delle piste sciistiche. Chiudere tutto, lasciare aperto ai residenti, chiudere gli impianti e lasciare gli hotel, oppure ampliare alle seconde case. Ecco le alternative”.
 
Speranza.
Il ministro della Sanità ha confermato l’impianto dei tre colori per le regioni e di voler bloccare gli spostamenti tra comuni a Natale, 26 e 31.
“A me risulta che il divieto agli spostamenti vanno ancora formalizzati.
 
Vaccini
Siamo pronti per la campagna vaccinale. Arriverà a gennaio con Covid, influenza e quindi la più grande campagna vaccinale della storia. Obblighi? Ripero no, ma tutti avremo un passaporto sanitario, tutti. Quindi sarà una campagna volontaria, ma ci sarà la necessità sociale di essere stati vaccinati, perché molti paesi chiederanno la vaccinazione. Per quanto riguarda l’Europa, non ci stiamo facendo una bella figura. La Gran Bretagna sta già vaccinando, noi no. Perché?
Noi pssiamo già anticiparlo dal punto di vista logistico, anche con la catena del freddo (devono essere a -80 gradi). Non vedo l’ora arrivi sto vaccino, sta diventando un’agonia. Non abbiamo più libertà di prima: pesa psicologicamente sulla gente. Finiremo di vaccinare entro l’estate se avremo già tutti i vaccini, ma non credo. Prima ci vuole la certificazione europea Ema, ma c’è già quella americana. Fidiamoci di quella. Oh no? I cinesi stanno vaccinando in mezzo mondo, Noi europei siamo buoni ultimi. Certo l’Astra Zeneca, quello italiano, è migliore, costa meno di tutti, è più maneggevole e copre il 95% dei casi. Noi siamo pronti: siamo già alla ricerca delle siringhe.
 
Il Recovery fund.
“Fatti i compiti per casa, fatto il recovery plan per 24 miliardi sui 209 a livello nazionale. Noi abbiamo fatto progetti per piani cantierabili. Ci vuole principio federalista: capacità dispesa e investimenti compatibili. Ma è un treno che passa una volta nella vita, vanno usati per creare lavoro, opeere pubbliche ed economia. Noi solo opere già cantierabili. E l’abbiamo pronto da due mesi.
 
FOCUS.
 
Terapie intensive.
La domanda aleggia nell’aria. Il Veneto ha detto che i posti di rianimazioni sono mille, c’è chi dice di meno. Ma abbiamo davvero il personale sufficiente per farle funzionare? “Arrivare a mille arriviamo tirati come una corda di violino. Vuol dire polarizzare tutti gli ospedali per le terapie intensive. Non vogliamo arrivarci, ma vogliamo essere pronti a tutto. Nella quinta fase (dai 2.500 ricoverati a 6mila), come si affronte l’occupazione graduale nei letti? Bene, abbiamo un piano, e lo depositeremo a giorni. Sarebbe un assetto di guerra totale”.
 

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