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La app Zero Covid Veneto pronta a decollare con la scommessa dei test fai da te

Il presidente della Regione: siamo a un passo dal traguardo. I dubbi dei medici di famiglia: vogliono essere coinvolti 

PADOVA. Che fine ha fatto la app Zero Covid Veneto? «Siamo in dirittura d’arrivo, tra qualche giorno verrà presentata. Si tratta di una novità assoluta per il biotracciamento. Non solo della pandemia da coronavirus, nulla a che vedere con Immuni» ha spiegato Luca Zaia nel consueto tg web.

Per mettere fine a tutte le polemiche di chi lo ha accusato di aver boicottato il sistema di monitoraggio lanciato dalla ministra Paola Pisano, il presidente si è affidato a una metafora molto concreta: è come se la app Immuni offrisse le mappe delle strade, mentre Zero Covid consente di leggere quelle dei sentieri di montagna.

A palazzo Ferro Fini sono ancora in attesa di capire come funzionerà nel concreto il sistema di biotracciamento che spalanca le porte alla telemedicina: ti misuri la pressione a casa, inserisci i valori sulla app e il medico ti assiste via web: sarà davvero così? L’assessore Manuela Lanzarin, dopo aver superato gli ostacoli del garante della privacy sull’utilizzo dei dati sanitari di cinque milioni di veneti, ha assicurato che in commissione illustrerà nei dettagli la grande novità tecnologica e a palazzo Ferro Fini sono convinti che il traguardo verrà tagliato entro Natale.


Tra qualche settimana infatti dovrebbe concludersi la sperimentazione dei test rapidi “fai da te” avviata da Rigoli, poi il trial finirà sul tavolo dell’Istituto superiore di sanità per l’esame finale e l’autorizzazione. L’America li ha già messi in vendita nelle farmacie da mesi, in Italia c’è stata la corsa alla certificazione di start up decise a giocare la grande scommessa del test fai da te.

I dubbi dei medici sono legati al tracciamento del tampone e la grande scommessa tecnologica sta proprio nella capacità di inserirne l’esito sulla app Zero Covid. Quale soluzione verrà escogitata per evitare le manipolazioni? Nel Lazio i farmacisti hanno alzato un muro: sono loro a fare i tamponi rapidi, a inserire il referto e a rilasciare i certificati ai cittadini.

A tirare il freno in Veneto sono i medici di base, che dopo aver accettato di effettuare i tamponi nei loro ambulatori cercano di capire quali ricadute avrà la app Zero Covid nel rapporto diretto con i malati.

Le richieste di chiarimenti arrivano da due fronti: oggi si riunisce la quinta commissione guidata da Sonia Brescacin e il tema sarà certamente sollevato dai consiglieri di minoranza, che in aula si sono astenuti proprio perché nella legge depositata in aula non si spiegano le modalità operative.

Alle 15, il dottor Gianluigi Masullo che svolge protempore le funzioni del Dg dopo l’uscita di scena di Domenico Mantoan, ha convocato Cgil Cisl e Uil, Cida e Federdirigenti per discutere il nuovo piano triennale di assunzione del personale negli ospedali e l’adeguamento dei fondi contrattuali. Poi verrà presentato Mauro Bonin, neodirettore delle risorse strumentali.

«Prima o poi ci auguriamo di essere messi al corrente delle finalità e dell’utilizzo della app Zero Covid», spiega Adriano Benazzato. «Non ne sappiamo nulla, non siamo mai stati consultati, attendiamo la convocazione della Regione per oggi pomeriggio su altre questioni», conclude il segretario di Anaao-Assomed. L’unico dirigente che sa rispondere ai dubbi si chiama Lorenzo Gubian, che ha guidato il sistema informatico di Azienda Zero, prima di trasferirsi a Milano: Fontana l’ha nominato direttore generale di Aria Spa, la centrale unica degli acquisti della Regione Lombardia. Il suo progetto non è finito in un cassetto e Zaia è convinto di essere a un passo dal traguardo: quando lo taglierà? —


 

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