La carica dei 5.200 al concorso per 190 posti di infermiere per la sanità del Veneto

Martedì 24 novembre primi due turni delle prove con oltre 800 partecipanti ciascuno: cercano stabilità, garanzie e stipendi più alti

PADOVA. Infreddoliti ma speranzosi. Più che un lavoro cercano stabilità, maggiori garanzie e qualche denaro in più. Sono sparpagliati nel piazzale della Kioene Arena, dispersi in mezzo al parcheggio fin dalle prime luci di una gelida mattina, in attesa che aprano gli otto varchi di accesso: la convocazione è fissata per le 8.30.

Padova, a centinaia al concorso per infermieri: ecco i ragazzi pronti a lottare


Al primo turno – in tutto saranno sei divisi in tre giorni secondo l’ordine alfabetico – sono convocati oltre 850 infermieri; le candidature sono complessivamente 5.256 per 190 posti in tutto il Veneto: per la stragrande maggioranza di loro, va da sé, le speranze di “passare” sono praticamente inesistenti. Basti pensare che a Padova, per l’Azienda Ospedale Università c’è un solo posto disponibile, lo stesso vale per l’Usl 6 Euganea, mentre per lo Iov sono 5. Per l’Usl 1 Dolomiti i posti sono 10, per la Marca Trevigiana uno, per la Serenissima 60; 10 per il Veneto Orientale, 7 per l’Usl Polesana, 10 per quella Pedemontana, 40 per la Berica, 44 per la Scaligera e uno per l’A.O. Universitaria Integrata Verona. Ma, una volta tanto, più che vincere quel che conta è partecipare, perché significa entrare in graduatoria e aspettare di essere chiamati. Quasi tutti i concorrenti, infatti, hanno un impiego, quel che cercano è un gancio per migliorare la loro condizione lavorativa. Sono soprattutto infermieri assunti da privati o cooperative che lavorano nelle cliniche convenzionate o nelle case di riposo. E da quella visuale, un impiego pubblico rappresenta ancora un punto di approdo. Del resto, il Covid ha scoperchiato un problema strutturale, di carenza assoluta di operatori e di velocità diverse sul fronte di garanzie e retribuzioni e ora la sanità è lanciata alla rincorsa delle nuove necessità.

Per alcuni candidati c’è la prospettiva di fare un passo in più verso la trincea: in fondo, come dice Massimo «un infermiere è coraggioso per definizione». Va da sé che chiunque di loro ha già lavorato con il Covid, in alcuni casi si tratta di infermiere giovanissime, chiamate in prima linea a tempo determinato per far fronte proprio all’emergenza ma, come nel caso di Veronica e Francesca, è bastata una manciata di giorni per capire che quella era la strada giusta e ora non la vogliono lasciare. Altri, dopo anni di esperienza maturata in una specialità sono stati costretti a reinventarsi, ma ogni volta che si crea l’occasione provano a imboccare di nuovo la strada del primo sogno, saltando di qua e di là alla ricerca di un abito il più possibile sartoriale. Parlando con loro si scopre che gli infermieri sono flessibili e durante la loro carriera non sono rari quelli che cambiano più volte casacca, non solo per necessità. C’è chi, forte di una professionalità di lunga data e un impiego a tempo indeterminato, vuole rimettersi in gioco, alla ricerca di nuovi stimoli, come Antonio, che a più di 50 anni intende spostare l’asticella un po’ più vicina alla prima linea. Mentre Massimo sostiene di sfruttare l’occasione per mettersi alla prova, misurando le proprie capacità. In attesa di dimostrare il proprio valore parlano di lavoro, esperienze passate e recenti - «sai chi è morto? Ti ricordi quella signora simpatica?», capita di sentire - perché non è raro trovare capannelli di colleghi. Nella folla che si va radunando, spunta anche qualche valigia: anche in epoca Covid il Veneto rimane comunque una risorsa da esplorare: qualcuno è partito da lontano, trovando ogni escamotage per sfuggire alla zona rossa, qualcun altro ha percorso meno strada, accompagnato dal fidanzato o dalla sorella rimasti in attesa all’esterno con l’amato cane a fare da mascotte. Un po’ di pet therapy, prima che aprano i cancelli. Succede alle 8.40 e improvvisamente il distanziamento garantito dai grandi spazi salta come un tappo a Capodanno mentre gli operatori di Azienda Zero invocano il ritorno alle distanze di sicurezza controllano autocertificazione, identità e temperatura. Oggi replica: altro giorno, stesso sogno. —

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