Il femminicidio nel Padovano si poteva evitare: ecco perché

Tutte le frasi dette dal marito assassino nelle ultime settimane e riferite nelle denunce fatte dalla vittima ai carabinieri e da questi riportate alla Procura. Parole che oggi fanno venire i brividi

La morte violenta di Aycha El Abioui ha drammaticamente i contorni di una tragedia annunciata. Lo scorso 5 ottobre la donna, 30 anni e madre di tre figli (il più grande di soli 9 anni), si era presentata alla stazione dei carabinieri di Cadoneghe. La donna era entrata in caserma alle 9.08, subito dopo aver accompagnato i figli a scuola.

«Non voglio più tornare assieme a mio marito perché mi sento mancare l’aria e dopo dodici anni vorrei libertà», era la conclusione della querela per maltrattamenti mossa nei confronti del marito Jennati Abdefettah, 39 anni. L’uomo che questa notte l’ha uccisa.

Il marito l’aveva chiaramente minacciata di morte due mesi fa. Una minaccia precisa che, letta oggi, fa venire i brividi: «Ti voglio infilare un coltello nella schiena mentre dormi», è la pesante dichiarazione mossa dall’uomo verso la moglie, riferita dalla stessa ai militari. Una brutale anticipazione di quello che effettivamente è successo.

Abdefettah, lo scorso 28 settembre, aveva accusato Aycha di avere una relazione extraconiugale. La gelosia è così morbosa da accusare la 30enne che quella gravidanza – per cui qualche settimana fa è arrivato un aborto in quanto gravidanza a rischio – era la conseguenza di un tradimento.

L’1 ottobre Abdefettah era stato ben più preciso, sostenendo che il giorno prima qualcuno era entrato nella loro casa di via Piave e con quest’uomo lei si era sfogata. Il 39enne aveva persino la registrazione di quello sfogo, evidentemente intercettata grazie a un registratore installato nell’appartamento dallo stesso uomo.

«Ti volevo infilare un coltello nella schiena mentre dormi, ma non l’ho fatto perché ho pensato ai nostri figli», le avrebbe detto dopo quell’accusa.

Il 4 ottobre sono gli stessi figli a fornire l’ennesimo elemento di stress alla madre: i bimbi denunciano a Aycha di aver visto papà intento ad installare una telecamera sul lampadario. Mostrano alla madre anche la scatola dell’apparecchio.

E’ la goccia che fa traboccare il vaso. Aycha decide di denunciare tutto ai carabinieri, che raccolgono i timori della donna. Vengono ascoltati anche i parenti della donna, che vivono in Sicilia e che dicono di conoscere la gelosia del coniuge di Aycha ma di non essere al corrente di altre situazioni.

I carabinieri girano la segnalazione all’autorità giudiziaria, chiedendo di valutare provvedimenti restrittivi verso l’uomo. Non essendoci episodi di violenza, sentita anche la donna, la Procura derubrica la denuncia in minacce. Non arriva, dunque, alcun provvedimento restrittivo.

Aycha dopo quella denuncia si trasferisce da un’amica, in paese, e ci rimane più di qualche giorno. Dopo un lungo tira e molla, Abdefettah riesce a convincere la moglie a ritornare a casa.

La stessa Aycha ritira la denuncia: «E’ un buon padre e i bambini chiedono di lui», spiega lei al ritiro della querela.

Per cui, tuttavia, si procede d’ufficio. In questi ultimi due mesi Aycha entra anche in contatto con il Centro Veneto Progetto Donna, che la mette in attesa per un alloggio protetto. Nulla serve a salvare la vita di questa donna.

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