Da gennaio vaccini per 1,8 milioni di veneti e Zaia proroga la “stretta” fino al 3 dicembre

«Lievi segnali di rallentamento dell’epidemia ma Venezia, Vicenza e Verona registrano ancora un aumento dei ricoveri»

VENEZIA. Timidi appigli. «Da qualche giorno la curva dei ricoveri sta rallentando ma è soltanto un segnale, attendiamo che si consolidi, tanto più che Verona, Vicenza e Venezia registrano ancora un trend crescente nelle degenze. Se non applichiamo in modo ossessivo le regole di sicurezza, è inutile chiedersi cosa faremo a Natale, finirà che ci ingrasseremo mangiando il panettone da soli, a casa».

Parole di Luca Zaia, che alterna la carota del pranzo in famiglia al bastone delle restrizioni: «Prorogherò al 3 dicembre l’ordinanza regionale, i divieti saranno confermati con qualche aggiustamento, penso a un accesso agevolato alle biblioteche, se alle 6 di sera chiude tutto, almeno sia possibile prendere un libro in prestito».

È la risposta all’Istituto superiore di sanità che conferma il Veneto in fascia gialla ma lo mantiene “sotto osservazione” sollecitando norme più stringenti? «È un gesto di responsabilità e di rispetto verso i malati, le persone fragili e gli operatori della sanità che rischiano la salute per curare i pazienti. La minaccia non arriva dall’Iss, che fa il suo dovere, ma dal Covid. A me non piace l’indicatore giallo, evoca il sole e la luce, quasi il pericolo fosse cessato.

È vero il contrario, ci troviamo semmai in una zona grigia dove tutto può ancora accadere». Ma qual è davvero l’andamento del coronavirus? «L’indice di contagio Rt ha iniziato a flettere il 20-21 ottobre e ora si colloca a 1,16 rispetto alla media nazionale dell’1,18», replica Giampaolo Bottacin, il coriaceo assessore-ingegnere che sovrintende all’algoritmo previsionale dell’unità di crisi; «Ciò significa che l’epidemia non si è stabilizzata; la dinamica espansiva prosegue, pur attenuata, e il picco di malati e decessi non è stato ancora raggiunto. Ricordo che nella prima ondata la fase di crescita fu molto rapida mentre quella di regressione durò il doppio, circa due mesi. Non siamo ancora fuori dal tunnel».

Nell’attesa si confida nel sistema ospedaliero con lo sguardo rivolto al sospirato vaccino: «Abbiamo raggiunto i 300 pazienti in terapia intensiva ma disponiamo di mille posti letto “reali” in rianimazione, l’ultima quota, 176, include quelli collocati nelle sale operatorie, attivabili entro 36 ore», puntualizza il governatore.

La campagna vaccinale? «Entro il 23 dicembre forniremo al commissario straordinario Arcuri il piano di distribuzione richiesto, a partire da gennaio attendiamo l’arrivo di 3,6 milioni di dosi, ogni vaccinazione include il richiamo e ne richiede due, copriranno un terzo del nostro fabbisogno potenziale. Sarà uno sforzo organizzativo imponente, che affronteremo secondo una visione industriale: servirà una catena del freddo speciale, li distribuiremo attraverso una rete di Vax Point concepiti secondo il circuito dei tamponi".

"Prevediamo assunzioni mirate per costituire le squadre dei vaccinatori e chiederemo anche la collaborazione della medicina privata. La copertura? Oltre a quello prodotto da Pfizer ne sono in arrivo altri, incluso quello italiano sperimentato a Verona. Stiamo compiendo una ricognizione Ulss per Ulss e abbiamo due veneti in ruoli chiave: il capo del nostro dipartimento Prevenzione, Francesca Russo, è entrata nel comitato strategico di Domenico Arcuri, mentre Giorgio Palù assumerà a giorni la presidenza dell’Agenzia nazionale del farmaco. È un virologo di valore internazionale, l’uomo giusto al posto giusto».



Ultimo capitolo. L’impegno dei medici di famiglia nella profilassi comincia a dare frutti: 40.074 i tamponi già eseguiti, 6.018 casi di positività accertati; sul versante pubblico, invece, si profila una proroga degli incarichi ai direttori generali delle Ulss («Siamo in trincea, meglio evitare scossoni») in scadenza a fine anno mentre il top manager destinato a succedere a Domenico Mantoan sarà selezionato, attraverso un avviso pubblico. Per allargare il parterre dei candidati, lo stipendio annuale lordo è stato elevato da 130 a 266 mila euro a fronte dei 158 mila (premio incluso) garantito ai direttori delle singole aziende sanitarie. C’è altro? La frecciata del campano Vincenzo De Luca, scettico circa l’efficacia dei test rapidi messi a punto a Treviso da Roberto Rigoli... «Ha da passà ’a nuttata, Napoli milionaria, Eduardo De Filippo... » è il commento allusivo alla vocazione teatrale del collega. E i sospirati ristori alle attività venete penalizzate dalle restrizioni? «Ho letto il testo del decreto governativo e non ci ho capito nulla, è pieno di riferimenti ad altre leggi, farò una telefonata al ministro Boccia per capire cosa succederà». —


 

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