Contagio via aria possibile in caso di assembramenti

Indagine condotta da Ca’ Foscari e Istituto di scienze polari del Cnr di Venezia La trasmissione all’aperto è molto bassa ma possibile nelle zone affollate

/ VENEZIA

L’aria, attraverso le goccioline respiratorie, e non solo il contatto (diretto o indiretto che sia), può essere veicolo di trasmissione del Covid? È difficile, se non nelle zone di assembramento. A sostenere questa tesi è un’indagine condotta da Ca’Foscari e dall’Istituto di scienze polari del Cnr di Venezia insieme al Cnr-Isac di Lecce e all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Puglia e della Basilicata. Oggetto dello studio sono state le particelle virali, raccolte in Veneto e in Puglia – a Mestre e a Lecce – a maggio, tra la fine del lockdown e la ripresa delle attività.


«Abbiamo preso in esame due città collocate in due parti del Paese caratterizzate da tassi di diffusione del Covid molto diversi nella prima fase della pandemia» spiega Daniele Contini, ricercatore Cnr-Isac. Ricordando che, in primavera, il Veneto ha raggiunto il picco di 10. 800 positivi il 16 aprile, mentre il massimo registrato in Puglia è stato di 2. 955 casi, il 3 maggio. Aggiunge Marianna Conte, ricercatrice Cnr-Isac, parlando della trasmissione “airborne” (così si chiama la trasmissione del virus attraverso l’aria): «Dipende da diverse variabili, come la concentrazione e la distribuzione delle particelle virali nell’atmosfera e dalle condizioni meteorologiche. Variabili che si diversificano a seconda che ci considerino ambienti all’aperto e al chiuso».

La potenziale presenza del virus all’interno dei campioni analizzati è stata determinata raccogliendo il particolato atmosferico di diverse dimensioni, dalla nanoparticelle al Pm10, e determinando la presenza del “celebre” Rna del Covid con tecniche di diagnostica di laboratorio avanzate. «Tutti i campioni raccolti nelle aree residenziali e urbane in entrambe le città sono risultati negativi e la probabilità di trasmissione aerea del contagio all’aperto, con esclusione delle zone molto affollate, appare molto bassa, quasi trascurabile. Negli assembramenti le concentrazioni possono aumentare localmente, così come i rischi dovuti ai contatti ravvicinati. Per questo è assolutamente necessario rispettare le norme anti assembramento anche all’aperto» i risultati spiegati da Contini. Chiaramente, nei luoghi al chiuso il pericolo aumenta. «Un rischio maggiore potrebbe esserci in ambienti chiusi scarsamente ventilati, dove le goccioline respiratorie più piccole possono rimanere in sospensione per tempi più lunghi e depositarsi sulle superfici» spiega Andrea Gambaro, docente a Ca’ Foscari. «Bisogna quindi mitigare il rischio attraverso la ventilazione periodica degli ambienti, l’igienizzazione delle mani e delle superfici e l’uso delle mascherine». Ma lo studio delle concentrazioni in alcuni ambienti di comunità, al chiuso, sarà oggetto di una seconda fase del progetto. —

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