Cantieri stradali in clamoroso ritardo Variante di San Vito pronta dopo i Mondiali

L’effetto Covid sulle competizioni sportive a Cortina non sarà del tutto negativo: senza la pressione del pubblico la rete viaria forse non collasserà 

l’ANALISI



Per un aspetto almeno gli ormai prossimi mondiali di sci a Cortina (febbraio 2021) possono ringraziare sommessamente il Covid 19: le misure di restrizione imposte dalla pandemia ridurranno drasticamente il numero di spettatori, il che inciderà in maniera positiva sull’intasata viabilità della zona. Dove i cantieri programmati, e a suo tempo annunciati con adeguati rulli di tamburo, risultano in pesante ritardo specie per quanto riguarda le quattro varianti critiche di Tai di Cadore, Valle, San Vito e Cortina. Proiettando un’ombra inquietante sulle Olimpiadi invernali del 2026, che si terranno in coabitazione tra la stessa Cortina e Milano.

«Sono interventi in vista del rilevante aumento dei flussi di traffico che si verificheranno nel 2021», annunciava solennemente l’allora presidente di Anas Gianni Vittorio Armani, presentando il piano dei lavori: era il 9 giugno 2017.

Lo stato dell’arte è ben diverso. Soltanto a fine luglio è arrivato il via libera definitiva per l’ultima variante, quella di San Vito, di poco meno di 5 chilometri; si tratta in tutto di una spesa (ovviamente lievitata nel frattempo) di 143 milioni, per un costo medio di oltre 30 milioni a chilometro: San Vito, nel cronoprogramma, avrebbe dovuto essere fruibile dal dicembre scorso. Invece rimarrà tutto in alto mare, e a lungo: prima di poter far partire operativamente i lavori, sulle quattro varianti ci sono da soddisfare 35 prescrizioni (11 per la sola San Vito), di cui 17 nei confronti del ministero dell’Ambiente, e 18 della Regione, sulle quali dovrà poi esprimersi la commissione nazionale attraverso la Via, valutazione di impatto ambientale. Il che significa che se tutto andrà senza intoppi, i cantieri apriranno nell’estate prossima, quando i mondiali 2021 saranno ampiamente conclusi. Con i relativi disagi per atleti, allenatori, tecnici, personale, giornalisti; e anche per un pubblico pur ridotto dal Covid. E con tutto quello che dovranno sciropparsi gli utenti normali negli anni fino al 2024, come già accade: ci sono giorni in cui per percorrere i 3 chilometri tra Acquabona e il centro di Cortina ci vuole un quarto d’ora abbondante…

Il tutto rientra nel piano stradale dell’Anas per l’accessibilità a Cortina 2021, come segnalano i molti cartelli lungo la statale di Alemagna, cominciando da quel calvario stradale che è diventato Longarone. I lavori finiranno nel 2024, annuncia il nuovo calendario: un paio d’anni prima delle celebrate Olimpiadi invernali. Sperando che stavolta le scadenze siano rispettate. Ma c’è anche una domanda che sorge spontanea, e che smorza un po’ l’aria da celebrazioni seriali per il doppio evento del 2021 e 2026: Cortina si è aggiudicata i Mondiali, dopo quattro bocciature secche di fila, solo per mancanza di concorrenti, e le Olimpiadi dopo che i principali contendenti si erano ritirati uno dietro l’altro, lasciando in campo la sola Stoccolma, dove l’entusiasmo non era certo alle stelle.

Anche la ripartizione delle gare non premia un gran che la perla delle Dolomiti: la cerimonia di apertura si terrà allo stadio milanese di San Siro, con una coda a Cortina; quella di chiusura avrà luogo all’Arena di Verona; le gare si terranno anche a Bormio, Tesero, Anterselva, Livigno, Baselga, Predazzo, e in tre apposite sedi milanesi; Cortina avrà solo la discesa femminile, il bob, il curling, lo skeleton. E meno male che si è ritirata Torino, dopo non poche polemiche. Viene da chiedersi: ci sarà un motivo se da tempo a questa parte prestigiose sedi rinunciano a correre sia per i Giochi estivi che per quelli invernali… —

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