Il Veneto con il lockdown ha perso 25 miliardi di euro

Il governo non ha stanziato fondi sufficienti per le regioni “area-gialla”, ma i ristori scattano solo in zona rossa e arancione   

VENEZIA. I numeri sono impietosi: 5,4 miliardi per rimborsare le 560 mila attività economiche penalizzate dal lockdown2 scattato a fine ottobre. 5-6 miliardi per tutt’Italia, quando la Cgia di Mestre calcola per il Veneto una perdita di 25 miliardi nel trimestre nero aprile-giugno.

Il governo ha già stanziato 100 miliardi ,altri 20 sono legati allo scostamento di bilancio con la speranza che Bruxelles cancelli davvero i debiti Covid a tutti i paesi Ue. Scommessa politica da vincere. Poche o tante che siano, le risorse del decreto Ristori-bis approvato dal consiglio dei ministri il 6 novembre, vanno divise con una gerarchia molto chiara in base ai codici Ateco: in primis le Regioni zona rossa, poi quelle zona arancione e infine le gialle. Il Veneto rischia di restare con un pugno di mosche perché la “Gialla Plus” inventata da Zaia non ha alcuna copertura legislativa, oltre che economica. Infatti non è prevista dal Dpmc di Conte che per la “zona gialla” ha previsto la chiusura di bar e ristoranti alle 18 e lo stop dei centri commerciali. Zaia invece lo scorso week end ha allargato il giro di vite alle medie strutture di vendita monomarca e anche ai piccoli negozi dei centri storici.

Le procedure di rimborso sono materia squisita per i commercialisti alle prese con i parametri dei rimborsi legati alle perdite di fatturato. Il confronto va fatto sul 2019, quindi chi è stato “generoso” nelle dichiarazioni dei redditi potrà godere di un rimborso decisamente superiore a quello di alcune categorie che denunciano redditi da fame, con utili di esercizio inferiori agli stipendi dei loro dipendenti.

Il nodo dei rimborsi per le aree gialle escluse dal decreto ristori è squisitamente politico e riguarda il Veneto e il Lazio, guidate da Zaia e Zingaretti. Il doge della Lega contende al premier Conte l’indice di fiducia degli italiani e non vuole restare a mani vuote, mentre il segretario del Pd dovrà far valere la sua autorevolezza con i ministri che lo rappresentano a Palazzo Chigi. Da questo pasticcio bisogna uscire in fretta ma tra Zaia e Zingaretti non c’è molto feeling perché il Veneto ha costruito l’alleanza con l’autonomista emiliano Bonaccini.

Per correre ai ripari i gruppi parlamentari hanno già depositato gli emendamenti. Antonio De Poli (Udc), ha proposto di cambiare la ratio dei ristori: i soldi vanno versati a tutte le aziende in base alla perduta di fatturato come in Germania. La divisione nelle 3 fasce non ha senso. Anche la senatrice Roberta Toffanin (FI) il 17 novembre ha presentato un emendamento al decreto Ristori che «prevede risarcimenti per le attività di quelle regioni, come il Veneto, che pur non essendo classificate in zona rossa o arancione subiscono limitazioni con ordinanze regionali». Verrà accolto dalla maggioranza? La battaglia in aula sarà lunga.

Il gruppo parlamentare di Forza Italia-Udc, dopo aver ribadito la netta contrarietà alla ratio del provvedimento, ha analizzato le modalità operative dei ristori. Così emerge che solo nelle “zone rosse” viene esteso il credito d’imposta cedibile al proprietario dell’immobile pari al 60% dell’affitto per ottobre, novembre e dicembre. E scatta anche la sospensione delle ritenute alla fonte e dei pagamenti IVA solo a novembre. Poi si cancella la seconda rata Imu, ovviamente alle imprese della “zona rossa”. Idem per i soggetti Isa che godranno della proroga al 30 aprile 2021 del pagamento della seconda o unica rata dell’acconto di Ires e Irap.

E le regioni colorate di giallo con il record dell’efficienza sanitaria ome Veneto e Lazio? Si devono consolare con la sospensione dei contributi previdenziali e assistenziali per novembre. Poca cosa . Ma l’ingiustizia pesa. —



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