Covid, l'Istituto superiore di sanità avverte: il Veneto è a un passo dalla zona arancione

L'ISS valuta il passaggio a misure più restrittive sulla base dell'ultimo monitoraggio anche per Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna e Campania

ROMA. Doccia fredda, per ora solo annunciata, per il Veneto che con Emilia Romagna, Campania e Friuli Venezia Giulia potrebbe lasciare il giallo per passare all'arancione, inteso come solore della zona di appartenenza nella classifica redatta per le restrizioni Covid

L'Istituto Superiore di sanità, secondo indiscrezioni raccolte dall'Ansa, sulla base dei dati dell'ultimo monitoraggio, ritiene opportuno che siano anticipare le misure più restrittive.

L'ultimo report indica le regioni entrate in scenario 4 a rischio moderato con alta probabilità di progressione. Tra queste il Veneto.

Per ora nessuna ordinanza del  ministro Speranza, ma un ultimatum alle quattro Regioni. «Il rischio lì è altò», ha detto il presidente dell'Istituto Superiore di Sanità Brusaferro. Soprattutto per l'impatto sulle terapie intensive. Alle quattro sorvegliate speciali si chiede di adottare di propria sponte misure più restrittive. E su questo stanno lavorando i rispettivi governatori.

La situazione si fa complicata. Il presidente della Regione, Luca Zaia, l'aveva minacciato, infuriato per gli assembramenti registrati anche nell'ultimo fine settimana.

Contagi in salita, ospedali sempre più sotto stress e così rischiano di saltare i parametri che hanno finora "salvato" il Veneto. Anche nella conferenza stampa quotidiana, svoltasi stamattina a Marghera, il governatore ha ripetuto l'appello al buon senso, chiudendo con l'amara constatazione. "Non c'è più quello spirito di comunità che avevamo la scorsa primavera".

Ora il rischio del nuovo giro di vite con chiusure più restrittive per tentare di argire l'avanzata del Covid.

«Mi sto accordando con le Regioni gialle confinanti», aveva annunciato stamattina Zaia, «per redigere ordinanze in linea sulle misure restrittive, non coercitive ma che vogliono fare in modo che il lavoro nella zona gialla possa essere d'aiuto agli operatori della sanità».

Aggiungendo: «Sarà un'ordinanza con buone pratiche per quanto possibile, per evitare che se qui chiudiamo i centri commerciali, al di là del confine con Friuli Venezia Giulia o Emilia-Romagna non ci sia un'isola di salvezza.  Sarà un'ordinanza su vari ambiti, anche qualche novità di senso civico».

Il bollettino nazionale di oggi fotografa un'emergenza sempre più difficile da gestire.

Ancora in forte crescita le terapie intensive, +122 oggi (ieri +100), per un totale di 2.971, mentre i ricoveri ordinari salgono di 997 unità (ieri 1.196), e arrivano a 28.633, a un passo dal record di 29mila segnato ad aprile, in piena prima ondata. La regione più colpita è sempre la Lombardia, che anzi oggi allarga il divario facendo segnare 10.955 casi, seguita da Piemonte (+3.659), Veneto (+2.763), Campania (+2.716), Lazio (+2.608) ed Emilia Romagna (2.430). Il totale dei casi dall’inizio dell’epidemia arriva a 995.463. In forte crescita il numero dei guariti, 17.334 (ieri 10.215), per un totale di 363.023. Il numero delle persone attualmente positive sale così di altre 16.776 unità, arrivando a 590.110. Di questi, sono in isolamento domiciliare 558.506 pazienti.

 

 

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