Coronavirus, in Veneto è guerra sui tamponi: da domani conteggiati anche quelli rapidi

Dal  10 novembre, senza parere del ministero della Salute, la Regione inserirà i test rapidi nel computo dei tamponi totali eseguiti, nel cosiddetto “dato tamponi” del bollettino. 

VENEZIA. Per il Veneto si apre un altro fronte legato a doppio filo con la questione tamponi rapidi. Prima l’annuncio choc di Crisanti, che ne ha denunciato la scarsa sensibilità; ora la stoccata nei confronti del ministero della Salute.
 
Da domani, 10 novembre, senza alcun parere di Roma, la Regione inserirà i test rapidi nel computo dei tamponi totali eseguiti, nel cosiddetto “dato tamponi” del bollettino. Perché? E’ presto detto. Aumentando il numero di tamponi processati si abbatte la percentuale del numero dei positivi.
 
Il Veneto li fa e quindi vuole che sia conteggiati, il ministero della Salute però non ha mai dato il via libera, chiedendo che vengano annoverati nel dato totale solo i tamponi molecolari.
 
 
Forse è il parametro di valutazione delle Regioni sul fronte emergenza Covid che sembra di più immediata comprensione: la percentuale del numero di positivi rilevati sul totale dei tamponi eseguiti. Un termometro efficace per capire quanto è diffuso il coronavirus in una determinata provincia. Matematica, quindi, non discutibile.
 
E invece, ovviamente, non è così. Il Veneto, nella persona del presidente della Regione Luca Zaia, ha deciso di forzare la mano. Da domani inserirà i tamponi rapidi (finiti al centro di un’aspra polemica sulla loro effettiva sensibilità) nel computo totale dei tamponi eseguiti.
 
Che significa? Qui ritorna la matematica: se si aumenta il denominatore (il numero di tamponi eseguiti), è ben comprensibile che la percentuale dei positivi si abbassa di molto. Di che numeri parliamo? Il Veneto esegue circa 30 mila tamponi al giorno, 20 mila molecolari e 10 mila rapidi. Ecco che l’affare tamponi rapidi, scoppiato con la denuncia del professor Andrea Crisanti, torna prepotentemente sulla scena. 
 
Crisanti, direttore della Microbiologia padovana, padre del modello Vo’, in una lettera inviata all’azienda ospedaliera di Padova e alla Regione (che non ha mai risposto), ha denunciato che uno studio eseguito nel laboratorio che dirige dimostra che i tamponi rapidi non vedono 3 positivi ogni dieci.
 
 
Una rivelazione dagli effetti potenzialmente esplosivi visto che le Regioni, Veneto capofila, stanno abbandonando i test molecolari in favore dei rapidi. Motivo? Costano la metà e hanno un tempo di processazione di gran lunga inferiore.
 
Dal canto suo la Regione Veneto afferma che i positivi rilevati dai test rapidi vengono annoverati come effettivamente contagiati (anche se la diagnosi deve essere confermata da un test molecolare), ma gli antigenici utilizzati per lo screening non vengono inseriti nel computo totale dei tamponi.
 
Il motivo? Lo strumento diagnostico del Coronavirus riconosciuto è solo il tampone molecolare, al tampone rapido viene solo affidata la funzione di screening di comunità.
 
Ed è proprio su questo punto che ha battuto fin dal primo giorno il professor Crisanti, affermando più e più volte l’utilità del tampone rapido deve fermarsi solo alla screening di comunità. Un esempio, una classe in cui viene trovato un positivo. Test rapido a tutti i compagni che fornisce una fotografia, pur non nitida, della situazione, per determinare se il possibile cluster meriti un approfondimento diagnostico.
Il Veneto, in una recentissima delibera, ha stabilito di utilizzare i tamponi rapidi su larghissima scala: ospedali e Rsa compresi. Decisione duramente critica da Crisanti.
 
L’ultima scelta (che ha preso anche la Regione Emilia Romagna) rappresenta un ulteriore passo ed elemento di rottura: «Da domani il Veneto inserirà anche i test rapidi nel numero dei tamponi per il Covid -attualmente comprende solo i molecolari - perchè sono migliaia ogni giorno, altrimenti il dato ci penalizza rispetto ai positivi».
 
Lo aveva annunciato anche la dottoressa Francesca Russo, responsabile del dipartimento di Prevenzione: il Veneto aveva formalmente richiesto di inserire i tamponi rapidi nel computo dei test eseguiti.  Il ministero della Salute, a questa richiesta, non ha mai fornito risposta. 
 

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