Del Vecchio blinda la dinastia in Delfin In EssiLux Milleri pronto per il vertice

Quote nella cassaforte equamente divise fra i sei figli e la moglie ma per decidere dovrà essere garantita l’intesa fra l’88,5% dei titolari 

BELLUNO

La vicenda di Mediobanca ha dimostrato una volta di più quanto possa essere paziente il capitale di Leonardo Del Vecchio. L’imprenditore a capo del colosso EssiLux ha agito nella sua lunga e prospera vita da capitano d’azienda con lungimiranza ed equilibrio. È uomo avveduto, consapevole di come una transizione non chiara possa rovinare le famiglie e le imprese. Per questo, da tempo ormai, ha stabilito come mantenere unita la sua grande fortuna, anche quando lui deciderà (il più tardi possibile) di “attaccare gli occhiali al chiodo”.


Lo scrigno in cui tutto si deciderà è Delfin, la cassaforte di famiglia: lì c’è la capitale di un impero dai confini mobili, tutt’ora in grande espansione, governato dall’ottantacinquenne miliardario nato a Milano a naturalizzatosi agordino, e dai suoi manager più fidati, da Francesco Milleri a Romolo Bardin. Del Vecchio ha già definito con equilibrio il ruolo dell’azionista con la collegialità delle decisioni. Nella sua holding Delfin dovrà esserci l’accordo quasi totale (oltre l’88,5% delle quote) di tutti i figli e della moglie. I manager di cui si è circondato ne sosterranno il percorso. L’imprenditore, d’altronde, il suo pensiero lo ha esplicitato in più di una occasione: «I miei figli faranno gli azionisti». Se poi tra di loro il “codice Leonardo” si farà spazio, ci sarà tempo e modo di definire altri equilibri. Ma se il domani dei manager è già definito, l’eventuale coinvolgimento della seconda e terza generazione è qualcosa che avverrà “dopodomani”.



L’interprete della visione di Del Vecchio, il manager con cui l’imprenditore si è legato e che ha seguito le grandi operazioni del recente passato, a cominciare da EssiLux, è proprio Milleri. È lui, dice sempre Del Vecchio, l’uomo che aiuterà i figli e i nipoti a crescere. Ed è sempre lui che nel maggio 2021, stando alle voci, potrebbe diventare amministratore delegato di Essilux, la società francese nata dall’acquisizione di Essilor da parte di Luxottica tre anni fa. Ma non è l’unico degli uomini del presidente: c’è l’anima della finanza, Romolo Bardin, e ci sono i consiglieri fidati, da Vittorio Grilli a Sergio Erede fino all’amico Paolo Basilico. Ciò che va sottolineato è che il ruolo del management in questa costruzione è molto chiaro, come pure quello degli azionisti.

Del Vecchio ha sei figli avuti da tre diverse compagne: Claudio, Marisa e Paola, dal primo matrimonio con Luciana Nervo, Leonardo Maria dalle nozze con Nicoletta Zampillo e i più piccoli Luca e Clemente, nati dalla relazione con Sabina Grossi, la ex investor relator di Luxottica.

Nel 2014, uno degli anni più turbolenti nella lineare ascesa di Luxottica, l’imprenditore decide di rivedere i piani precedentemente definiti di suddivisione del suo vasto patrimonio agli eredi. Inizialmente la decisione era stata di suddividere in identiche parti le quote della Delfin, holding familiare con base in Lussemburgo, tra i sei figli, 16,38% a ciascuno di loro in nuda proprietà con usufrutto e potere di voto rimasto al patron. Ma proprio nell’anno in cui venne giubilato Andrea Guerra, l’uomo che Del Vecchio stesso aveva scelto come successore alla guida del suo impero degli occhiali, lo scenario muta. Il presidente decide di assegnare all’attuale moglie, Nicoletta Zampillo, con cui si è riunito in seconde nozze nel 2010, la quota che in base alla legittima in quanto consorte le spetterebbe per legge. Così a lei andrà un quarto della holding che custodisce le vaste partecipazioni, da EssiLux, alla finanza, con Generali e Mediobanca, al grande potentato nell’immobiliare con Covivio. Agli altri figli, Leonardo Maria compreso, spetta, come noto, il 12,5%. Ma nonostante questo cambio di pesi, che tiene almeno due rami della famiglia in perfetto equilibrio al 37,5%, e i due più giovani al 25%, Del Vecchio ha introdotto una clausola che salva l’imparzialità dinastica.



«Mio padre» ha ricorda Leonardo Maria in una recente intervista a La Stampa «ha pensato come sempre solo al bene dell’azienda. In Delfin siamo tutti uguali noi figli, poi chi sia la scelta più giusta a guidare l’azienda, interno alla famiglia o esterno, lo decide il cda». In Luxottica, il venticinquenne manager ha ambizioni mai celate, nonostante la giovane età. C’era solo lui a Parigi quando stava diventando realtà, siamo nella prima assemblea di EssiLux nell’autunno del 2018, quello che “the genius” ha più volte definito il coronamento del sogno di una vita. Ma nel momento di maggiore tensione per EssiLux, parliamo dell’assemblea più difficile, quella del 2019, dove venne sancita infine la pace con i francesi, a sostenere il patriarca Del Vecchio arrivarono tutti i figli da ogni angolo del mondo. A voler dimostrare la compattezza della famiglia (e l’affetto) attorno al suo capostipite.



Leonardo Maria oltre a sedere nel cda di Luxottica (unico dei sei figli dall’addio del primogenito Claudio, avvenuto nel 2015 per dedicarsi a Brooks Brothers, avventura conclusasi questa estate con la vendita del brand), è a capo della divisione Retail Italia del Gruppo che include anche Salmoiraghi e Viganò, il network di negozi di ottica che Luxottica comprò da Dino Tabacchi. Oltre a lui nel gruppo c’è anche il fratello, Rocco Basilico, nato dall’unione tra la signora Zampillo col finanziere Paolo Basilico.

Rocco Basilico, giovane manager italiano tra gli under 30 più promettenti come scrisse Forbes tre anni fa, è a capo del progetto con Facebook per lo sviluppo degli smart glasses. Recentemente ha fatto il debutto nella filiale americana dell’azienda anche il figlio del primogenito Claudio: Matteo Del Vecchio, il nipote ha alle spalle una carriera in McKinsey e Goldman Sachs oltre ad anni trascorsi alla guida di Brooks Brothers. Gli altri stanno crescendo quindi fra cinque o dieci anni ci saranno potenziali manager, tra i 25 e i 35 anni, con il cognome Del Vecchio in grado di assumere un ruolo. Si vedrà chi saprà dimostrare di aver ereditato i geni del genio di Agordo: l’orfano diventato il re degli occhiali. Del Vecchio non è solo al governo di una fortuna da oltre 21 miliardi di dollari (17,83 miliardi di euro), ma è anche uno dei decani dell’industria e uno dei principali datori di lavoro del Paese.

Chiunque verrà dopo di lui, dovrà essere prima di tutto all’altezza di questo. —





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