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Coronavirus, il Veneto nell'emergenza: ecco il documento che sospende visite e interventi da martedì

Lo ha stabilito la Regione Veneto, che ha trasmesso a tutte le Usl del Veneto e a tutte le strutture sanitarie del privato accreditato un documento che congela fino al termine della fase più emergenziale dell'epidemia le prestazioni non urgenti

VENEZIA. Il Veneto entra nella fase 4 sul fronte ospedaliero. E ripiomba nella situazione di marzo: tutte le forze sanitarie sono state richiamate per affrontare la fase più difficile dell'emergenza coronavirus.

La Regione ha stabilito che in tutte le Usl e nel privato accreditato verrà sospesa tutta l'attività chirurgica non urgente e tutta la attività specialistica ambulatoriale programmabile. Saranno garantite sono le prestazioni di fascia U (entro le 24 ore) e B (entro 10 giorni).

Per fare un esempio, verranno rimandati gli interventi non urgenti relativi alla protesica, alla medicina internistica. Resterà salva l'attività di screening.

Obiettivo della Regione è far durare questo provvedimento il meno possibile, per evitare - a fine emergenza - di dover recuperare migliaia e migliaia di prestazioni.

Di fatto con questa decisione il Veneto si ritrova nella situazione sanitaria di marzo, quando la Regione fu costretta a bloccare tutte le prestazioni non urgenti. 

Il Veneto, con una circolare della Regione, ha disposto da ieri sera in tutte le strutture sanitarie pubbliche e private accreditate «la sospensione di ogni attività chirurgica programmata che preveda il ricorso in terapia intensiva post-operatoria», fatta eccezione per le emergenze-urgenze, come gli interventi per incidenti, ictus e infarti. Questo - ha spiegato l'assessore alla sanità, Manuela Lanzarin - per non occupare, con attività 'programmate', posti nelle terapie intensive. 

Vengono garantite, sia come prime visite specialistiche che di controllo, l'attività in ambito materno-infantile, oncologico, malattie rare e non rinviabili per il quadro clinico dei pazienti.

Le Aziende sanitarie, sulla base delle priorità, del fabbisogno e della ridotta capacità produttiva, possono concordare con le strutture private accreditate la possibilità di erogazione di altre tipologie di prestazioni. Alle aziende viene rinnovata infine l'indicazione di implementare l'erogazione di servizi in modalità di telemedicina, e di ampliare il più possibile i servizi telefonici e on line. Per l'attuazione di queste disposizioni viene fissato il limite ultimo del 10 novembre

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