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Tutte le misure anti-Covid per la stagione dello sci: dalle mascherine ai rimborsi skipass sino ai corsi per bambini

Il testo integrale del protocollo all'attenzione del Comitato tecnico scientifico. Il tema della riduzione della portata oraria. Tecnologie a mani libere, niente termoscanner. Scongiurato il divieto d'utilizzo dei cellulari. Grosse incognite sulla ristorazione tra rifugi, apres-ski e ristoranti

Stoppato il circo bianco. Il Dpcm varato dal governo e in vigore dalla mezzanotte del 25 ottobre ha chiuso gli impianti aperti sulle Alpi, da Cervinia al Tonale, passando per la Val Senales. La Marmolada non aveva ancora aperto, tanto che appena pochi giorni fa era diventato virale il video che mostrava una lunga coda di scialpinisti impegnati a risalire la vetta per poi ridiscenderla. Fino al 24 novembre il dpcm impedisce anche agli impiantisti di adoperarsi per “fabbricare” la neve o, comunque, per lavorare lungo le piste che vanno preparate in vista della stagione invernale.

Solo gli sciatori professionisti potranno utilizzare gli impianti sciistici per allenarsi. Per tutti gli altri niente da fare. Sulle piste non si va in attesa che le Regioni si organizzino meglio e garantiscano il distanziamento per accedere ai mezzi di risalita e una volta a bordo.

COSA PREVEDE IL DPCM

“Sono chiusi gli impianti nei comprensori sciistici”, si legge infatti si legge nel testo del Dpcm “gli stessi possono essere utilizzati solo da parte di atleti professionisti e non professionisti, riconosciuti di interesse nazionale dal Comitato olimpico nazionale italiano (CONI), dal Comitato Italiano Paralimpico (CIP) e/o dalle rispettive federazioni per permettere la preparazione finalizzata allo svolgimento di competizioni sportive nazionale ed internazionali o lo svolgimento di tali competizioni”.

Ma il testo prevede anche che “gli impianti sono aperti agli sciatori amatoriali solo subordinatamente all’adozione di apposite linee guida da parte delle Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e validate dal Comitato tecnico-scientifico, rivolte ad evitare aggregazioni di persone e, in genere, assembramenti”.

Renzo Minella, presidente di Anef non ha perso tutte le speranze. L’associazione ha infatti inoltrato alle Regioni, che poi l’hanno passato al Governo e al Comitato tecnico scientifico, il lungo e puntuale elaborato sulle linee guida con le prescrizioni da rispettare: dall’obbligo della mascherina alla riduzione all’80 per cento dei posti in funivia, al distanziamento nelle code all’ingresso degli impianti di risalita.

«Abbiamo buone ragioni di ritenere che il Cts ci darà a giorni il via libera e che, di conseguenza», avverte Minella, «gli operatori che lo desidereranno potranno partire con la preparazione delle piste».

Anef Veneto aggrega 17 imprese che gestiscono 80 impianti e producono un fatturato superiore ai 60 milioni di euro. Danno lavoro a 1800 dipendenti diretti. «Bisogna tener presenti tutti questi dati», afferma Minella, «quando si parla dello sci. E, soprattutto, dell’indotto che, solo in provincia di Belluno, a parte il sistema Superski, varrà tra i 450 e i 600 milioni di euro. Voglio dire che, se i nostri impianti rimanessero chiusi, queste sarebbero le perdite da mettere in conto».

Minella è fiducioso, perché a preparare le nuove linee guida non è stato solo il Veneto, ma insieme hanno collaborato il Trentino Alto Adige, la Lombardia, il Piemonte e anche l’Abruzzo. Il Governo, cioè, o meglio il Cts, si troverà di fronte a un documento unitario.

«Gli impianti di risalita vanno parificati al trasporto pubblico locale. La loro chiusura – gli fa eco Elmar Pichler Rolle, vicepresidente di Anef - rappresenterebbe un duro colpo per molte zone di montagna, che sopravvivono solo grazie al turismo e non hanno altri introiti. Se chiudono gli impianti, chiudono anche gli alberghi e l'economia in questi paesi si ferma. Le sciovie e seggiovie non rappresentano nessun problema perché sono all'aria aperta. Nelle cabinovie e seggiovie il distanziamento, come anche sugli autobus, ovviamente non può essere garantito, ma vige l'assoluto obbligo di mascherina e i tempi di percorrenza sono brevissimi, ben sotto i dieci minuti».

La stagione partirà fra un mese. Che gli impianti di risalita" delle stazioni sciistiche "possano essere utilizzati in una situazione come quella di oggi la vedo dura, questo mi sembra chiaro. Ma mi auguro che a dicembre sarà tornato possibile farlo", e questo accadrà solo se saremo in grado di "invertire la tendenza" dei nuovi contagi da Covid-19” ha detto  Massimo Galli, infettivologo dell'ospedale Sacco-università degli Studi di Milano in occasione dell’'evento 'Fisi 100 Celebration', promosso dalla Federazione italiana sport invernali oggi all'Hangar Bicocca di Milano per celebrare il suo primo secolo di vita.

Galli, sentito dall'Adnkronos Salute, ricorre alla "citazione gramsciana 'l'ottimismo della volontà e il pessimismo della ragione'". Per dire che, "insieme a tanti altri risultati, dobbiamo pensare di portare a casa anche questo" e cioè poter tornare sugli sci. "Perché se a dicembre non si potranno usare gli impianti di risalita vorrà dire che saremo nei guai per molte altre restrizioni, anche più significative".

LE PROPOSTE ANEF

Il protocollo per la riapertura stilato da ANEF ancora nella scorsa estate in previsione di una recrudescenza del Coronavirus partiva dal presupposto che  “gli impianti a fune costituiscono la struttura portante delle stazioni turistiche di montagna, che si sono sviluppate inizialmente in inverno, in ragione dell’effetto motivante della vacanza invernale procurato dallo sport dello sci. In seguito si è investito per sviluppare anche la stagione estiva, aggiungendo il servizio degli impianti a un tipo di frequentazione della montagna caratterizzata da finalità, da modalità di approccio e da tempistiche decisamente diversi. Ne consegue anche una diversa organizzazione del lavoro nelle due stagioni, in ragione dell’affluenza di turisti molto più intensa in inverno rispetto all’estate”.

  • Ecco alcuni punti cardine:
  • evitare l’eccessiva concentrazione degli utenti
  • scongiurare l’equiparazione del sistema funiviario a quello del trasporto pubblico urbano ed extraurbano
  • la riduzione della portata non è efficace, meglio ilanciare affluenza e portata
  • impossibile misurare la febbre a tutti, troppe le variabili

Sul fronte degli obblighi, ecco quelli ipotizzati

  • Obbligo del distanziamento fisico di almeno 1 metro tra le persone in tutte le fasi preparatorie al trasporto (transito dal parcheggio, coda alla cassa, coda ai tornelli, accesso alla stazione di partenza, sala d’aspetto, ecc.)
  • Obbligo di utilizzare mascherina chirurgica per gli utenti (distribuita con lo skipass o fornita in albergo)
  • Obbligo di utilizzare guanti monouso per l’estate e guanti da neve in inverno (da non togliere mai).
  • Obbligo di utilizzare casco protettivo e occhiali, cappello e occhiali per non sciatori.
  • Obbligo di utilizzare scaldacollo o passamontagna, che possono coprire il naso e che potrebbero anche fungere da sostitutivi delle mascherine.
  • Eventuale divieto di utilizzo del cellulare, che costringe a togliere i guanti esponendo le mani.
  • Obbligo di areazione della cabinovia e funivia bloccando uno o più finestrini anche durante il trasporto.
  • Obbligo dell’apertura delle porte delle cabinovie o funivie (solo se vuote) per una areazione completa, laddove possibile.Igienizzazione (non sanificazione) giornaliera delle cabine, funivie e pulizia del pavimento con candeggina

Il futuro dello sci e della montagna: lo zoom con il presidente del Dolomiti Superski

IL PROTOCOLLO

Ecco il testo integrale del protocollo sottoposto all'attenzione del Governoe e del Comitato tecnico scientifico. Si intitola "Linee guida relative alle misure per il conte ed è firmato da ANEF assieme a Federutirmsonimento del rischio di contagio da COVID-19 del comparto turistico - Impianti di risalita", elaborato da un tavolo die sperti composto da Sandro Lazzari – Project Leader, Danilo Chatrian, Daniele Dezulian, Massimo Fossati, Valeria Ghezzi, Eduard Martinelli e Renzo Minella.

Le misure di prevenzione partono dalla fase d'accoglienza (sportelli vendita automatizzati, ticketing del tipo RFID cioè a mani libere) al trasporto (aerazione, code), dall'uscita dagli impianti e lo smistamento sulle piste al personale di soccorso, dalle sanificazioni all'uso della mascherina).

LE DIECI DOMANDE E RISPOSTE

Il nuovo dpcm dice che non si potrà sciare questa stagione?

Niente affatto. Il decreto chiede alle Regioni di organizzarsi, nel frattempo però solo gli sciatori professionisti potranno usare gli impianti per allenarsi. Parliamo ovviamente degli impianti già aperti (quindi, i ghiacciai). Le immagini degli sciatori ammassati in funivia a Cervinia hanno duramente colpito tutto il mondo dello sport invernale, spingendo il Governo e il Cts a correre ai ripari

Ci saranno regole uguali per tutti i comprensori dell’arco alpino?

Le Regioni stanno elaborando un pacchetto di linee guida da sottoporre a Cts e Governo. Linee guida unitarie. Più complicato il discorso legato all’arco alpino, con il rischio di concorrenza sleale su regolamentazioni diverse da Paese a Paese.  Regole più facili aiuterebbero un comprensorio a tutto svantaggio di altri comprensori con regole più stringenti.

Chi decide quali misure preventive applicare?

Come detto, il Governo ha girato la palla alle Regioni, evidentemente quelle sui cui territori insistono i comprensori. Le Province autonome di Trento e Bolzano e la Regione Veneto dovranno studiare una linea comune per la gestione del Dolomiti Superski, che va evidentemente bisogno di regole unitarie e condivise, anche per i caroselli infracomprensoriali a partire dal Sellaronda. ANEF ha realizzato un protocollo sulla riapertura, protocollo al vaglio del Comitato tecnico scientifico.

Sarà previsto il distanziamento sugli impianti di risalita?

Saranno adottate misure di riduzione della capienza sulle funivie, probabilmente anche in cabinovia. Per il momento sulle sciovie si potrà salire senza riduzione della capienza.

Le code agli impianti di risalita come saranno gestite?

Il Dolomiti Superski sta realizzando una app che permette di capire la percentuale di sfruttamento della portata oraria in tempo reale. Se l’impianto porta 2400p/h e siamo al 80%, significa che presumibilmente in un’ora l’impianto porterà in cima 2240 pax.  Si stanno studiando le modalità di distanziamento per evitare le code davanti agli impianti più grossi, funivie e cabinovie.

Gli impianti saranno sanificati regolarmente?

Assolutamente sì. L’obbligo è di tutta evidenza. Alcune società sono da settimane al lavoro per studiare metodi innovativi di sanificazione, come l’utilizzo dei cannoni sparaneve per sanificare nebulizzando le cabinovie alla stazione a monte o a valle.

Gli skipass sono rimborsabili in caso di nuovi lockdown o chiusure prolungate?

Proprio per scongiurare il crollo degli skipass, soprattutto stagionali, tutte le società si stanno attrezzando per garantire i rimborsi in caso di nuovi lockdown o chiusura prolungata dei comprensori. Il Dolomiti Superski ha già avviato la campagna d’ abbonamenti.

Ci sarà l’obbligo di mascherina per gli sciatori?

Nessuno dovrò sciare con la mascherina. Il tema riguarda ovviamente i luoghi pubblici e  potenzialmente affollati. L’obbligo sarà probabilmente previsto in coda per prendere gli impianti, su funivie e ovovie e in altri spazi chiusi, tipo i rent a ski e i vari noleggio e deposito. Niente mascherina su skilift e seggiovie. Ovviamente nessuna restrizione all’aperto, dove però varrà il distanziamento. Lla mascherina potrebbe essere sostituita da un buffer (bandana protettiva, una sorta di sciarpa tubolare) che svariate ditte stanno producendo ma sulla cui validità d’utilizzo dovrà esprimersi il CTS:

Rifugi, ski bar e ristoranti potranno tenere aperto? Se sì, in che modo?

Il fronte della ristorazione teme il tracollo. In estate i rifugi sono riusciti in qualche modo a organizzarsi, ma è evidente che se la capienza dei locali interni resterà limitata, l’utilizzo dei tavoloni esterni sarà possibile solo con “funghi” e altri sistemi - costosi – di riscaldamento in ambiente esterno. L’apres ski sarà fortemente limitato.

I corsi di sci per bambini si svolgeranno regolarmente?

Le scuole di sci non si sono ancora espresse, ma l’obiettivo è quello di garantire regolarmente i corsi, dato il contesto che varrà anche per tutti gli altri sciatori. Si parla di un massimo di otto bambini per corso. I bambini sotto gli 11 anni dovrebbero poter continuare a restare senza mascherina, ma vanno tenuti a debita distanza dagli adulti.