Coronavirus, Crisanti: "Rischiamo lockdown in sequenza, le soluzioni sono altre"

Intervistato a Digitalmeet dal direttore del nostro giornale Paolo Possamai, lo scienziato elenca i punti deboli: «Solo il tracciamento paga, rischiamo lockdown in sequenza»

PADOVA Spezzare la spirale una volta per tutte, usando i mezzi a disposizione e, soprattutto, mettendo da parte le armi giocattolo. La sollecitazione arriva dal professor Andrea Crisanti, intervistato dal direttore del nostro giornale, Paolo Possamai, nell’ambito del Digitalmeet, il festival digitale in scena a Padova.

Il direttore del dipartimento di Epidemiologia, Profilassi e Terapia delle Malattie Infettive dell’Azienda Ospedale Università ha da tempo le idee chiare su strumenti, prospettive e responsabilità nell’ambito della gestione dell’epidemia. Nel mirino l’attendismo delle istituzioni su alcuni temi durante l’estate: «Siamo usciti dalla pandemia a fine giugno senza che si sia fatto nulla per evitare di arrivare a questo punto, ben sapendo che sarebbe successo».


La formula vincente

La battaglia al virus, sostiene Crisanti, si basa su tre pilastri: «Tracciamento, diminuzione dei contatti e trattamento dei malati» spiega «noi ci siamo molto concentrati sulla cura e non abbiamo capito che la battaglia si vince sul tracciamento, soprattutto se vogliamo impedire un impatto devastante sull’economia e sulla qualità vita di milioni di persone».

Crisanti: Quanto sta aiutando il digitale per contenere il contagio?

All’orizzonte lo spettro malefico del lockdown: «Sicuramente funziona, ma ha un prezzo altissimo da pagare» prosegue il virologo «lo stop a livello nazionale avrebbe un senso per resettare i contagi, ma se nel frattempo non si mette in campo un sistema di sorveglianza attiva efficace per la riapertura, non cambierà niente e dopo un po’ servirà anche un terzo lockdown e poi un quarto. Così non se ne esce».

La pallottola spuntata

D’altra parte, le istituzioni non sono attrezzate per rendere efficaci i lockdown localizzati, che pure sarebbero molto meno impattanti: «Comuni e Regioni non sono in possesso delle informazioni necessarie» spiega Crisanti «perché queste sono custodite negli scrigni di Google, Facebook, Apple, Amazon che sono perfettamente in grado di conoscere le aggregazioni giorno per giorno e luogo per luogo.

Difendono informazioni preziosissime con la scusa della protezione dei dati personali, ma io credo che in uno stato di emergenza dovremmo rinunciare a questo diritto per rendere le informazioni accessibili». Tecnologia, non fantascienza: «Nella Corea del Sud hanno trovato il modo per sfruttare le piattaforme web» assicura.

Il nodo dei tamponi

Anche la scienza ha la sua parola magica ed è “sorveglianza”, che di questi tempi è sinonimo di “tamponi”. «Senza il contact testing non si interrompe catena di contagio» insiste il virologo «il contact tracing di per sé ha un’efficienza bassissima sia dal punto di vista logistico che della qualità dell’informazione, perché non tutti ricordano tutto, né dicono tutto». Quindi il cerchio tiene se ci sono tracciamento, tecnologia e logistica.

il nodo tamponi

Ma non tutti i tamponi fanno lo stesso servizio alla scienza e il virologo va disseminando la strada dei suoi dubbi da tempo: «Quelli rapidi hanno problemi giganteschi, ho dati per dimostrare che hanno una sensibilità del 70% » assicura «ho anche sollecitato le mie perplessità in via ufficiale. Per non parlare dell’ipotesi di farseli a casa, senza sapere se sono stati eseguiti correttamente o di registrarli: la prevenzione non funziona così, sarebbe un disastro inimmaginabile.

Vanno usati solo dove non innescano decisioni di carattere medico o di sanità pubblica. Però sono estremamente efficaci nel testare comunità, ad esempio per capire se c’è diffusione nelle scuole». Un giudizio tranciante, malgrado la Regione su questi abbia investito molto: «Se ne assumerà la responsabilità» taglia corto.

Politica e scienza

E così si arriva al conflitto tra politica e scienza che tutto complica: «Il politico vuole intercettare le aspettative della gente e vende sogni, come la prospettiva di un vaccino in tempi rapidi, mentre il tecnico analizza la realtà e riduce le opzioni» spiega il virologo «tuttavia credo che il Cts abbia rinunciato alla sua funzione, allineandosi ai gruppi interesse.

Del resto questo è quello che succede se ai vertici del Cts ci sono endocrinologi, ostetrici, ginecologi e non abbiamo competenze per realizzare modelli matematici, microbiologi e virologi. Penso sia ora che si prendano la loro responsabilità perché se ci troviamo in questa situazione il “merito” è anche loro».

Quanto alle frizioni interne al mondo scientifico aggiunge: «È normale che ci siano posizioni divergenti, senza di loro non ci sarebbe progresso. Il problema è che queste sono state prese a vessillo da gruppi di interesse, ma per me la differenza politica non conta se in ballo c’è il bene comune».

la sfida economica

La salute dell’economia, ribadisce, va di pari passo con quella della popolazione: «La politica deve capire che la competitività economica si basa sulla capacità di tenere bassi i casi» sostiene il virologo «se avessimo tenuto a bada il contagio avremmo avuto un enorme vantaggio su Francia, Spagna e Germania dal punto di vista competitivo. Del resto le strutture politiche democratiche sono chiamate a mediare tra diversi interessi e laddove ci sono interessi forti, questi tendono a prevalere sulla salute pubblica».

I modelli di riferimento, pertanto, questa volta sono insoliti: Nuova Zelanda, Australia, Corea del Sud, Giappone, Taiwan e Vietnam «tutti paesi che hanno avuto problemi di gestione di grosse epidemie e mantenuto una grandissima cultura operativa per cui sono stati in grado di trasferire immediatamente sul campo la conoscenza, ovvero gli scienziati» perché, spiega «un’epidemia si sconfigge con epidemiologi, microbiologi, matematici e sociologi, poiché di questo si tratta, dell’interazione di un microrganismo con la società».

Tuttavia, il Paese paga un ulteriore tributo ovvero «la debolezza del mondo scientifico: tutte le competenze di controllo dell’epidemia, i medici che hanno curato tifo, malaria e colera non ci sono più» sostiene Crisanti.

positivi e contagi

A dare fiato, se non ai negazionisti, ai “normalizzatori”, che minimizzano la portata della seconda ondata, la percentuale “trascurabile” dei sintomatici (il 5%). «È una balla pazzesca che fa parte di quella minimizzazione che rientra nella dinamica dei conflitti di interesse» assicura Crisanti «Essere positivi significa che il virus alberga nell’organismo, mentre il contagio dipende dalla carica virale di ciascuno e quanta ne viene emessa è relativo, ci sono molteplici fattori, dipende dal contesto».

Il vaccino

Infine, uno degli argomenti di maggior interesse: «Il vaccino per il momento è un progetto» conclude Andrea Crisanti «sono state spese risorse immani per dare una risposta a Hiv, malaria, tubercolosi, ma non è mai stato trovato. Ovviamente bisogna tentare, ma nel frattempo dobbiamo implementare misure che scongiurino più possibile il contagio e comportarci come se dovessimo farne a meno ancora a lungo, forse anche un altro paio di anni». —



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