L’altoparlante risuona nella città impaurita mentre noi oscilliamo tra passività e rimozione

Vera Slepoj: il nemico alle porte esige leader credibili: l’iniziativa della protezione civile di Padova che riancia i messaggi anti-Covid per contrastare due spinte opposte e sbagliate:

Se i suoni, le voci, i rumori o il silenzio hanno un valore nelle nostre emozioni, allora è ancora una volta la notte, senza forma se non quella dell’incertezza e del pericolo, il nuovo scenario umano. È quell’automobile apparentemente innocua del Comune di Padova che passa con l’altoparlante ad avvisare i cittadini del pericolo imminente e avverte sui comportamenti per evitarlo. Ci troviamo al riproporsi, nei sentimenti, di un passato non elaborato.

Cosa accadrà di noi nel secondo Covid? Cosa ne sarà del nostro futuro? Avere conoscenza, in questa seconda fase pandemica, non ci aiuterà, tutt’altro, al contrario, ci può caricare di quell’incertezza di chi ha paura di perdersi nel buio che conosce già, perché lo ha già sperimentato.

L’individuo ha una sua soggettività e allo stesso tempo una declinazione ai comportamenti collettivi, quindi l’incertezza, l’assenza di regole chiare, il dubbio, la sensazione di solitudine o l’eccesso di responsabilità possono indurre due comportamenti contrapposti: la passività la malinconia la rinuncia la rassegnazione e il pessimismo oppure la rimozione, l’ottimismo esasperato, lo spostamento, la sublimazione; tutti meccanismi di difesa a disposizione dell’individuo per affrontare dolore e angoscia.

Padova, la Protezione civile invita a rimanere distanziati

Il negazionismo diventa così un’ossessiva contabilità tra il vero e il falso, analisi chirurgiche sui fatti, utilizzo dei sistemi matematici per dimostrare che tutto è come prima, portato all’estremo fino a un’idea di complottismo, ossia una rinuncia al realismo per trasformarlo in opinione, una sorta di negoziazione come fosse un pacchetto di dati da interpretare a piacimento.

La fase che sta sopraggiungendo, anche se ampiamente prevista, ma al contempo negata, sta trasformando i bisogni reali, quelli di un paese bisognoso di accudimento, un bisogno che va al di là di quello economico, pur essenziale, un bisogno tutto umano di avere un sicuro punto di riferimento, che sia credibile e non autoreferenziale. Si tratta del bisogno di capire i possibili scenari del futuro.

Per affrontare una battaglia ci vogliono capitani coraggiosi, leader credibili, integrità degli obiettivi, comportamenti che vadano al di là dell’opportunismo. La collettività si sta interrogando tra incertezza, rabbia e incredulità perché i sentimenti sono simili a quelli di chi affronta un tradimento: il tradimento della fiducia.

Anche perché è vero che adesso si tende a responsabilizzare l’individuo attraverso i suoi comportamenti consapevoli, ma il rispetto delle regole è un po’ tardi per farlo percepire o ripristinare ad una collettività che è vissuta a lungo nell’idea del “tutto è possibile”. Si va ad attraversare la foresta, ma ciò che sta accadendo è che si rischia di farlo dopo aver a lungo oziato e giocato sul futuro perché, in realtà, il desiderio dei più è quello di rimanere in una sorta di luna park. —


 

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