Coronavirus, Ricciardi: in Veneto ora servono provvedimenti rigorosi

Parla il consigliere del ministro della Salute: numeri ancora sotto controllo ma aspettando si rischia di finire come a Milano, Napoli, Piemonte e Liguria

PADOVA. «In Veneto i numeri sono ancora sotto controllo ma se non si interviene subito con rigorosi provvedimenti anche qui la situazione finirà fuori controllo come sta avvenendo a Milano, a Napoli, in Piemonte e Liguria». Walter Ricciardi, professore di Igiene e medicina preventiva alla Cattolica di Roma e consigliere molto ascoltato del ministro alla Salute Roberto Speranza, ha presentato ieri il programma del Festival della Salute globale di cui è direttore scientifico. È stata anche l’occasione per fare il punto della situazione sull’emergenza sanitaria dovuta al coronavirus.

Due settimane fa lei aveva detto che eravamo come sulla lama di un rasoio. Oggi a che punto è quella lama?


«Io ero tra quelli che da tempo sosteneva che andassero chiuse tutte le attività non essenziali. Purtroppo non è stato fatto e ci troviamo in alcune aree ad avere una situazione ormai fuori controllo. Quando dissi quella frase sul rasoio aggiunsi che mi aspettavo che a novembre avremmo raggiunto i sedicimila casi al giorno. Purtroppo ci siamo già arrivati. Il lockdown si può ancora evitare ma non con misure leggere ».

Il governo ha scelto di demandare ai sindaci le decisioni sulle aree da chiudere per evitare gli assembramenti. La ritiene una scelta giusta?

«Fin dall’inizio di questa emergenza ho sempre sostenuto che fosse necessaria un’unica catena di comando e comunicazione a livello globale. Figurarsi se non lo penso a livello nazionale, ovviamente tenendo conto di ogni singola situazione locale. Il fatto è che la frammentazione decisionale produce ritardi e i ritardi fanno vincere la pandemia».

A Padova ad esempio è entrata in vigore una ordinanza che vieta la consumazione di qualsiasi bevanda all’esterno dei plateatici dopo le nove di sera. Pensa sia una misura utile?

«Queste formule di coprifuoco leggero possono andare bene nelle aree a bassa circolazione del virus. Ma la Francia ha dimostrato che alla lunga non bastano. In alcune zone d’Italia l’Rt (l’indice di riproduzione della malattia, ndr) è già a 2,3 e il coprifuoco non è servito. Qui si deve chiudere tutto ciò che non è essenziale. Temo però che se non si interviene con decisione subito presto si aggiungeranno anche altre aree del Paese».

Il presidente Zaia ha annunciato un’ordinanza regionale per il weekend. Come valuta il comportamento del Veneto sia nella prima che in questa seconda fase?

«È innegabile che a marzo si sia mossa bene con il tracciamento. Anche oggi i numeri sono ancora contenibili. Ma, ripeto, per tenerli bassi è necessario adottare scelte precise sulla chiusura delle attività non essenziali».

Dunque ritiene che non sia sufficiente un sistema di tracciamento basato sull’alto numero di tamponi effettuati sulla popolazione?

«So che il professor Crisanti spinge sui tamponi a tappeto. Io invece sono per un sistema un po’ più mirato anche perché, a breve, inizieranno a scarseggiare i reagenti per i tamponi».

È di pochi giorni fa uno scontro tra accademici con il professor Palù che ha definito “esperto di zanzare” il professor Crisanti. Non crede che questa pandemia, con la sovraesposizone mediatica che ha comportato, abbia anche finito per sottrarre credibilità alla scienza e agli scienziati?

«Non entro nel merito della questione anche se posso dire che ho massima stima dal punto di vista scientifico per il professor Palù. Sono convinto che ci sia una corresponsabilità tra i miei colleghi, che accettano di parlare di argomenti di cui non sono specialisti, e il sistema dei media, che intervista medici su temi al di fuori della loro specializzazione. Per cui si vede l’infettivologo che disquisisce di sanità pubblica e lo specialista di Anestesia e rianimazione che parla di virologia. Io invece interrogherei il professor Palù se devo parlare di virologia e il professor Galli se devo parlare di infettivologia».

E sui cittadini quali sono gli effetti di questa confusione di ruoli e messaggi?

«Il rischio è che credano alle prime fake news che trovano sui social. Purtroppo siamo in coda a tutte le classifiche su alfabetismo scientifico e sanitario e non è un caso che le grandi truffe sanitarie, da Di Bella a Stamina, siano avvenute in Italia. Per questo con il Festival della Salute globale abbiamo prima di tutto l’obiettivo di fare divulgazione». —

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