Autonomia, tre anni fa il referendum: il Veneto aspetta ancora

Zaia e Boccia a Venezia

A che punto siamo con il progetto che fu votato da quasi due milioni e mezzo di cittadini: il ministro Boccia annuncia l'arrivo a palazzo Chigi di un disegno di legge quadro. Sarà la volta buona? 

VENEZIA. Sono passati tre anni dal giorno in cui - era il 22 ottobre 2017 - quasi due milioni e mezzo di veneti votarono "sì" al referendum consultivo per chiedere l'autonomia della Regione. Un'istanza, davvero a furor di popolo, cui però non ha fatto seguito alcun risultato concreto. Le intese, i progetti che si sono succeduti, prima con il governo Gentiloni, poi con il Conte uno e con il Conte bis, si sono tutti impantanati fra veti, rinvii, riformulazioni. In mezzo, c'è stata anche una pandemia a rallentarne l'iter.

Ora il ministro in carica per gli affari regionali, Francesco Boccia, rilancia annunciando che un disegno di legge quadro sull'autonomia è pronto per essere esaminato dal Consiglio dei ministri. 

Di cosa stiamo parlando? Qual è la posta in gioco? e cosa ci si può aspettare? Ecco un "bignamino" dell'autonomia in cinque punti facili.

1) Di cosa parliamo, quando parliamo di autonomia per il Veneto?

E’ l’autonomia differenziata, quella prevista dall’articolo 116, terzo comma della Costituzione. Una regione ordinaria può richiedere allo Stato maggiori competenze legislative e amministrative, fra quelle descritte dall’articolo stesso della Costituzione. Sgombriamo quindi il campo da un primo equivoco: non è l’autonomia speciale di cui godono Trentino, Alto Adige, Val d’Aosta, Friuli-Venezia Giulia, Sicilia e Sardegna, sancita invece dalla Costituzione.

2) Perché da un po’ di anni si parla così spesso di autonomia per il Veneto?

Perché il 22 ottobre 2017, in Veneto, si è tenuto un referendum consultivo, promosso dalla Regione stessa, sulla richiesta di queste ulteriori competenze. I sì sono stati quasi due milioni e mezzo, per la precisione 2.273.985 (98% dei votanti), sulla base di un’affluenza del 57,2%. Sulla base di questo ampio mandato popolare, l’amministrazione Zaia ha avviato una trattativa con lo Stato per richiedere un pacchetto di 23 nuove competenze.

3) Che risultati hanno sin qui ottenuto la Regione Veneto e Zaia, in questa materia?

Ancora nessun risultato concreto. O meglio, il 28 febbraio 2018, al termine di tre mesi di negoziati, il presidente Luca Zaia (insieme ai presidenti Roberto Maroni e Stefano Bonaccini, suoi omologhi di Lombardia ed Emilia-Romagna) firmò con l’allora sottosegretario agli Affari regionali del governo Gentiloni, Gianclaudio Bressa, un accordo preliminare in merito all'intesa prevista dall'articolo 116, comma 3, della Costituzione.

Zaia con Bressa alla firma dell'intesa il 28 febbraio 2018

Poi la legislatura parlamentare finì, il governo cambiò e il discorso è dovuto, di fatto, ripartire da capo. La pandemia da coronavirus ha ulteriormente bloccato l'iter del nuovo progetto portato avanti dal governo Conte bis con il ministro Francesco Boccia. 

4) Quali sono le nuove competenze richieste dal Veneto?

Sono 23, ma senza fare qui tutto l'elenco, diciamo che la fetta più grossa riguarda la pubblica istruzione e la sanità. Si vorrebbe la regionalizzazione della scuola, al pari di quanto ottenuto da Trentino e Alto Adige, e quindi contratti regionali per gli insegnanti e graduatorie parimenti regionali. Non solo, anche la facoltà di “tarare” i programmi didattici in proprio. Per la sanità, posto che i livelli essenziali di assistenza devono restare uguali e garantiti in tutta Italia, l'obiettivo è arrivare a poter gestire in proprio il personale medico.

5) Quanto vale l'autonomia in soldoni?  

Premesso che dipenderà da quante e quali competenze saranno eventualmente trasferite dallo Stato, e da quante risorse finanziarie saranno messe a disposizione (e con quali meccanismi), una prima stima è stata fatta dal Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche): quasi 3 miliardi di euro in più rispetto all'attuale bilancio (17 miliardi), se saranno concesse tutte le 23 materie richieste. Un aumento che gli studiosi del Cnr valutano pari al 28% perché lo calcolano su un bilancio di 10,5 miliardi, al netto di disavanzo, partite di giro, costi generali.  

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