Il piano antiCovid di Zaia: mille posti in terapia intensiva per l'emergenza più grave

"Questo è lo scenario estremo, ci prepariamo ma abbiamo bisogno del lavoro di squadra dei cittadini per evitarlo. Dunque mascherine, buon senso e no assembramenti"

VENEZIA. Settecento posti di terapia intensiva pronti, trecento attrezzabili in pochissimo tempo portando a regime anche tutti gli ospeadli Covid ora chiusi. Zaia illustra il nuovo piano della sanità pubblica nell'appuntamento tradizionale con giornalisti, telecamere e dirette Facebook nella sede della Protezione civile di Marghera.

Prima il quotidiano censimento di pazienti positivi al Coronavirus asintomatici compresi (10.256), numero di ricoverati (537), posti letto occupati in terapia intensiva (oggi sono 621 con un incremeneto di 9 in 24 ore).

La curva continua a salire e Zaia con la sua squadra di tecnici -"la stessa in campo dallo scorso febbario" - prepara la controffensiva.

Niente catastrofismi

"Niente catastrofismi, ma neppure visioni celestiali sul Covid", mette le mani avanti, "Ogni giorno ha la sua pena. Per governare questo momento storico bisogna aver sempre i ferri in acqua. Nessuno ha la sfera della verità in mano. Ho l’obbligo di essere obiettivo e guardare i dati, non esprimere opinioni. Cerchiamo di fare un lavoro di squadra con i cittadini che invito a usare la mascherina e  il buon senso evitando assembramenti".

Cinque fasi per gestire l'emergenza

Questa mattina, 20 ottobre,quasi allo scoccare degli otto mesi dal primo morto veneto per Covid, il direttore generale Domenico Mantoan ha firmato il nuovo piano della sanità pubblica, discusso e approvato dal comitato tecnico scientifico. 

"Ho chiesto", riferisce il governatore, " di adottare una procedura stile semaforo: rosso, giallo e verde per definire le varie fasi della gestione ospedaliera. I tecnici ne hanno individuato due in più, cinque step. Ciascuna fase indica cosa accadrà nel momento in cui si verifichino le condizioni che prevede".

L'ultima, quella rossa, che scatta al raggiungimento dei 400 posti letto in terapia intensiva occupati da malati Covid, blocca di fatto il resto dell'attività ospedaliera. "Certo", spiega Zaia, "cure garantite in ospedale, ma solo per i pazienti Coronavirus paralizzando di fatto il sistema ordinario". Fase che si vuole - e ci si augura - resti solo teorica. A dettare il passo e, quindi, il passaggio da una fase all'altra il numero di posti letto di terapia intensiva assegnati ai malati Covid.

 Si parte dalla  fase verde - "quella iniziale che abbiamo già superato" -,  da 0 a 50 posti occupati attività, extra Coronavirus garantita.

Quindi la fase azzurra, la seconda,  da 51 a  150. Primi tagli nella gestione ordinaria.

E  poi si accende il semaforo dell'allerta e scatta la fase gialla, la terza, da 151 a 250 posti letto occupati in terapia intensiva; quindi la fase arancione, la quarta, da 251 a 400 letti occupati; e poi l'emergenza: fase rossa, la quinta, dai  401 in su. "Ogni fase attiva delle misure per salvaguardare fino a quando è piossibile l'attività extraCovid degli ospedali, riducendo via via  i servizi al crescere dei muneri, fino alla sospensione"

La gestione

 "Nell'emergenza della scorsa primavera abbiamo aperto 5 ospedali Covid  per un totale di  700 posti", ricorda Zaia, "Li abbiamo chiusi al calare dei casi, ma sono sono pronti per l’ultimo miglio del processo di cura. I nostri tecnici, mutuata l’esperienza di marzo, hanno redatto il nuovo piano che sarà il nostro Portolano.  200 posti letto di terapia intensiva non Covid vanno garantiti. Durante il lockdown sono mancati i politraumatizzati perchè eravamo tutti a casa. Non auspico certo una nuova chiusura ed è per questo che dobbiamo poter assicurare  cure anche per ictus, infarti, malati oncologici, ... Non abbiamo mai fermato la macchina trapianti, neanche nel  momento più duro dell'emergenza".

Come cambia l'operatività

Nella fase uno si utilizzano per le cure Covid tutti gli  ospedali a macchia di leopardo senza sconvolgere reparti, ciascuno segue  i propri pazienti  e non c'è alcuna sospensione attività.

Nella fase due, quella  attuale, gli hub si occupano dei Covid, si preserva l'attività ordinaria con un eventuale ritardo di quella programmata,  se serve.

Nella fase tre, la prossima, si attivano i Covid Hospital. "Noi li avevamo aperti  all'arrivo a quota 111. Ora abbiamo previsto la riattivazione superata la soglia dei 150 perché si sta meno in terapia intensiva. Allora, a febbraio- marzo scorsi,  era un altro mondo". In questa fase si riduce l'attività ordinaria

Nella quinta fase, sopra  i 400, è prevista la sospensione dell'attività ordinaria degli hub.

Il nuovo appello

"Questa pandemia riempie gli ospedali", aggiunge il governatore, "e quando sono pieni non si curano i pazienti non Covid. Così sette milioni di prestazioni garantite dalla nostra sanità veneta ogni  mese vengono fermate. Non voglio arrivare all’infartuato che non trova l’ambulanza. Noi possiamo solo organizzare la macchina, ma se i cittadini non ci danno una mano con mascherina e niente assembramenti ci incontreremo alla porta dell’ospedale. Questa è la tragedia del Covid. Oggi, rispetto alla scorsa primavera, riusciamo a fare le cure, ma ciò non deve farci abbasare la guardia". 

E ai negazionisti spiega  "che io  ho la contabilità degli ospedali, se 600 sono ricoverati  in terapia intensiva gli ospedali veneti lavorano solo per il Covid. Non voglio paralisi".

Focaccia integrale alla farina di lenticchie

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi