Coronavirus e sport, ecco chi si ferma e chi può continuare

Il calcio prosegue fino alla Seconda Categoria, stop alle attività giovanili, palestre e piscine sotto osservazione. "Non fermateci, sarebbe la morte dello sport"

PADOVA. Grande confusione nel mondo dello sport veneto dopo il Dpcm del 18 ottobre (e valido fino al 13 novembre). Facciamo un po' di chiarezza.
 
Calcio. Fatti salvi il professionisti, i dilettanti erano caduti nell'incubo. Stop dalla D in giù? No. Il nuovo Dpcm lascia proseguire le partite a livello regionale.
 
Quindi  - almeno in Veneto - salvi Serie D, Eccellenza, Promozione, Prima Categoria e parte della Seconda Categoria. Fermi invece Terza Categoria, Amatori e giovanili, ma non quelle regionali, come Allievi e Giovanissimi elitè.
 
 
Lo spiega così il ministro per le politiche giovanili e lo sport, Vincenzo Spadafora: "Proseguono partite e gare sportive dilettantistiche a livello regionale e nazionale, mentre per il livello provinciale, società e associazioni sportive ed enti di promozione proseguiranno gli allenamenti degli sport di squadra ma solo in forma individuale, come le squadre di serie A all’inizio della fase due. Per fare un esempio: la squadra di una scuola calcio di giovanissimi o pulcini potrà continuare ad allenarsi, ma senza giocare partite".
 
Basket. Vale quanto sopra, in più i campionati dalla C Gold in giù non sono ancora cominciati. Fermi gli amatori. A livello giovanile, niente partitelle.
 
Volley. Vedi sopra. Anche in questo caso a livello nazionale e regionale è iniziata solo la Serie A3. Bloccato il lavoro di tutti i Comitati Territoriali. Fermi tutti i giovanili e i vari Uisp e Csi.
 
Rugby.  Consentiti gli allenamenti e la regolare disputa di competizioni per le società  partecipanti all’attività di carattere nazionale, dal TOP10, passando per Coppa Italia, Serie A (femminile e maschile, la seconda deve ancora iniziare), Serie B e C1 (entrambe devono ancora iniziare). Ok in Veneto anche alla C2 e all'Under 18. Per i giovani solo allenamenti.
 
Palestre e piscine. "Palestre, piscine e centri sportivi restano aperti", sono le parole del ministro Spadafora. Ma saranno sotto la lente d'ingrandimento per una settimana. Il premier Conte è stato laconico: "Se i contagi proseguono su questo ritmo, tra una settimana le chiudiamo". 
 
Le reazioni. «Il nuovo DPCM ha confermato i nostri timori - ha dichiarato il presidente della Lega Nazionale Dilettanti calcio, Cosimo Sibilia - Perché se da un lato sembrerebbe garantita la prosecuzione dell'attività dilettantistica a livello nazionale e regionale, non possiamo dire lo stesso per quella provinciale e giovanile. Se così fosse siamo preoccupati perché impedire lo sport soprattutto a bambini e ragazzi equivale a creare un forte squilibrio tra una socialità organizzata e quella disorganizzata, quella che porterà migliaia di giovani a vivere il proprio tempo libero senza regole e senza responsabilità, a differenza di ciò che avrebbero potuto garantire le società sportive dilettantistiche che hanno investito risorse e mezzi per consentire la ripresa in sicurezza delle attività sportive».
 
«Trovo grave ha concluso Sibilia - considerare lo sport un'attività non essenziale, come anche non aver cercato un confronto con chi organizza e gestisce lo sport di base nel nostro Paese. Chiudere il calcio dilettantistico sarebbe stato come fargli il funerale, ma impedire le competizioni a bambini e ragazzi equivale a creare un forte squilibrio tra una socialità organizzata e quella disorganizzata. Se è giusto continuare l’attività con 12 mila contagi al giorno? Certo. Le società in estate hanno fatto mutui per adeguare le strutture ai protocolli, per sanificare, per garantire il rispetto di protocolli e standard di sicurezza. Se avessimo chiuso, non avremmo riaperto più».

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