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Il generale della Finanza: "Camorra e 'ndrangheta hanno bisogno di riciclare" 

Parla Giovanni Mainolfi, comandante regionale in Veneto: le due organizzazioni criminali hanno cospicui capitali raccolti con lo spaccio e con l'usura  

VENEZIA. «Gli elementi raccolti ci fanno dire che camorra e ’ndrangheta stanno approfittando dello stato di crisi per investire denaro sporco. Stanno cercando di aprire attività con le quali poi infiltrare il tessuto economico sano del Veneto. E chi, se non le grandi organizzazioni criminali, ha sempre grandi disponibilità di denaro da riciclare? Quello che sta emergendo conferma questo concetto. E soprattutto nel settore del turismo, dei servizi e della sanità. E poi gestire l’usura. Del resto sono organizzazioni criminali che hanno grandi disponibilità di denaro proveniente dal traffico di sostanze stupefacenti e dalla contraffazione. Cosa Nostra preferisce la finanza. E soprattutto l’alta finanza, anche perché ha già una grande esperienza di riciclaggio nel mondo dell’economia».

Il generale Giovanni Mainolfi, comandante regionale della Guardia di Finanza ha sviluppato, insieme ai suoi uomini, un modello investigativo di prevenzione unico in Italia e più volte citato a esempio dal Procuratore Nazionale Antimafia Federico Cafiero De Raho. Il lavoro dei finanzieri veneti che si occupano di questo è stato anche al centro di parte dell’audizione di De Raho, a luglio, in commissione Antimafia.

«Abbiamo iniziato il lavoro subito a marzo qualche giorno dopo l’inizio del lockdown. È fondamentale anticipare l’arrivo delle mafie. In un’indagine classica quando individui il cancro da estirpare ci vogliono almeno alcuni anni per arrivare a togliere il tessuto malato. Nel frattempo i criminali hanno fatto i loro affari e hanno contaminato altro tessuto. L’unica strada da percorrere è prevenire l’infiltrazione. Come dico sempre bisogna “accogliere” i criminali sull’uscio di casa. Spero che in nostro modello venga impiegato anche in altre regioni questo faciliterebbe il lavoro» continua il generale.

«La tecnologia ci offre una serie di strumenti un tempo impensabili. Questo ci consente di fare con tre finanzieri che lavorano al computer nella ricerca e nell’incrocio dati, verifiche per le quali un tempo dovevo impiegare un battaglione di uomini. Senza scordare che i tempi erano lunghi e quando riuscivamo a quadrare il cerchio spesso era tardi e i danni fatti all’economia legale infiniti. Faccio un esempio: se voglio sapere gli spostamenti di un’auto oggi c’è la possibilità di seguirla per centinaia di chilometri pur restando in ufficio. Ci sono strumenti che mi leggono la targa, la tracciano quando è in movimento, riescono a distinguerla in mezzo ad altre. Ho la stessa possibilità di seguire denari e operazioni finanziarie. La fase preventiva è fondamentale per evitare danni all’economia legale». —

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