Zaia raddoppia il suo tesoro di voti in Veneto. Crac grillino e Fratelli d’Italia balza da 50 a 150 mila voti

In cinque anni il governatore passa da 400 mila a 900 mila suffragi, anche la Lega in aumento. Il M5S perde 130 mila voti sulle precedenti regionali, 640 mila rispetto a due anni fa 

L'ANALISI

L’ingresso delle urne venete come quello dell’Inferno dantesco: “Lasciate ogni speranza, voi ch’entrate”. Mai come stavolta, per un elettore veneto su quattro, l’esperienza elettorale si è rivelata una batosta largamente annunciata.

Ma anche il 75 per cento dei consensi che hanno valso a Luca Zaia la terza riconferma, è risultato urticante per la coalizione: anche sommando i loro voti insieme, gli altri quattro suoi componenti (Lega Salvini, Fratelli d’Italia, Forza Italia e Veneto Autonomia), rimangono comunque sotto di 250mila voti rispetto a quelli della lista del governatore. La quale, da sola, supera quota 900mila, di fatto raddoppiando il patrimonio di consensi raccolto cinque anni or sono, e andando a sfiorare la maggioranza assoluta. Cose che capitavano solo alla vecchia Democrazia Cristiana…

Se il dato d’insieme di queste elezioni è inequivocabile, diventa interessante approfondirlo attraverso l’analisi dell’andamento dei singoli concorrenti, raffrontandolo con le regionali di cinque anni fa e con le politiche di due anni fa. Ed è istruttivo farlo non tanto basandosi sulle percentuali, che sono condizionate dall’entità dell’affluenza alle urne, quanto guardando ai voti assoluti, che fotografano in modo nitido l’aumento o perdita reale dei consensi.

Dei principali soggetti in campo, come visto, e come documenta la tabella che pubblichiamo, il trionfo di Zaia risulta nitido: tanto più che a rigore ai suoi 900mila e passa voti andrebbero sommati i poco meno di 50mila della lista Veneta Autonomia, che correva in suo appoggio, e che la volta precedente non era in corsa.

Un modesto aumento lo fa registrare per dire il vero anche la Lega ufficiale targata Salvini, con un incremento di 17mila voti rispetto a quelli ottenuti nel 2015 dalla Lega Nord; ma c’è da tener conto che stavolta la partecipazione è stata di quattro punti superiore.

Il solo altro vincitore, meno vistoso in termini assoluti ma robusto sul piano dell’incremento percentuale, è il simbolo dei Fratelli d’Italia, impinguato da ben 150mila nuovi consensi rispetto ai meno di 50mila delle precedenti regionali, che significa un bottino triplicato.

Un’affermazione ottenuta in parte a scapito di una Forza Italia sempre più esangue, dopo aver dominato la Regione nei quindici anni della presidenza Galan: oggi i forzisti scendono sotto i 100mila voti, perdendone 40mila sulle regionali 2015 e 230mila sulle politiche di soli due anni fa. Segno di un’inesorabile e ormai nemmeno più lenta agonia, anche se qualche buontempone indigeno riesce a sostenere che il partito sta crescendo, e che il suo ruolo rimane centrale.

Campane a morto sul fronte opposto, dove il centrosinistra tutto insieme è rimasto di oltre 60 punti e 1 milione 200mila voti al di sotto del centrodestra. Vistosa l’emorragia del Pd, spiaggiato sotto il 12 per cento e la soglia dei 250mila voti: il peggior risultato di sempre, inferiore perfino a quello desolante incassato la volta precedente con l’infelice candidatura Moretti.

E questo, per giunta, controcorrente rispetto al buon esito ottenuto dal partito a livello nazionale: la filiale veneta dei Democratici si conferma la più scalcinata d’Italia, quasi dimezzando i voti raccolti nelle politiche di due anni fa, e inanellando l’ennesima sconfitta di un’irreversibile sequenza. Anche la scelta del capocordata, rinunciando ad esprimere una candidatura propria e ricorrendo a un nome della società civile, non è stata premiata dagli elettori: la lista Lorenzoni ha messo assieme poco più di 40mila voti, contro i 70mila racimolati dalla lista Moretti nel 2015.



Altrettanto clamoroso il tracollo grillino: sui Cinque Stelle veneti si è abbattuto un autentico tsunami dell’urna, con la perdita di 130mila voti sulle precedenti regionali, già non esaltanti di loro, e addirittura di 640mila consensi sulle politiche di due anni fa. Oggi il movimento si è schiantato poco sopra i 50mila voti, scivolando addirittura al quinto posto nella graduatoria regionale. Resta da dire della strage annunciata delle liste minori, a partire dal fallimento del Partito dei Veneti: il tentativo di mettere assieme una forza unitaria dopo anni di litigi a coltello ha fruttato meno di 20mila voti. Nove liste non hanno ottenuto seggi, sette non sono riuscite a superare la soglia di sbarramento, altrettante si sono fermate allo zero virgola qualcosa. Malinconica performance, se ci si prende la briga di rivisitare i bellicosi proclami della vigilia. Meglio osservare un pietoso silenzio. —


 

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