La speranza di una stagione di sviluppo e coesione sociale

Zaia ha dinanzi una sfida impegnativa assai: spiegare ai partiti e alla comunità nazionale che i veneti non chiedono autonomia per un esercizio egoistico e secessionistico, ma con la volontà di realizzare risparmi ed efficienze valide, come esperimento pilota valido per lo Stato e la nazione Italia

VENEZIA. La (ennesima) campagna elettorale è finita. Prepariamoci adesso alla più dura crisi economica dal dopoguerra. Tocca a chi è stato investito di responsabilità politica interpretare la sfida innescata, o forse solo accelerata, da Covid 19. Il virus, tra gli altri drammatici effetti collaterali che porta con sé, toglie una esimente a chi governa: da Bruxelles arriverà un torrente di denaro.
 
Se all’Italia sono stati destinati 209 miliardi, possiamo ritenere plausibile che la decima parte possa prendere la via del Veneto? Per rendere plausibile tale ipotesi occorre riempirla di idee, progetti, programmi autenticamente praticabili.
 
Esattamente quel che manca da tanti anni, ammorbati da disillusioni, tradimenti, pentimenti. Ebbene, l’impressionante investitura popolare di cui Luca Zaia è portatore lo carica naturalmente di pari responsabilità. Il presidente della Regione ha espresso ieri alcuni capisaldi fondamentali della sua azione di governo, che pretendono di essere ripresi: sanità e lavoro in primo piano, battaglia per l’autonomia come must politico. Proviamo a entrare nel merito.
 
Sanità significa, per esempio, spingere al massimo affinché il nuovo ospedale di Padova – opera pubblica di scala nazionale – sia realizzato in tempi diversi dal decennio previsto. Magari un commissario alla stregua del ponte Morandi di Genova può aiutare? Lavoro significa, per esempio, invertire l’emorragia di giovani laureati che lasciano la nostra regione (questa quota di popolazione è calata del 4% negli ultimi tre anni, a fronte di un aumento del 15% ogni anno per Lombardia ed Emilia).
 
Lavoro significa anche, per esempio, cessare le lotte di campanile tutte venete – Roma non c’entra nulla di nulla – e definire il tracciato della linea ferroviaria ad Alta velocità/alta capacità nella microscopica tratta Vicenza-Padova, dopo di che sarà completata la Transpadana che da Torino in direzione Est impegna cantieri da un quarto di secolo. A proposito del rapporto con Roma, ecco qui la questione dell’autonomia.
 
Battaglia da cui è vietato recedere, ma sulla quale occorre dire qualche parola in semplicità e verità: nessun governo, di nessun colore ha mai davvero tenuto il tema dell’autonomia tra le priorità, caso mai tra le scocciature. Prima con il referendum del 2017, ora con il plebiscito dei giorni scorsi, Luca Zaia ha un mandato chiaro e fortissimo dai veneti. Che sono gli unici italiani che chiedono a gran voce e compatti autonomia.
 
Zaia ha dinanzi una sfida impegnativa assai: spiegare ai partiti e alla comunità nazionale che i veneti non chiedono autonomia per un esercizio egoistico e secessionistico, ma con la volontà di realizzare risparmi ed efficienze valide, come esperimento pilota valido per lo Stato e la nazione Italia. Dopo che avrà terminato di spiegare, potrà provare a piegare la burocrazia romana che non vuol cedere potere.
 
Dobbiamo augurare buon lavoro al presidente. Perché tre veneti su quattro, tra quanti hanno votato, confidano che dal successo della sua missione possa derivare una stagione favorevole di sviluppo e coesione sociale. Buon lavoro presidente. —
 

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