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Verso le elezioni: i conti in tasca ai consiglieri veneti, per i non rieletti minivitalizio e assegno

I conti in tasca ai 52 consiglieri di Palazzo Ferro Fini nella Decima legislatura. Il trattamento previdenziale medio di un consigliere con il solo mandato dal 2015 over 65 è, grazie al montante versato, di 1.100 euro lordi per 12 mensilità l’anno

Albino Salmaso
3 minuti di lettura

VENEZIA. Cala il sipario sulla decima legislatura, quella del referendum sull’autonomia e a Palazzo Ferro Fini è tempo di bilanci, di conti in tasca ai 51 consiglieri regionali.

I loro stipendi sono pubblici da tempo: 8 mila euro al mese. Rimborsi spese inclusi. Anche nel periodo di lockdown. Un po’ meno i vitalizi che i grillini hanno congelato con un atto d’imperio a Roma per gli ex parlamentari, mentre chi ha trascorso cinque anni a Palazzo Ferro Fini può ancora contare su un assegno che sfiora i 2 mila euro, che diventano 4 mila con tre legislature alle spalle. Al mese.

A leggere le liste dei candidati, otto hanno già rinunciato alla corsa. Ci sono i tre leghisti Riccardo Barbisan, Giuseppe Montagnoli e Gianluca Forcolin estromessi da Zaia e Salvini per lo “scandalo” del bonus da 600 euro che l’Inps ha destinato alle partire Iva in difficoltà. Loro a palazzo Ferro Fini ci volevano tornare e Forcolin si è addirittura dimesso il 14 agosto in segno di protesta giurando la propria innocenza, con l’ultimo stipendio di 4 mila e rotti euro. Barbisan dopo la “purga” è già entrato nello staff a Bruxelles dell’eurodeputato Da Re, mentre Montagnoli tornerà al suo mestiere di promotore finanziario.

Ampio il rinnovamento nel Pd. Stanno a casa Claudio Sinigaglia, Stefano Fracasso e Bruno Pigozzo, tutti con due legislature alle spalle. Si ferma anche il veronese Andrea Bassi, eletto con Tosi nel 2015 e poi passato con FdI e Piero Ruzzante, di LeU, che chiude con la politica. Ma altri dieci consiglieri sono a rischio esclusione in base ai sondaggi e quindi si apre la porta al vitalizio e al “tfr”. Con molte novità: nell’ultima legislatura l’assegno pensionistico è stato dimezzato e vale 1100 euro al mese, mentre prima era di 1800.

La Corte dei Conti ha imposto la cura dimagrante ai bilanci dei 14 gruppi del Consiglio regionale del Veneto che hanno restituito più del 50% del contributo di funzionamento della X legislatura. I rilievi dei giudici contabili della sezione di Venezia sono stati una spina nel fianco di tutti i partiti, con la Lega che ha deciso di congelare le somme per evitare un braccio di ferro infinito. Del resto, con le due Leghe e che viaggiano oltre il 50 per cento non c’è bisogno di spendere soldi in seminari e convegni, basta un manifesto con la faccia di Zaia su un bus e una web tv sul Covid al giorno per portare il gradimento del governatore al top in Italia. Gratis.

A una settimana dal voto, il presidente dell’assemblea legislativa Roberto Ciambetti sta tirando le somme e spiega che i gruppi consiliari hanno restituito 1 milione e 336 mila euro al fondo Covid della Regione a fine luglio. «Poi ci sono altri 226.000 euro a cui hanno rinunciato alcuni gruppi consiliari fin dall’inizio della legislatura».

E qui inizia il balletto delle accuse perché la Lega rivendica la medaglia d’oro per l’assegno da 950 mila euro firmato da Nicola Finco e Silvia Rizzotto, mentre il M5s vanta il copyright e il primato assoluto del taglio agli stipendi. Ai parlamentari pentastellati restano netti in tasca 3 mila euro al mese e la stessa regola vale anche per i consiglieri regionali.

«Noi del M5S, tra i nostri stipendi (293mila euro) e i soldi del gruppo cui abbiamo rinunciato (altri 300 mila) in questa legislatura abbiamo restituito alla società veneta oltre 593 mila euro. I 4 consiglieri del gruppo M5s hanno rimborsato 148 mila euro a testa. I 22 colleghi della Lega e lista Zaia ne hanno versati 43 mila ciascuno» ha spiegato Erika Baldin al termine di una dura polemica in aula.

Un passo indietro: è la delibera dell’ufficio di presidenza 133 del 25 agosto 2015 che ha stabilito il fondo di 500 mila euro all’anno da ripartire ai gruppi per la X legislatura. Senza citare la babele di leggi, il 20% va in misura uguale a tutti i partiti e l’altro 80 è legato al numero degli eletti. Certo, la proliferazione dei gruppi nel centrodestra con la spola tra Forza Italia e Fratelli d’Italia di Berlato e il dissolvimento della lista Tosi ha fatto di Palazzo Ferro Fini un laboratorio della frammentazione, con monogruppi senza radicamento con il territorio. Il voto li spazzerà via.

Fino a quando potrà durare l’esercito di 51 eletti in Veneto se a Roma il Parlamento sarà composto da 400 deputati e 200 senatori, con il sì al referendum costituzionale del 20 settembre? Nell’agenda delle riforme, accanto alla legge elettorale, M5s vuol inserire anche la totale abolizione del vitalizi ai consiglieri regionali che sono oltre mille nelle 20 assemblee legislative italiane. Il doppio dei parlamentari.

Ma i vitalizi ci sono ancora o il Veneto li ha aboliti, come spiega il presidente Roberto Ciambetti? «Per i consiglieri della X legislatura, è un concetto improprio se non sbagliato: non dimentichiamo che la rendita è oggi legata esclusivamente al sistema contributivo, esattamente proporzionale a quanto versato. Non ci sono più premi aggiuntivi eterni. Facciamo questa ipotesi di scuola: se tutti i 51 consiglieri in carica non venissero rieletti e avessero già compiuto i 65 anni, avrebbero diritto a un benefit di 588 euro al mese: se tiriamo le somme si tratta di 30 mila euro al mese che diventano 360 mila l’anno. 

La realta è diversa e la sapremo martedì 22 settembre con la lista dei nuovi eletti. Il trattamento previdenziale medio di un consigliere con il solo mandato dal 2015 over 65 è, grazie al montante versato, di 1.100 euro lordi per 12 mensilità l’anno. L’importo scende sotto gli 800 euro e non supera gli 846 nel caso si tratti dell’unico reddito percepito con aliquota fiscale del 23 per cento».

Cosa significa? Che il consigliere può incassare il bonus pensione subito: tirate le somme sono 36 mila euro lordi accumulati nell’arco della legislatura. Quei 588 euro al mese per 60 mesi: esattamente 35.280 euro. Se tutti seguissero questa strada la tesoreria di Palazzo Ferro Fini dovrebbe staccare un assegno di 1 milione 836 mila euro. Ora non resta che scommettere sui non rieletti: saranno 8 o 20?


 

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