Schianto di Zanardi, ecco la super perizia che ricostruisce lo schianto

La handbike dell’atleta all’esame del consulente della Procura di Siena. Filtrano le prime indiscrezioni: il mezzo funzionava bene

SIENA. È stato un lavoro certosino, realizzato in poco più di due mesi e adesso è stato consegnato nelle mani della Procura di Siena. I giudici dovranno sfogliare una ad una quelle pagine, dovranno incrociare dati e approfondimenti tecnici e capire, dalle conclusioni se possano emergere novità sulle cause dell’incidente che ha ridotto in condizioni gravissime Alex Zanardi il 19 giugno scorso.

Alcune indiscrezioni dicono che l’handbike funzionava bene e non c’erano buche nella strada, ma per avere un quadro completo ci vorrà ancora del tempo, data la mole di materiale restituito. Dario Vangi, il super perito dell’inchiesta sulla morte di Franco Ballerini durante un rally nel 2010 e dell’inchiesta sulla strage di Viareggio, ha terminato il suo lavoro ieri mattina e ha depositato la sua perizia tecnica.


Su richiesta della Procura erano finiti sotto la lente di ingrandimento la ricostruzione della dinamica che aveva portato allo scontro tra l’handbike del campione bolognese e un tir lungo la strada provinciale 146 tra Pienza e San Quirico d’Orcia in provincia di Siena. In più, la perizia, doveva verificare la presenza o meno di malfunzionamenti sul mezzo di Zanardi o di eventuali guasti.

I rilievi erano partiti il 16 luglio scorso con un sopralluogo guidato dalla moglie di Zanardi Daniela, al seguito della passeggiata e tra i primi a soccorrerlo, per verificare le condizioni del manto stradale e della segnaletica. Al perito erano stati affidati anche la handbike di Zanardi e i computer di bordo sequestrati dai carabinieri subito dopo l’urto anche ad altri ciclisti che partecipavano alla staffetta tricolore.

Docente all’Università di Firenze di progettazione meccanica e costruzione di macchine, l’ingegner Vangi è considerato un esperto nel campo dell’infortunistica stradale. Ha sviluppato diversi modelli per la ricostruzione degli urti, realizzato una pista per prove di crash, costituendo un laboratorio di sicurezza e infortunistica stradale. Ha inoltre sviluppato un software per l’analisi e la ricostruzione dei tamponamenti e urti frontali a bassa velocità, per la determinazione dei principali parametri cinematici e per la correlazione tra urti e effetti lesivi sugli occupanti. A tutte queste prove è stata sottoposta la Zetabike di Zanardi, del peso di otto chili.

E dai risultati di tutte queste prove, i giudici senesi aspettano risposte. La perizia ha ricostruito la traiettoria compiuta fino all’impatto, i possibili guasti meccanici o la presenza di eventuali errori umani. Ma chi attende risposte, oltre alla famiglia di Zanardi, è anche il camionista senese che era alla guida del mezzo pesante. Fino ad oggi rimane l’unico indagato. Su di lui la Procura ha aperto un fascicolo con l’accusa di lesioni gravissime, un atto dovuto. Il tir infatti non aveva oltrepassato la linea di mezzeria e l’uomo è risultato negativo a qualsiasi test sull’uso di alcol e droghe. Intanto Alex Zanardi continua la sua battaglia per la vita in una clinica di riabilitazione in provincia di Lecco.

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