Bufera bonus Covid sulla Lega, un paracadute per Barbisan: Da Re lo nominerà assistente all'europarlamento
 

L'eurodeputato Toni Da Re, già da qualche settimana, avrebbe pensato di offrire una chance a Barbisan, che da una possibile riconferma in Regione si è trovato disarcionato e al centro di un caso clamoroso

TREVISO. Impallinato alle regionali, Riccardo Barbisan potrebbe rientrare presto a Bruxelles, città che conosce molto bene avendoci lavorato 5 anni per Unioncamere del Veneto, in una sede adiacente a quella di rappresentanza delle Regione Veneto, dopo una laurea in Giurisprudenza sul diritto comunitario.
 
Potrebbe infatti diventare, fra un mese, l’assistente parlamentare sul territorio dell’europarlamentare Toni Da Re. Incarico che rientra nello staff a disposizione di ogni membro del Parlamento Europeo, e che è stato sin qui ricoperto, in quest’anno e mezzo dal maggio 2019, da Bepi Paolin, che è anche segretario organizzativo della Liga veneta e vanta 30 annidi militanza.
 
Paolin, adesso, è stato eletto parlamentare grazie al riconteggio dei voti delle politiche 2018, a scapito del collega Luca De Carlo di Fdi. 
 
E da grande beffato, si è visto risarcito con l’ingresso in Parlamento, nono leghista trevigiano a sedere sugli scranni romani di Camera e Senato. E ha lasciato il posto. Anche perché, sussurrano i maligni di RadioLega, il cumulo di cariche e di emolumenti cominciava a far discutere sezioni e militanti, dove negli ultimi tempi poltrone e indennità relative rendono il partito particolarmente “effervescente”. Da novembre, Paolin è presidente di AscopiaveEnergie, nata della fusione fra Veritas e Pasubio, in precedenza sedeva nel cda di Pasubiservizi, sempre controllata dal colosso di Pieve di Soligo.
 
L’iter delle dimissioni dallo staff europeo di Da Re è appena partito (ogni deputato europeo ha a disposizione un budget per nominare uno staff fino a 5 persone, in genere 2 a Bruxelles e 3 sul territorio)...
 
E Toni Da Re, già da qualche settimana, avrebbe pensato di offrire una chance a Barbisan, che da una possibile riconferma in Regione si è trovato disarcionato e al centro di un caso clamoroso, con risvolti persino giudiziari.
 
Un paracadute dal tempismo perfetto, che conferma come la politica abbia sempre mille risorse. «Un vero partito non si dimentica di chi l’ha servito», sussurra un veterano. Barbisan, che è anche capogruppo ai Trecento, ha visto naufragare la sua ricandidatura per lo scandalo dei Covid bonus da 600 euro chiesti e percepiti, per quanto poi li abbia subito devoluti al fondo comunale di solidarietà comunale per le famiglie colpite dall’emergenza (la prima tranche da 600 euro) e alla Pro Loco di Canizzano e San Vitale per una colletta alimentare (la seconda).
 
E il presidente di quest’ultimo sodalizio, Adriano Volpato, aveva inviato subito dopo una lettera ai residenti del quartiere, sponsorizzando la candidature di Barbisan, precisando di averlo fatto a titolo strettamente personale, senza impegnare l’associazione (che peraltro era stata contestata dalla Tarvisium Pro Loco l’unica ufficialmente accreditata, per l’uso del nome). Ma questo non aveva impedito che il Pd e le minoranze presentassero un esposto alla Procura, ipotizzando gli estremi del voto di scambio. —
 

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