Impianti, frequenze, progetti approvati e bocciati: tutto quello che c'è da sapere sul 5g in Veneto

Renderanno possibile "l’Internet delle cose” e cambieranno per sempre il nostro mondo, ma decine di Comuni cercano (invano) di opporsi all’installazione delle antenne per paura dei possibili effetti sulla salute

Immaginate un mondo di auto che non hanno bisogno di autisti, termosifoni e forni che si regolano a distanza, robot deputati alla logistica, droni utilizzati per seminare campi o vigilare le strade.

Qualche anno fa sarebbe stato uno scenario da science fiction, una delle tante visioni ottimistiche - o distopiche - di molta fantascienza novecentesca. Oggi questo processo ha un nome e grazie a una nuova tecnologia potrebbe diventare presto realtà.

Si chiama “Internet of Things” letteralmente “Internet delle cose” e coinvolge gli oggetti della nostra quotidianità, le nostre infrastrutture e i nostri trasporti. Dopo aver connesso individui potenzialmente molto distanti, l’ultima rivoluzione digitale è connettere e armonizzare il mondo attorno a noi fino all’utopia, sempre più tangibile, delle cosiddette “smart city”, città in cui la rete svolgerà un ruolo essenziale nell’erogazione e nell'ottimizzazione dei servizi essenziali.

Ciò che renderà possibile tutto ciò è la nuova tecnologia 5G. Di cosa parliamo? Il 5G è la quinta generazione di standard per la telefonia mobile ed è una tecnologia che rende possibile il passaggio di una quantità di dati nettamente maggiore rispetto a tutte le altre che ci hanno preceduto. Di quanto?

Parliamo di una rete che potenzialmente può essere 100 volte più veloce della rete 4G esistente che porterà a una velocità di download fino a 20 volte superiore rispetto alle reti di quarta generazione. Sarà possibile così scaricare sui nostri telefoni files molto grandi in pochi secondi (si pensi ad esempio a un film in HD). Ma non solo. La nuova tecnologia renderà possibile la connessione di molti più “device” nell’ambito dello stesso spazio, permettendo comunicazioni in tempo reale, con tempi di latenza minimi di appena di 4 millisecondi.

Ma questa tecnologia fa paura a molti. Fa paura per i rischi legati alla salute e fa paura per i rischi legati alla sicurezza. Ecco: salute e sicurezza sembrano essere le due parole chiave, quasi in contrapposizione ad altre due parole chiave: futuro e velocità.

Sentite cosa ne pensa Luca Marchesi, direttore generale di Arpa Veneto, in questo breve intervento realizzato apposta per voi che ci state leggendo qui.

Tecnologia 5g in Veneto, Marchesi: unico antidoto alla paura è la conoscenza

LA SITUAZIONE IN VENETO

Per installare un impianto 5G l’iter è complesso, con il rispetto della normativa vigente - più stringente di quella europea - che deve passare sotto lo sguardo di Arpav. A fronte dei 14 impianti ora attivi in Veneto, 82 hanno ricevuto il via libera, la maggior parte dei quali nel Veronese. Ma 19 potrebbero sorgere nel Veneziano, 11 a Padova, 8 a Belluno e 6 a Treviso.

«I sindaci potranno individuare siti sensibili come ospedali e asili, in cui vietare l’installazione» aveva spiegato  Lorenzo Traina, segretario regionale del Comune di Treviso, rifacendosi alla testimonianza in un recente webinar di Mauro Ramigni del dipartimento di prevenzione e sicurezza Usl Treviso. Seppur notizie certe sugli effetti del 5G non ci siano - è troppo presto e la tecnologia troppo poco utilizzata -, è certo che i bambini sono i più sensibili.

L'aveva spiegato prima che il DL semplificazioni limitasse de facto il potere d'interdizione dei sindaci, un concetto ribadito dall'Antitrust: "Sono ingiustificate le restrizioni dei comuni all'espansione della tecnologia
5g". Nell'ultimo bollettino si legge infatti che «le disposizioni delle amministrazioni locali sono legittime nella misura in cui consentono comunque 'una sempre possibile localizzazione alternativa (delle infrastrutture, ndr) e non determinano invece 'l'impossibilita della localizzazione. Tale principio è stato più volte ripreso anche dal Consiglio di Stato».

L'Antitrust ricorda inoltre che sempre il Consiglio di Stato ha già precisato: «va dichiarata l'illegittimità di un regolamento comunale adottato ai sensi dell'articolo 8 comma 6 l. 22 febbraio 2001 n. 36, laddove l'ente territoriale si sia posto quale obiettivo, sebbene non dichiarato, ma evincibile dal contenuto dell'atto regolamentare, quello di preservare la salute umana dalle emissioni elettromagnetiche promananti da impianti di radiocomunicazione (ad esempio attraverso la fissazione di distanze minime delle stazioni radio base da particolari tipologie d'insediamenti".

Quindi - scrive l'Autorità - "Gli atti amministrativi, quali le ordinanze sindacali o altri atti di indirizzo, che vietano in tutto il territorio comunale la sperimentazione, installazione e diffusione di impianti di telecomunicazione mobile con tecnologia 5G, in attesa di dati scientifici più aggiornati, costituiscono un ostacolo assoluto e generalizzato all'installazione di impianti di telecomunicazione mobile con tecnologia 5G e rappresentano una barriera al libero dispiegarsi della concorrenza, nonché alla libertà di stabilimento e alla prestazione dei servizi da parte degli operatori di telefonia".

Dunque "Alla luce dell'importanza degli effetti sull'intero sistema economico che le tecnologie di telecomunicazione 5G avranno nei prossimi anni in Italia, l'Autorità ritiene quanto mai prioritaria l'eliminazione degli ostacoli ingiustificati e non proporzionati all'intervento infrastrutturale mediante la definizione di un'azione amministrativa efficace ed efficiente«.

Una scelta, questa, duramente criticata dal presidente di Anci Veneto Mario Conte (sindaco di Treviso: “Si tratta di una limitazione all’autonomia dei sindaci su un tema delicato che tocca da vicino le comunità ed il paesaggio. Il DL semplificazioni, di fatto, annulla le ordinanze di quei Comuni che si erano opposti alla rete di nuova generazioni sconfessando di fatto i sindaci".

“Con il DL Semplificazioni ci viene tolta la possibilità di difendere il territorio e la salute dei cittadini - ha sostenuto Conte in questa nota - che viene per noi prima di tutto. Queste infrastrutture rischiano di essere impattanti sotto molteplici punti di vista ed a pagarne le conseguenze saranno l’ambiente ed i cittadini e soprattutto le nuove generazioni che rischiano di avere in eredità un territorio rovinato”.

“I sindaci vengono trattati come semplici esecutori di ordini che arrivano dall’alto e questo intacca la nostra dignità oltre che il nostro ruolo. Come Anci Veneto non ne facciamo una questione ideologica, ma un tema su cui è necessario fare degli approfondimenti tecnici e scientifici perché non si scherza con la salute dei cittadini”.

La realtà è che  il 5G è tutelato dallo Stato, e il Ministero delle finanze ha già incassato quasi 8 miliardi di euro dai gestori della telefonia per installare le antenne.

A opporsi, in Veneto, sono stati inizialmente 60 Comuni. Una quindicina nel Padovano, come Albignasego, Montagnana, Teolo e Cadoneghe. Sette a Venezia, tra cui Chioggia, Mirano e Noale. Nel Trevigiano, ad esempio, Vedelago e Asolo. Ma le polemiche riguardano soprattutto il Bellunese, dove si trovano 2 dei 14 impianti 5G attivi nella regione. Gli altri 12 sono nel Veronese

Tecnici fai-da-te. "Sabato mattina abbiamo fatto una nuova rilevazione di campo elettromagnetico presso l'antenna di via Gran Sasso, quartiere San Michele Extra" si legge in una pagina facebook contraria al 5g a Verona: "Si ringrazia Michele Bottari dell'associazione Exit per la disponibilità dello strumento, Stefano Peretti del comitato quartieri attivi, il Dott. Michele Croce e il presidente di circoscrizione Marco Falavigna per la gentile presenza".

Ancora, su facebook: "Le rilevazioni continuano e anche la sensibilizzazione a questo tema di fondamentale importanza perché strettamente connesso alla salute pubblica.Gli attuali limiti a 6V/m vengono spesso superati (come si può sentire nel video). Andremo a creare una mappa delle rilevazioni per determinare il "punto zero" prima della accensione delle antenne 5G, per ora non attive ma già in parte installate".

Per sapere perché così tanti impianti nel Veronese, ascoltate più sotto l'intervista a Flacio Trotti, qui sotto.

GLI ESPERTI E LA LEGGE

«I campi elettromagnetici possono produrre effetti biologici, ma un danno sulla salute non è effetto necessario» spiega ancora Ramigni. «Le linee guida sull’utilizzo del 5G devono servire a limitare l’esposizione, per contenere il pericoloso aumento della temperatura. Ma per dare risposte certe sugli effetti a lungo termine di una esposizione prolungata servono più dati».

La parola d’ordine è mediare. I benefici del 5G sono evidenti e rispondono a una doppia sfida: efficienza minimizzando i costi. Ce ne siamo accorti con il lockdown e il ricorso alla telemedicina. Ne avrebbero potuto beneficiare studenti e insegnanti, con la didattica a distanza. Ma si parla persino della possibilità di salire a bordo di mezzi senza autista. E delle applicazioni nella domotica.

«Siamo passati dagli 800 ai 3.500 MHz, dal non poter inviare un sms al navigare velocemente su internet» sintetizza Sabrina Poli di Arpav. Il massimo conosciuto finora, quindi, è 3.500 MHz. Il 5G può essere anche di 700 (disponibile in Veneto dall’1 luglio 2022, ora utilizzato solo dalle tv), 3.700 (utilizzato dai 14 impianti veneti). E poi 27 mila MHz: una potenza enorme, che preoccupa, ma che finora non ha messo piede in Veneto.

VIDEO. Che cosa è la tecnologia 5g, a cosa serve, quali sono i rischi sanitari rispetto all'esposizione ai campi elettromagnetici? E qual è la situzione in Veneto? Flavio Trotti, responsabile del coordinamento Arpav sugli agenti fisici, illustra a Paolo Cagnan la situazione: dai limiti di legge alle procedure di autorizzazione, sino al ruolo dei Comuni

Impianti, frequenze, rischi e benefici: l'esperto di Arpav spiega il 5g in Veneto



Parametri. «Per installare un impianto il gestore deve presentare istanza di autorizzazione o Scia all’ente locale, allegando la documentazione tecnica. Arpav verifica il rispetto delle soglie e fa una serie di valutazioni. I controlli proseguono anche ad antenne installate, perché i parametri siano sempre rispettati» assicura Poli.

LA MAPPA

Cliccando qui potete visualizzare la mappa realizzata da Arpav e relativa agli impianti di telecomunicazione in veneto, ovvero alla loro dislocazione territoriale, alla loro concentrazione e alla suddivisione della rete tra operatori, da Tim a Vodafone sino alla più recente rete Iliad.

DOMANDE E RISPOSTE

Che cos’è il 5G?

Il 5G è il nuovo standard di trasmissione per la telefonia mobile. Rispetto agli attuali sistemi, GSM, DCS, UMTS e LTE, il 5G permette elevata velocità di trasmissione e tempi di reazione della rete ad una richiesta molto ridotti, caratteristiche che fanno prevedere aumento e miglioramento dei servizi e delle prestazioni.

In che ambiti di attività verrà utilizzato?

È difficile immaginare ora l’evoluzione della rete ma la ricerca si sta sviluppando in diversi settori, tra cui quello della mobilità (introduzione graduale di auto a guida autonoma) e quello sanitario (possibilità di fare operazioni a distanza così da intervenire anche in zone dove non ci sono ospedali avanzati); altri scenari di sviluppo riguardano certamente la pubblica sicurezza, il turismo e, ovviamente, anche l’intrattenimento.

Come funziona?

Dal punto di vista tecnologico cambia la modalità di trasmissione, non più ‘statica’ in una determinata area ma centrata sull’utente o meglio sul dispositivo: le nuove antenne consentono di ottenere fasci di emissione ‘dinamici’ nel tempo e nello spazio.

Ci sono antenne di questo tipo già attive in Veneto?

In Veneto sono attivi 15 impianti con tecnologia 5G, frequenza 3700 MHz (aggiornamento 9 aprile 2020).
Tali impianti sono stati sottoposti a controllo preventivo da parte di Arpav, all’interno del procedimento autorizzativo previsto per l’installazione degli impianti di telecomunicazione.

Quali frequenze utilizza?

La tecnologia 5G lavorerà su tre diverse bande di frequenza: 694-790 MHz, 3.6-3.8 GHz, 26.5-27.5 GHz.
La prima è destinata ora alla trasmissione televisiva e verrà riassegnata agli operatori di banda larga mobile dopo il primo luglio 2022, le altre due sono frequenze più elevate rispetto a quelle attualmente in uso per la telefonia mobile.

La nuova tecnologia usa frequenze che possono essere più dannose di quelle utilizzate da quelle già attive?

La normativa italiana fissa i limiti nella gamma di frequenza 100kHz - 300GHz, indipendentemente dalla tecnologia di rete utilizzata. Le tre bande di frequenza che verranno utilizzate per il 5G ricadono all'interno di questo intervallo i cui limiti, individuati dalla normativa italiana per la tutela della salute pubblica, sono tra i più cautelativi d’Europa.
Riferimenti normativi: L.Q. 36/2001, DPCM 08.07.03 e L. 221/2012

Ci sono studi sui possibili danni alla salute legati all’utilizzo di queste nuove frequenze?

Fermo restando che gli aspetti di carattere sanitario non sono di diretta competenza di Arpav, si ritiene importante segnalare un recente studio pubblicato dall’Istituto Superiore di Sanità, che fa il punto sui rischi per la salute legati ai campi elettromagnetici. Il rapporto conclude affermando che le evidenze scientifiche correnti non giustificano modifiche sostanziali all’impostazione attuale degli standard internazionali di prevenzione dei rischi per la salute (cioè gli attuali limiti di esposizione). Rapporto ISTISAN 19/11

L’aggiunta delle antenne 5G a quelle già presenti sul territorio aumenta i possibili effetti sulla salute?

Le valutazioni preventive dei livelli attesi di campo elettromagnetico e le misure effettuate sul territorio considerano il livello di campo dovuto a tutti i sistemi per telecomunicazioni presenti intorno all’area di interesse, incluso il nuovo segnale 5G, se presente.

Come vengono rilasciate le autorizzazioni per installazioni di antenne per il 5G?

Si segue il procedimento autorizzativo previsto per l’installazione di qualsiasi nuovo impianto di telecomunicazione o per la riconfigurazione di esistenti. Arpav rilascia un parere preventivo, che è favorevole solo quando i livelli di campo elettromagnetico, dovuti al nuovo impianto e a quelli già presenti nella stessa zona, risultano inferiori al limite, al valore di attenzione ed all’obiettivo di qualità - ove applicabili - fissati dalla normativa vigente. Tutte le emissioni degli impianti di telecomunicazione sono quindi controllate in fase di autorizzazione preventiva.
Riferimenti normativi: D.lgs.259/03

Le antenne 5G andranno semplicemente ad aggiungersi alle precedenti (2G, 3G, 4G) o andranno a sostituirle in parte?

È probabile che lo sviluppo di questa nuova tecnologia porti ad un aumento considerevole di impianti sul territorio. In ogni caso, l’incremento atteso con la diffusione del 5G non potrà mai portare ad una crescita indiscriminata dei livelli di campo elettromagnetico, grazie ai controlli Arpav sul rispetto dei limiti normativi. Nelle situazioni con valori già prossimi ai livelli limite non sarà possibile aggiungere ulteriori impianti, di qualsiasi tecnologia.

Le modalità con cui si eseguiranno i controlli cambieranno? Le Agenzie ambientali sono pronte?
I controlli preventivi effettuati da ARPAV all’interno del procedimento autorizzativo per l’installazione degli impianti 5G sono eseguiti secondo le nuove disposizioni previste dal Sistema Nazionale per la Prevenzione dell’Ambiente (SNPA), che tengono conto delle specificità di questa nuova tecnologia.
I controlli strumentali sugli impianti in esercizio seguono quanto specificato dall’apposita norma tecnica nazionale. Riferimenti normativi: Delibera SNPA 69/2020, Norma CEI 211/7E – rev del 01.11.19

* fonte: Arpav

(A cura di Paolo Cagnan con Laura Berlinghieri, Daniele Tempera)