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Coronavirus, microbiologie e tamponi: Padova scalzata da Treviso
 
 

Nuovo piano di sanità: pieni poteri a Rigoli. Il primario, già delegato al coordinamento veneto e criticato da Crisanti, avrà l’ultima parola su tamponi, esami e test rapidi

PADOVA. D’ora in poi l’arma vincente non sarà il missile ma la provetta, il refrain di Luca Zaia nell’ora più buia del contagio. La resistenza vittoriosa del Veneto al Covid-19, sentenzieranno poi gli esperti, è figlia legittima di un sistema di prevenzione epidemiologica che privilegia lo screening di massa (tamponi orofaringei, test rapidi, esami sierologici) abbinato all’isolamento precoce dei soggetti positivi.
 
Ecco allora la crucialità di un polo tecnomedicale capace di prelevare e analizzare in tempi rapidi elevate quantità di campioni clinici, garantendo una stella polare all’attività di diagnosi e cura. È il circuito delle microbiologie, sì, avviato ad un cambio di rotta dal piano di sanità pubblica “post emergenziale” che il governatore illustrerà a breve.
 
Articolato in 14 strutture di laboratorio distribuiti in svariate città, fin qui ha riconosciuto nell’Azienda universitaria di Padova - dove Andrea Crisanti dirige il dipartimento di Epidemiologia, profilassi e terapia delle malattie infettive - il più attrezzato centro di riferimento regionale. 
 
LAVORO INTENSO E SOLUZIONI INNOVATIVE
 
Presto però l’equilibrio muterà a beneficio di Treviso dove il primario Roberto Rigoli, già delegato al coordinamento su scala veneta, assumerà il ruolo di dominus e la sua unità complessa al Ca’ Foncello diventerà il nuovo baricentro dell’indagine di laboratorio finalizzata al contrasto delle patologie infettive. Non semplici passaggi di poltrone, si badi bene, ma un cambio sistemico di risorse, competenze e indirizzi che Zaia e il suo staff di consulenti scientifici hanno maturato alla luce delle dinamiche emerse nella stagione più acuta del coronavirus.
 
A Rigoli e alla sua équipe, in particolare, è riconosciuta la capacità di coniugare intensità di lavoro e soluzioni innovative, efficacia nell’organizzazione e vocazione collaborativa con i centri d’eccellenza del Paese, testimoniata dalle ricerche condotte in sinergia con l’ospedale Spallanzani di Roma e il policlinico San Matteo di Pavia. 
 
UN TALENTO VOCATO ALLA RICERCA
 
Apprezzate le intuizioni del medico trevigiano riguardanti i reagenti in home, il “cocktail” di tamponi utile ad accelerare i tempi e la sperimentazione dei test di produzione coreana capaci di determinare la negatività al virus nell’arco di pochi minuti; uno strumento adottato ora da altre regioni italiane. Inevitabile l’accenno comparativo a Crisanti, protagonista peraltro di un recente battibecco con lo stesso Rigoli.
 
«Il virus si sta spegnendo», le parole pronunciate da quest’ultimo all’unità di crisi di Marghera; «Chiacchiere prive di fondamento scientifico», la secca replica del pioniere dei tamponi di massa a Vo’, accreditato da molti media quale artefice dell’apprezzato modello veneto. A far pendere la bilancia sul versante della Marca, si apprende, è la convinzione che l’indiscusso talento di Crisanti premi la ricerca accademica rispetto alla prassi ospedaliera applicata e che si esprima al meglio se svincolato da incombenze istituzionali e amministrative.
 
QUEL RAMOSCELLO D'ULIVO
 
Tant’è. «Non ho alcun problema con il governatore Zaia, semmai non condivido le idee espresse dai suoi consiglieri», ha affermato, non più tardi di giovedì, il parassitologo proveniente dall’Imperial College. Un ramoscello d’olivo dopo le polemiche a distanza. Chissà se il germoglio resisterà al clima rovente di agosto. 
 
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