«Senza ammortizzatori sociali duemila lavoratori in bilico»

PADOVA

«Senza il rifinanziamento dell’ammortizzatore Covid e una nuova flessibilità contrattuale rischiamo di essere costretti a licenziare anche i due terzi dei dipendenti a tempo indeterminato del bacino termale». A fare una stima drammatica che potrebbe colpire come una scure circa 2000 dei 3000 dipendenti a tempo indeterminato delle terme padovane è Marco Maggia, proprietario dell’Ermitage Bel Air Medical Hotel di Abano Terme e vicepresidente nazionale Federterme di Confindustria. Titolare di una struttura che ha aperto i battenti già il 4 di maggio facendo leva sulla presenza di un centro medico polispecializzato all’intero dell’albergo, con 42 dipendenti a tempo indeterminato, 15 professionisti sanitari (medici e fisioterapisti in regime di Partita Iva) e solo 13 stagionali, quella di Maggia è tra le strutture del polo termale padovano che ha un tasso di occupazione delle camere più alto: pari a circa il 30% contro una media intorno al 20% negli alberghi euganei ad oggi aperti (non più della metà del totale).


Ad aggiungersi ad una situazione pesantissima è anche il fatto che il Fis-Covid, il Fondo integrazione salariale del settore turistico usato nella stragrande maggioranza dei casi nell’area delle Terme Euganee e garantito dal Governo per 18 settimane complessivamente, è in fase di esaurimento. Già ora, secondo i dati del vicepresidente nazionale di Federterme, oltre il 50% delle strutture alberghiere dell’area ha terminato le ore concesse mentre le altre strutture le esauriranno entro la fine di luglio.

«Di fatto è solo una questione contabile» spiega Maggia «chi ha aperto alla fine di febbraio ha già esaurito lo strumento, chi invece, come me, ha aperto un paio di settimane più tardi lo esaurirà entro la fine del mese. Ovvio che in una situazione come questa non si può sperare di riprendersi senza un solido aiuto da parte dello Stato. Abbiamo bisogno del rifinanziamento dell’ammortizzatore sociale fino a dicembre, così da garantire agli imprenditori di fare un po’ di programmazione, ma pure di una nuova flessibilità contrattuale per poter lavorare su quella domanda evanescente e ridotta con cui dobbiamo confrontarci. Fino ad ora il Governo invece sembra volere agire al contrario: tenere il punto sul Decreto Dignità e non rifinanziare il Fis Covid a circa un mese dalla fine del blocco dei licenziamenti (previsto per il 17 agosto) rischia di portare al licenziamento 2000 dei 3000 dipendenti del settore».

Ma per l’imprenditore questa scelta potrebbe causare anche un vero danno erariale alle casse dello Stato. «Per ogni ora che io pago di stipendio l’Inps non spende un euro» spiega il vicepresidente di Federterme «e io posso continuare a tenere aperto anche se a ranghi ridotti. Se mi si costringe a licenziare invece lo Stato deve pagare la disoccupazione e l’intero sistema perde potenzialità di ripresa». —

Riccardo Sandre

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