Veneto, boom di imprese nate in lockdown ma il 30% è già a rischio infiltrazioni

Giovanni Mainolfi, comandante della Guardia di finanza del Veneto

Mainolfi, generale della Finanza: «Su 2.700 nuove imprese monitorate in Veneto, 900 gestite da persone pregiudicate»

VENEZIA. In due mesi, in pieno lockdown, in Veneto, sono nate tante imprese quante quelle dello scorso anno nello stesso periodo. Una notizia positiva quindi? No, se si considera il profilo di molti di quelli che hanno registrato la nuova attività. Questo perché l’odore della criminalità organizzata si sente lontano un miglio. Almeno 200 delle imprese nate dal 7 marzo al 7 maggio scorsi in Veneto sono state aperte da persone con precedenti per mafia, usura e frode fiscale. Teste d’uovo della criminalità organizzata che sta tentando di inserirsi sempre di più nel tessuto economico della regione. Il quadro, a dir poco inquietante, emerge dall’indagine-analisi su cui sta lavorando la Guardia di Finanza.

«Nei momenti di crisi economica e di liquidità come quello che stiamo attraversando, chi intende acquistare cerca chi ha intenzione di vendere. E chi, se non le grandi organizzazioni criminali, ha sempre grandi disponibilità di denaro da riciclare? Quello che sta emergendo conferma questo concetto. Da qui nasce la nostra azione di analisi e prevenzione, che ci consente anche di aprire delle vere e proprie indagini mirate, con un risparmio di energie e mezzi».


Lo spiega il generale Giovanni Mainolfi, comandante della Guardia di Finanza del Veneto, colui che ha messo a punto il sistema di analisi e che coordina gli investigatori delle Fiamme gialle. Un’indagine che viene svolta in stretto collegamento con la Dda di Venezia.

Generale Mainolfi, Venezia con il suo litorale e il Veneto sono obiettivi sensibili per chi deve contrastare l’inquinamento dell’economia da parte delle mafie?

«Sì. E come vado ripetendo spesso, in Veneto in questo contrasto siamo avanti. Quando si è prefigurato il lockdown, e quindi l’inevitabile crisi economica con conseguente crisi di liquidità, ho chiesto di iniziare a sfruttare tutti i mezzi tecnologici moderni a nostra disposizione per monitorare alcuni indici dell’economia, senza andare troppo in là nel tempo. Si è deciso di compiere verifiche dal 7 marzo al 7 maggio. La prima domanda è stata: quante imprese sono nate in questo periodo di chiusura? A uno vien da dire 50, al massimo 100. E emerso invece che ne erano nate all’incirca 2.700, stessi valori dello scorso anno nello stesso periodo. Fatto anomalo. Abbiamo poi verificato chi sono le persone che hanno dato vita a queste nuove imprese, tenendo in considerazione in particolare le società. Ebbene, è emerso che 900 di queste persone hanno precedenti».

Ma le sorprese non erano finite vero?

«Infatti. Siamo andati ad analizzare che tipo di precedenti hanno, e qui è emerso parecchio materiale su cui indagare. Ben 200 di questi pregiudicati hanno precedenti per mafia, usura, frode fiscale e riciclaggio. Reati che caratterizzano le organizzazioni criminali, quando investono nel tessuto economico sano. Un ulteriore approfondimento ci ha permesso di scoprire che tutti non avevano, da anni, praticamente dichiarato alcunché al fisco. Altro indicatore di chi non vuole attirare l’attenzione su di sé, se deve fare operazioni societarie. Tanto i soldi li trova, e tanti, quando vuole. Il monitoraggio con questo metodo prosegue». —

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