Voli infetti dal Bangladesh, cinque stranieri contagiati tra Jesolo e il Cavallino

Arrivato una decina di giorni fa da Dacca a Fiumicino, il gruppo giunto sul litorale per lavorare nel turismo è in isolamento. La Usl 4: nessun focolaio che desti preoccupazione

JESOLO. Nuovo micro focolaio in Veneto, e questa volta si tratta di contagiati del Bangladesh. A comunicarlo ufficialmente è la stessa Regione Veneto che nel suo report del tardo pomeriggio parla di 12 casi positivi, "tutti adulti nessuno in casa di riposo: 5 casi provengono dall'ULSS 4, tutti del Bangladesh. Altri 5 stranieri (da Moldavia, Nigeria, 2 Romania, una nazionalità non nota)".

I nuovi contagiati sono sul litorale tra Jesolo e Cavallino Treporti, ma in quarantena sono in tutto una decina sulla costa veneziana, da Bibione fino a Cavallino. E altri potrebbero aggiungersene. Sono tutti cittadini del Bangladesh, ora in isolamento fiduciario e controllati quotidianamente dalla polizia locale e i tecnici dell'Usl 4 del Veneto orientale.


Per il momento non ci sono emergenze né focolai fuori controllo, come ha assicurato l' azienda sanitaria. Erano arrivati in Italia una decina di giorni fa, atterrati all'aeroporto di Roma dalla capitale Dacca. Un aereo con a bordo decine di bengalesi che si stavano dirigendo in Italia per motivi di lavoro e poi diretti nelle varie località turistiche dello stivale.

Uno di questi, che si trovava nell' aereo planato nella Capitale, non stava già bene al momento della partenza e ha accusato anche durante il viaggio dei sintomi sempre più sospetti. Tosse, mal di testa, febbre. E' stato poi accertato dai test e tamponi eseguiti a Roma che era stato contagiato dal Covid-19. Una decina dei bengalesi di quel velivolo sono dunque giunti sul litorale veneziano per iniziare la stagione in varie attività legate al turismo.

Da Roma sono scattate le segnalazioni direttamente all'Usl 4 per informare che tra i contatti del contagiato c'erano anche questi 10 bengalesi giunti sul litorale, da Bibione fino a Cavallino, per lavorare presso varie strutture ricettive o commerciali. Sono stati tutti raggiunti e sottoposti ai test e 4 finora risultati positivi al coronavirus. Tre sono domiciliati al lido di Jesolo e uno a Cavallino Treporti. Sono tutti in isolamento fiduciario, sia i quattro contagiati sia gli altri, e da quando sono arrivati non hanno mai iniziato a lavorare presso le varie strutture e attività turistiche cui erano destinati.



Il tema del contagio dal Bangladesh, che in Veneto aveva già agitato in epoca di zona rossa sui rischi collegati ai lavoratori bengalesi di Fincantieri, sta crescendo a livello nazionale.

«È indispensabile porre sotto controllo aeroporti, porti e stazioni e attivare una sorveglianza sanitaria sui cittadini provenienti dall’area no Schengen ed in particolare dai paesi dove il virus è in fase di diffusività» ha detto il direttore sanitario dello Spallanzani, Francesco Vaia, nel giorno in cui la Regione Lazio ha emanato una ordinanza per aumentare i controlli, con test sierologici e tamponi, sui passeggeri dei voli speciali provenienti da Dacca, capitale del Bangladesh.

«Con questo provvedimento - osserva Vaia - l’obiettivo è evitare che il focolaio che ha attualmente a Roma una sua rilevanza nella comunità bengalese si moltiplichi. È un’azione necessaria, che sarà rapida e tempestiva, svolta sotto il coordinamento dello Spallanzani ed attuata dalla Asl Roma 3 e dalle Uscar regionali» conclude il direttore sanitario dell’ospedale romano.

A seguito di casi di Covid registrati di recente nel Lazio tra alcuni componenti della comunità del
Bangladesh (saliti oggi a 39, ndr), così come disposto con un'apposita ordinanza della Regione Lazio e in stretto raccordo con l'Usmaf (Ufficio di sanità marittima aerea e di frontiera), oltre che con la società di gestione Aeroporti di Roma, i 215 passeggeri bangladesi del volo speciale della Biman Bangladesh Airlines (Bg4165) appena arrivato a Fiumicino da Dacca, subito dopo lo sbarco dall'aereo, avvenuto dopo quello dei bagagli, distanziati peraltro l'uno dall'altro per motivi di sicurezza, scortati dalla Polizia di Frontiera sono quindi entrati all'interno del terminal 5, attualmente non operativo e lontano dagli altri terminal, per essere sottoposti a test anti Covid.

Presenti anche l'assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D'Amato, il sindaco di Fiumicino, Esterino Montino, il Direttore sanitario dello Spallanzani, Francesco Vaia e il Direttore operativo Adr, Ivan Bassato.

Dopo aver misurato la temperatura corporea, personale medico del Ministero della Salute, della Croce Rossa Italiana, della Asl Roma 3, del Pronto Soccorso Adr e dell'Usmaf ha quindi provveduto ad eseguire il test sierologico in grado di dare il responso nel giro di 15/18 minuti. Predisposto anche un tampone naso-faringeo in caso di positività ed il successivo accompagnamento presso un albergo situato nei pressi dell'aeroporto ed attendere lì il risultato che nell'arco di 24 ore, se confermato, prevede quindi il successivo ricovero in ospedale. Per ciascuno dei passeggeri analizzati, una volta lasciato l'aeroporto, c'è poi l'obbligo di osservare una quarantena fiduciaria presso le proprie abitazioni o dimore.   


 

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