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L'imprenditore vicentino, la "massaggiatrice cinese" e il viaggio a Medjugorie: Covid-XXX

La vera storia del focolaio di Coronavirus ha dell'incredibile perché ricalca perfettamente la trita parodia del Veneto laborioso e porcellone. Un cluster a luci rosse e preghiere, insomma

VICENZA. Il viaggio d’affari, la sveltina al ritorno, la ripartenza per pregare la Vergine Maria, le gozzoviglie con gli amici del paese in barba alle cautele in tempi di Covid. Non ci fosse di mezzo un’epidemia, il cluster vicentino ricalcherebbe la trita parodia del Veneto laborioso e porcellone, opulento e incurante delle regole.

Succede che il 24 giugno l’imprenditore della Laserjet srl, artefice materiale del contagio, parta per la Serbia in compagnia di due collaboratori e un amico, compia una visita alla filiale locale dell’azienda, si infetti nel contatto con personale malato e rientri allegramente in auto a Sossano, il suo paese, insieme alla comitiva.

Sessantacinque

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