L’epidemia del mercato del lavoro 113 milioni di ore di Cig in aprile

L’anno scorso erano state in totale 17. Crollo di assunzioni stagionali in turismo e pubblici esercizi

VENEZIA

La crisi provocata dal Covid-19 si abbatte sul mercato del lavoro veneto, con conseguenze negative sotto l’aspetto quantitativo, ma anche qualitativo. Se prima della pandemia l’andamento registrava più occupati e meno disoccupati della media nazionale, il ciclone ha fatto scattare numeri record per le ore di cassa integrazione. In tutto il 2019 erano state concesse al Veneto 17 milioni di ore, nel solo mese di aprile 2020 ne sono state autorizzate 113 milioni. I numeri sono forniti dall’Ufficio di Statistica della Regione che ha dedicato un focus al tema.




Il settore che ha registrato una congiuntura più sfavorevole è quello degli alberghi, dei pubblici esercizi e delle attività similari. Per questi lavoratori, in aprile sono state concesse il triplo delle ore di tutto il 2013, che per il settore è stato l’anno più duro della crisi economica finanziaria internazionale. Il calo occupazionale è dettato principalmente dalle mancate assunzioni di precari e stagionali. Secondo i dati di Veneto Lavoro, ad aprile 2020 i contratti di lavoro a tempo determinato sono crollati del 32% rispetto all’anno precedente e, fra questi, gli stagionali sono stati i più colpiti (-41%).



A soffrire maggiormente sono quelle tipologie contrattuali che includono part time involontario, i precari a tempo determinato, gli atipici, i “finti” lavoratori autonomi in realtà con rapporto subordinato. Si tratta di particolare tipo di autonomi, definiti “dependent contractor”, ovvero dipendenti con la maschera di lavoratori autonomi, impiegati spesso nei servizi e nelle attività a bassa qualifica. Alcuni lavoratori si adattano al mercato accettando impieghi part time. Altri scendono a compromessi diversi: come in un “grande carnevale”, si travestono da i autonomi pur essendo a tutti gli effetti dei lavoratori dipendenti.



Nel 2019 in Veneto, il 22% degli occupati è indipendente (circa 481mila persone) e fra questi circa i due terzi sono senza dipendenti in busta paga. Una fetta di autonomi senza dipendenti (escludendo da qui in poi i coadiuvanti familiari e i soci di cooperativa) non può decidere le tariffe del proprio lavoro, che vengono imposte dal committente o dall’ente con il quale collabora. In Veneto i “dependent contractor” sono più di 42mila, rappresentano il 9% degli autonomi e il 14% degli autonomi senza dipendenti. Si tratta di laureati (pari al 15, 2% sugli occupati autonomi senza dipendenti), donne (15, 7%), under 35 (24, 2%), occupati atipici (65, 6%), occupati nei servizi (15, 7%). «Il buon andamento del mercato del lavoro non basta per decretare lo stato di buona salute del sistema» scrive in una nota l’Ufficio statistica regionale «Fra i primi sintomi di un mercato poco attento a garantire un’occupazione piena e dignitosa emerge dal sottoutilizzo delle risorse umane, come ad esempio i part time involontari». —



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