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Direttori generali in pensione e addio di Mantoan, Dal Ben verso la guida della sanità veneta

Pubblicato il bando per i 13 nuovi dg di Ulss, Aziende, Iov: candidature attese entro il 31 luglio, al governatore l’ultima parola. Dal Ben il favorito alla successione di Domenico Mantoan, segretario alla sanità uscente

VENEZIA. Il dado è tratto. Dopo la nomina firmata da Roberto Speranza e l’avallo del premier Conte, la Corte dei Conti ha infine “bollinato” l’incarico di Domenico Mantoan a commissario di Agenas. Il direttore uscente dell’Area sanità e sociale del Veneto è così formalmente insediato al vertice dell’agenzia, autentico braccio operativo del ministero della Salute sul territorio: ha il mandato di coordinare l’azione di contrasto delle Regioni ai persistenti focolai di coronavirus e - soprattutto - di rielaborare un piano comune per la prevenzione e la lotta a vecchie e nuove pandemie. È la seconda poltrona romana del vicentino di Brendole (già presidente dell’Agenzia nazionale del farmaco) e la sua natura la rende “strutturalmente” incompatibile con l’ufficio di Venezia. 
 
Il mandato del ministro Speranza
 
L’Agenzia nazionale per i servizi sanitari è un organismo tecnico-scientifico che funge da raccordo tra centro e periferia del welfare nostrano. Dotata di professionalità qualificate (conta circa cinquecento collaboratori, inclusi scienziati di fama), svolge attività di ricerca e, recita lo statuto, assicura supporto sia alle Regioni che alle singole aziende sanitarie in ambito organizzativo, gestionale e finanziario nonché sul versante dell’efficacia e dell’umanizzazione delle cure.
 
Evidente l’incompatibilità tra controllore e controllato - la presidenza di turno, oltretutto, è retta dall’assessore di Palazzo Balbi Manuela Lanzarin - meno scontati i tempi della exit strategy, inevitabilmente affidati, più che alla volontà del prescelto, alla trattativa diretta tra il governatore Luca Zaia e il ministro. Speranza è fortemente convinto che il veneto sia l’uomo adatto a scuotere l’agenzia dall’inerzia in cui è precipitata dopo il brusco licenziamento del direttore generale Francesco Bevere, vittima dello spoils system giallorosso, e ciò in virtù di una competenza che - al pari del carattere spinoso - un po’ tutti gli accreditano. Tant’è: in questi giorni il manager è impegnato nella redazione del Piano anti-Covid d’autunno e quindi il fatidico passaggio delle consegne è previsto tra luglio e agosto. Ma chi sarà chiamato a raccoglierne l’eredità?
 
I requisiti e gli obiettivi
 
La questione si intreccia all’ampia tornata di nomine attesa entro il 31 dicembre, in coincidenza con la scadenza dei contratti dei 13 dg di Ulss, Aziende ospedaliere universitarie di Padova e Verona, Istituto oncologico e Azienda Zero. Il bando nazionale a riguardo, già comparso sul Bollettino ufficiale regionale, richiede ai partecipanti l’iscrizione all’elenco nazionale degli idonei all’incarico nel sistema sanitario nazionale (è un requisito di legge) riservando al presidente della Regione la valutazione finale. Le candidature devono pervenire entro il 31 luglio, agli aspiranti è consentito indicare una preferenza per gli incarichi in ballo, che avranno durata triennale.
 
Nel 2015, la scelta di Zaia fu quella di confermare in buona parte la rosa di uscenti - pur nell’ambito del colpo di scure imposto dalla fusione delle 21 Ulss nelle 9 attuali - stavolta la discontinuità è dettata dal congedo per quiescenza di figure di primo piano quali Francesco Cobello (Azienda di Verona), Domenico Scibetta (Ulss Euganea), Adriano Rasi Caldogno (Ulss Dolomiti), Antonio Compostella (Ulss Polesana), Giorgio Roberti (Iov). Un vero esodo.
 
L’incognita dell’azienda di padova
 
Incerta anche la permanenza di Luciano Flor al timone dell’Azienda padovana; recente protagonista di un battibecco a distanza con la Giunta regionale (rea di avergli assegnato un punteggio sgradito), avrebbe maturato i requisiti della pensione anticipata ma sul suo tavolo giace un dossier strategico, quello riguardante la costruzione del nuovo policlinico universitario di Padova Est, la maggiore infrastruttura ospedaliera all’orizzonte nel Paese.
 
Forti allora le pressioni del sindaco Sergio Giordani perché rimanga in sella: il trentino - tutt’altro che addolorato per l’addio di Mantoan, del quale lamenta pubblicamente «l’inimicizia» - sta riflettendo e così Zaia, che ne stima le doti ma non ha affatto apprezzato la sortita polemica.
 
Occhi puntati sul veterano
 
Sul fronte opposto, i veterani che resteranno in servizio: Francesco Benazzi (Marca trevigiana),Giovanni Pavesi (Berica) e Giuseppe Dal Ben (Serenissima), tra gli altri. In proposito, voci insistenti (e forse non disinteressate...) indicano proprio in quest’ultimo il favorito alla successione di Mantoan. Alle prese con un circuito problematico qual è il Veneziano, Dal Ben, se l’è cavata discretamente né l’incidente di percorso nel quale è incorso un paio d’anni fa - leggi liste d’attesa truccate tramite un software al distretto di Mirano - sembra averlo azzoppato.
 
Opitergino, 64 anni, dirigente di lungo corso, ben conosce la “macchina” ed è portato al dialogo con il territorio. 
curriculum o fedeltà politica?
 
Basteranno equilibrio ed esperienza e per pilotare, riformandolo qua e là magari, un sistema che, a dispetto della prova lusinghiera offerta nell’emergenza epidemica, rivela anche scricchiolii e tensioni? La mina deflagrata al Borgo Trento di Verona, dove il maggior punto nascita del Veneto è stato chiuso dopo la scoperta di un batterio che ha seminato morte e danni cerebrali tra i neonati, conferma la vulnerabilità di un sistema di elevata qualità ma reduce da dieci anni di tagli statali alle risorse. Conclusione provvisoria: il criterio premiante zaiano sarà il curriculum o la fedeltà politico-istituzionale? Ragionateci sopra, chioserebbe qualcuno. 
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