L'Ospedale da campo regalato dal Qatar al Veneto non servirà a niente, ecco che fine farà

Lo strano caso del dono dell'emiro, "una prova tecnica di montaggio più che una effettiva necessità". Struttura incompleta che finirà in magazzino pronta per altre emergenze

MONSELICE. Da cronoprogramma, l’ospedale da campo doveva essere funzionante già dal 12 maggio. L’assessore regionale alla Protezione civile, Gianpaolo Bottacin, aveva però messo le mani avanti già dopo qualche giorno: allestire il complesso e uniformare norme e standard stranieri con quelli italiani avrebbero sicuramente allungato i tempi.

E così è stato: l’ospedale da campo donato dal Qatar, in via di costruzione nel retro del “Madre Teresa” di Schiavonia, non è ancora operativo.

«Le tre tende sono completamente montate» ha spiegato mercoledì scorso lo stesso Bottacin «Ricordo però che mancava una parte di ospedale e che il Qatar si era reso disponibile a venirci incontro. Abbiamo inviato una lista all’ambasciata qatariota, indicando tutto ciò che mancava e ora aspettiamo che il materiale arrivi».

E’ il caso della pavimentazione: dal Qatar è partita un’ordinazione ad un’azienda veneta, che ha fornito e sta fornendo il materiale necessario al cantiere. Nella lista della spesa inviata dalla Regione ci sono anche i posti letto, i 24 di Terapia intensiva e i 150 ordinari.

«Un posto letto di Terapia intensiva costa anche 70 mila euro, visto che nel nostro ospedale da campo verranno sistemati quelli speciali dotati di isolamento», ha sottolineato l’assessore Bottacin. Insomma, un conto mica da poco, che tuttavia il Governo qatariota ha confermato di voler pagare. Le tende che arrivano dall'emirato arabo coprono una superficie di 3.200 metri quadri.

Covid-hospital da campo a Schiavonia, l'avanzamento dei lavori

Ma a che serviranno? La risposta non è mai stata chiarissima.

Nelle varie conferenze stampa, il presidente regionale Luca Zaia e l’assessore Bottacin hanno sottolineato che questo «luxury hospital da campo» potrebbe servire in caso di ritorno del Covid-19 in autunno. Non è invece mai stato affermato che i nuovi malati di coronavirus saranno indirizzati qui, né che in questa struttura saranno trasferiti quelli attualmente ricoverati negli ospedali dell’Usl 6.

E poco importa se il vicino ospedale “Madre Teresa”, che è ancora Covid Hospital, ha dimostrato di saper reggere (anzi, di rimanere per un terzo vuoto, anche se senza degenze ordinarie) il picco dell’ondata di contagi. Così come poco importa che a pochi chilometri sia stato rimesso in sesto un altro ospedale, l’ex di Monselice, con 204 posti letto a disposizione. Insomma, un terzo ospedale – a detta anche di molti medici e amministratori – servirebbe solo in caso di estrema catastrofe, ben più grave dell’emergenza vissuta negli ultimi mesi. In ogni caso l’ospedale da campo verrà smantellato in autunno o al massimo entro fine anno.

La struttura sarà quindi sistemata in un magazzino. Pronta per eventuali altre emergenze, non solo in Veneto ma in tutto il territorio nazionale: qualora ve ne fosse bisogno, la Regione Veneto è pronta a prestare l’intero complesso.

La Regione sta inoltre cercando di individuare un sito in cui realizzare una piattaforma permanente per accogliere, in futuro, l’ospedale da campo in caso di effettiva necessità: in lizza ci sono tre siti, tutti a ridosso di un ospedale e di una grande strada. Uno di questi si trova in provincia di Padova, ma sull’effettiva localizzazione delle tre candidature c’è massimo riserbo. Ai di là di tutto e dell’effettiva (in)utilità dell’ospedale qatariota, gli amministratori regionali hanno sempre ribadito due aspetti. Il primo: quella in atto è una prova tecnica di montaggio, più che un’effettiva necessità sanitaria.

Una sorta di “allenamento” per poter riuscire ad allestire in futuro la struttura, che richiede un montaggio complesso, in tempi più rapidi. Il secondo: il costo per la collettività è pari a zero, visto che tutto il materiale è a spese del Qatar e che chi sta lavorando lo fa a titolo volontario (è il caso della Protezione civile, che pur ha un costo di funzionamento) o gratuito (è il caso di Aeronautica e vigili del fuoco, che però sono comunque realtà pubbliche). «A caval donato non si guarda in bocca, è questo è un cavallo di razza», è la risposta di Zaia a qualsiasi commento polemico su questa partita.

In realtà, il Qatar aveva regalato all'Italia (o meglio, al nostro governo) non uno ma due ospedali da campo. Il secondo è finito in Basilicata, dove avrebbero deciso di spezzarlo in tre moduli di cui uno a Potenza e due a Policoro dove, a inizio aprile c'era stata addirittura una sorta di rivolta popolare contro la struttura che avrebbe in qualche modo "distrutto le ambizioni turistiche della città".

L'annuncio del doppio regalo era stato dato dal ministro degli esteri Luigi Di Maio lo scorso 8 aprile in coincidenza con l'atterraggio a Pratica di Mare del primo volo speciale per il trasferimento delle attrezzature. I buoni rapporti tra Italia e Qatar sembrano la vera contropartita.

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