Con gli umani in quarantena, animali e natura si prendono le città

Il Coronavirus svuota le strade, che si trasformano: meduse nei canali di Venezia, cigni che covano lungo le vie di Treviso, anatre in centro a Padova, lupi nel Bellunese

VENEZIA. Meduse che nuotano tra i canali di Venezia. Cinghiali a ridosso dei giardini, tassi e volpi nel parcheggio ora deserto. Anatre che mettono su nido (e uova) su quello che era un affollattissimo imbarcadero vicino al ponte di Calatrava a Venezia. Papere che attraversano le strade in pieno centro a Padova come a Montebelluna, con doppia nidiata di anatroccoli al seguito.Caprioli a ridosso delle case nel trevigiano, dove i cigni covano per strada, mentre i satelliti (ri)scoprono la quiete delle acque di Venezia, laddove c'erano navi da crociera e centinaia di  battelli, taxi, barconi.

E il silenzio, che è gorgliare d'acqua, grida di gabbiani, surreale chiamata di treni in partenza in una stazione affollata di soli piccioni (come nel video di Giovanni Pellegrini-Ginko Film).

Nel silenzio della quarantena, si scopriono i (veri) suoni di Venezia

Poche settimane di quarantena e la natura si sta riprendendo lo spazio prima occupato dall'uomo, anche in quelle che sono per definizione le "tane" degli umani: le città.

Come la super famiglia di anatroccoli che attraversa il centro di Montebelluna.

La famiglia degli anatroccoli in fila indiana per le strade di Montebelluna

«E’ normale che accada in una situazione anomala come questa - spiega Mauro Bon, responsabile del Servizio Ricerca e Divulgazione Scientifica presso la Fondazione Musei Civici di Venezia- gli animali percepiscono la città come un qualsiasi altro habitat. Non percepiscono le case come case, bensì come rocce, come cose solide. La differenza la fanno i veicoli e i pedoni. Le macchine sono un discorso di impatto mentre le strade a grande percorrenza sono una delle barriere principali che impediscono agli animali di arrivare in città, tant’è che è nelle autostrade e nelle strade a scorrimento veloce che viene investita la maggior parte di ricci, volpi, tassi, lepri o fagiani che volano poco».

Mauro Bon ricorda che, già in passato, erano stati avvistati volpi a Marghera e un tasso in via Cappuccina. «Gli animali ragionano istintivamente», continua, «se l’ambiente è sicuro e c’è da mangiare allora diventa un ambiente interessante. Paradossalmente un capriolo potrebbe vivere all’interno dei nostri parchi urbani. Se li lasciamo, la loro istintiva curiosità, li spinge fino a noi soprattutto attraverso i corridoi verdi».

Ed ecco così che nelle strade improvvisamente libere di traffico, un piccolo ghiro svegliatosi dal letargo viene soccorso tra le strade di Conegliano....

...i cigni decidono di covare sull'asfalto in una deserta Loreggia....

.....le papere attraversano corso Milano, in una Padova senza umani....

Padova deserta per il coronavirus: le papere attraversano corso Milano

...e le cicogne fanno eccezionali convate nell’Oasi Cervara, a Santa Cistina di Quinto.

«Il 2019 è stato un anno triste, con la primavera fredda e piovosa che ha visto la cova di due uova e un solo cicognino sopravvissuto», racconta il direttore, il naturalista Erminio Rampon. Poi è arrivato un predatore, probabilmente una volpe, che ha sterminato quattro esemplari giovani. Insomma un disastro. Quest’anno il bel tempo – e  il silenzio dovuto alla mobilità ridotta – hanno portato nel nido della grande voliera ben cinque grosse uova bianche. Ma c’è un’altra buona notizia: l’arrivo di una coppia migrata dal centro di Sant’Elena di Silea, che ha deciso di accasarsi sulla cima di un palo attrezzato, al di fuori della voliera, in libertà".

Coronavirus, a Cervara nei nidi delle cicogne è record di uova

A Venezia, poi, la natura è...straripante.

Talvolta presenta casi eccezionali anche per i biologi marini: come il grande polpo nelle acque del canal Grande.

Venezia ai tempi del coronavirus: un grande polpo cerca "casa" in Canal Grande

Se da una parte la vegetazione in poche settimane ha conquistato i campi della città....

.....dall'altra il satellite  Sentinel 2 (del programma Copernicus gestito da Commissione Europea e Agenzia Spaziale Europea) rivela il prima-e-dopo del traffico acqueo veneziano. Basta scorrere la "tendina" per scoprire due città completamente diverse: una placata e l'altra "striata" dal moto ondoso.

E, nel contempo, in un'acqua tersa e placata, i cormorani alla Giudecca "hanno preso  il posto lasciato libero dall'uomo" - come  racconta il direttore del Museo di storia naturale, Luca Mizzan - «poco smog, niente moto ondoso e la laguna diventa attrattiva. In estate, forse, torneremo a vedere i delfini»

Intanto, a Feltre i lupi si fanno sempre più sfacciati e cacciano a ridosso dei nuclei abitati: a Vincheto di Celarda hanno ucciso otto cervi. L’emergenza sanitaria ha privato il Vincheto della presenza delle scolaresche e dei visitatori, sempre numerosi e il lupo ne ha così approfittato: «I lupi sono animali furbi e guardinghi», racconta il colonnello Gianfranco Munari, comandante dei carabinieri forestali di Belluno, «e hanno compiuto due incursioni, la prima scavando sotto la recinzione, la seconda, molto probabilmente, scavalcandola».

E anche in provincia di Treviso si sono fatti intraprendenti: in un’azienda agricola di Castelich, a Tarzo, i predatori hanno scavalcato il recinto elettrificato e assalito gli ovini.  Il branco di 7 lupi che staziona sull’altopiano del Cansiglio ha fatto strage nella vicina conca dell’Alpago: in soli due mesi, ha sbranato 50 pecore, 2 muli, 2 cani, 18 daini, spingendo la Regione ad accogliere la richiesta di aiuto degli allevatori, per finanziare nuove reti elettrificate.

Finché durerà l’emergenza, ci abitueremo dunque a eccezionali incontri ravvicinati con la natura.

Come incrociare germani reali tra le calli solitamente gremite di turisti: una  coppia  ha deposto le uova in un imbarcadero dei vaporetti, a Venezia, protetta dai marinai del servizio pubblico .....

....o il capriolo avvistato in una strada del Trevigiano.

Salvo immaginarne la retromarcia non appena le misure restrittive cesseranno o si attenueranno.

«Sono animali vaganti - conclude il responsabile della Ricerca scientifica dei Musei civici, Mauro Bon - sarebbe bello che, una volta conclusa l’emergenza, cervi e caprioli continuassero a venire in città. La convivenza non è impossibile e, nel corso delle generazioni, gli animali si possono abituare al nuovo habitat». —

(con contributi dei colleghi Francesca Gallo, Francesco dal Mas, Giusy Andreoli, Interpress Photo)
 

Fiammiferi di asparagi con aspretto di ciliegie

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