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Domande e risposte su Immuni, la App veneta per tracciare i possibili contagiati

Coronavirus in Veneto. Cosa è, come funziona, chi la utilizzerà. Il nodo privacy e i quesiti sul bluetooth, le notifiche, le barriere

4 minuti di lettura

VENEZIA. Il Veneto si avvicina a marce forzate verso la fase 2, periodo ancora sfumato sul fronte durata e intensità del contagio, e vuole farsi trovare preparato. Se le aperture sono affare del prossimo dpcm, la Regione ha intenzione di mettere in campo tutte le armi che ha per bloccare sul nascere gli eventuali nuovi focolai di Covid-19.

Il governatore Zaia ha annunciato che in Veneto è pronta una app riservata ai residenti in Veneto per tracciare gli spostamenti delle persone al fine di tracciare i contatti di chi risultasse positivo.

Il Veneto si pone sulla scia tracciata dal governo, ma con un particolare in più non da poco: la app sarà obbligatoria. "Dovrà utilizzarla il 60 per cento delle persone", ha detto Zaia, "e in quanto dispositivo volto a garantire la salute pubblica per quanto mi riguarda sarà obbligatoria". E ha fatto anche un esempio: "Se noi passeggiamo per strada un vigile può controllare che abbia guanti e mascherine e poi chiedere di vedere il telefono, per verificare che la app sia accesa".

[[(gele.Finegil.StandardArticle2014v1) Coronavirus, fase 2: in Veneto app obbligatoria per tracciare i contatti]]

COSA E’

Immuni è una app di tracciamento, realizzata dall’azienda Bending Spoons e scelta dal governo, per individuare persone potenzialmente infette dal Covid prima che emergano i sintomi. Con l’app (che sarà scaricabile dal play store Android e dall’Apple store, si suppone dal prossimo mese), ogni utilizzatore tiene una sorta di diario clinico. Quando uno dei soggetti che utilizza l’app risulta positivo, scatta un meccanismo che abbina al positivo gli altri utenti di Immuni cui si è avvicinato.

COME FUNZIONA

Nei prossimi giorni comincerà la sperimentazione. I codici generati quando la app entra a stretto contatto con un altro smartphone che usa lo stesso servizio, finiscono in un apposito registro. Se una persona risulta positiva al test del Covid-19, permette di farlo sapere a coloro con cui è stata a stretto contatto entro i 14 giorni precedenti. Ma tutto è anonimo. Gli utenti della stessa app saranno avvisati, ma senza dettagli su quando, come e con chi è avvenuto il contatto.

CHI LA UTILIZZERA’

Per scelta di Consiglio e Commissione europei, l’uso sarà volontario. Per essere efficace, si valuta che il sistema debba essere utilizzato dal 60% della popolazione. Permetterà di conoscere con tempestività un rischio infezione prima che si manifestino i sintomi, e di intervenire. Il server centrale, con un algoritmo, avviserà grazie all’app chi è entrato in contatto con un utente risultato malato. Il Gps dei telefonini potrà servire, anonimamente, per individuare luoghi pubblici da sanificare.

IL NODO PRIVACY

Attraverso il Bluetooth, due o più utilizzatori dell’app vicini tra loro generano in modo casuale, e si scambiano, altrettanti codici criptati che permetteranno poi di inviare una notifica nel momento in cui si dovesse rendere necessario. Ma l’app non è associata a numero di telefono, nome, indirizzo o codice fiscale. Della persona non sa nulla. Oltre al Bluetooth, potrà sfruttare - ma ciò avverrà solo se sarà presa una decisione politica in questo senso - il localizzatore Gps.

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DOMANDE E RISPOSTE

Perché funzioni, la app sulla tracciabilità deve essere accompagnata da una campagna di tamponi a tappeto?

Non necessariamente. Semmai il contrario: il digital tracing permette di effettuare i tamponi in modo più mirato (ai contatti tracciati, appunto) e quindi li rende più efficaci, a parità di volume massimo effettuabile con le attuali risorse. Il tracing serve a evitare la propagazione dell’epidemia, non a stabilire se una persona è sana. Perché magari è sana oggi, ma domani sarà contagiata.

Il tracciamento necessiterà di telefonino e Bluetooth sempre accesi?

Per le linee guida europee, ci possono essere soluzioni che usano smartphone ma anche smartwatch. Se l’apparato è spento, non può funzionare.

Oltre a quella governativa, sono nati altri sistemi digitali, ad esempio in Lombardia e Toscana: si potranno usare insieme all’app nazionale?

In Italia si contano oltre 50 iniziative sul fronte digitale a livello regionale o di singola Asl. Ma sono indipendenti l’una dall’altra. L'app lombarda AllertaLom è un questionario anonimo, da compilare ogni giorno, indicando i propri sintomi, un "triage" a distanza per identificare possibili malati prima del test. L'app toscana #acasainsalute è nata per il personale sanitario ed è poi stata estesa a tutta la popolazione. Lo schema è simile, anche per la garanzia dell’anonimato: compilazione di un questionario sui sintomi e, qui, anche sugli esiti degli eventuali test, sierologico o tampone. La finalità è la stessa: avere una mappa dei malati. Nessuna delle due, però, ha un sistema di tracing e di allerta dei contatti.

La app ci avviserà nel momento in cui ci avviciniamo a una persona positiva?

Se la persona è stata trovata positiva, deve stare in quarantena o in isolamento. La app avverte quei terminali che negli ultimi giorni sono stati a "stretto contatto" con quello di un individuo che risulta positivo al test oggi, ma che ovviamente quando era vicino a noi non sapeva di esserlo (il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie dice che il livello di rischio è alto in caso di prossimità per 15 minuti, a meno di 2 metri). Quindi no, non c’è nessun allarme della app quando ci si avvicina alle persone. L’allerta si riferisce a un contatto avvenuto in passato.

La app saprà capire se tra le due persone che si avvicinano, una positiva e una no, c'è una barriera, ad esempio se una è in macchina coi finestrini chiusi?

In base alle linee guida europee, la app non sa se la persona è positiva. Non sa nemmeno chi è la “persona”. Sono i parametri epidemiologici e di contesto a stabilire il livello di rischio, sulla base di onde elettromagnetiche che misurano tempo e distanza da un altro terminale.

Quanto a lungo verrà usata l’app?

Di sicuro qualche mese. Quando queste app non serviranno più, le linee guida europee prevedono che vengano smantellate e i relativi dati sui contatti - per quanto anonimi e criptati - progressivamente cancellati.

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La polemica sulla obbligatorietà

"Follia pensare di rendere obbligatoria un'app-coronavirus per tracciare gli spostamenti delle persone, sotto molti punti di vista: di rispetto della privacy, delle indicazioni europee e anche di gestione pratica. Già a livello nazionale. Se poi la Regione Veneto vuole fare un'app propria e renderela obbligatoria, mi pare ancora più folle".

Roberto Scano, veneziano con base a Roma, è esperto internazionale di tecnologie Ict, dell'informazione e comunicazione. Al link qui sotto la sua intervista.

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