Ecco il burocratese che sconfigge il Coronavirus, a parole... inutili e incomprensibili

Lessico, sintassi, logica e contenuto: ecco perché il testo dell'autocertificazione è materia ostica peroltre la metà dei cittadini italiani. Alla base, la pedante volontà di riempire l’autodichiarazione di contenuti non necessari,

"Abbiamo condiviso con il Ministro Speranza l’opportunità di consentire a tutti i soggetti in età evolutiva, ossia i minorenni con un età compresa nella fascia d’età 0-18 anni, di poter svolgere attività motorie e ludiche all’aria aperta, ma sempre accompagnati da un familiare, nel rispetto del distanziamento sociale, con un rapporto adulto/minore di 1: 1, a meno che non si tratti di fratelli o minori conviventi nella stessa abitazione. In questo caso il rapporto adulto/minore potrà essere 1: n (n = numero fratelli o conviventi)».

Non è una parodia. È una nota congiunta diffusa dalla ministra per le Pari opportunità e la famiglia Elena Bonetti, dalla sottosegretaria alla salute Sandra Zampa e dal presidente della Società Italiana di Pediatria Alberto Villani, che mi auguro non sia stato coinvolto nella redazione materiale del comunicato. Sottolineo la perla dei “minorenni con un età compresa nella fascia d’età di 0-18 anni”, nella quale manca un apostrofo, viene ripetuta a breve distanza la parola “età”, si trova la stucchevole precisazione sui minorenni “nella fascia d’età di 0-18 anni”, come se esistessero minorenni in altre fasce d’età.

Il minimo sindacale.

Di fronte a questo capolavoro, come non si fa a non concordare con chi ha notato che il “Testo coordinato delle ordinanze di protezione civile” del 24 marzo, è costituito da 123.103 parole, “tredici volte più di quelle dell’intera Costituzione italiana del 1947.

Un delirio” (Gian Antonio Stella); con chi ha sottolineato il diritto dei cittadini di avere, particolarmente in un momento di crisi drammatica come quello attuale, comunicazioni istituzionali comprensibili: è «il “minimo sindacale” che il popolo può aspettarsi dall’“avvocato del popolo”: siate chiari, almeno questo possiamo chiederlo» (Sabino Cassese); con chi ha parlato del modello di autodichiarazione proposto dal Ministero dell’Interno come del “modulo che massacra l’italiano” (Mariangela Mianiti).

Sento già i benaltristi sussurrare che in un momento di così forte preoccupazione per il bene fondamentale di tutti, la vita, non è il caso di discutere della qualità della scrittura dei testi ufficiali. Ma quando la salute pubblica si salvaguardia attraverso comportamenti eccezionali, che mettono in discussione esigenze basilari dell’essere umano, come la possibilità di muoversi e quando i rischi per la salute sono così forti, la chiarezza comunicativa, che è fatta anche di una lingua chiara (che dica sì, sì; no, no, perché il di più, ma anche il di meno, viene dal maligno) dovrebbe essere una componente fondamentale dell’azione pubblica.

Funzionario di turno

Ma il nostro apparato pubblico non è preparato a comunicare con una lingua chiara e quando si trova in uno stato di necessità questa impreparazione risulta evidente. Come è accaduto per le cinque versioni dell’autodichiarazione che ognuno di noi dovrebbe firmare per giustificare la necessità di uscire da casa. Un documento che ha suscitato quelle che, con ammirevole understatement, il capo della polizia Franco Gabrielli ha definito “ironie”. Saranno ironie, ma queste ironie sono indice di irritazione e di mancanza di stima per chi ha concepito il testo.

Il documento è un vero disastro, a cominciare dai contenuti che chiede di autocertificare. Alla base c’è una pedante volontà di riempire l’autodichiarazione di contenuti non necessari, come la dichiarazione di essere a conoscenza dei provvedimenti nazionali e regionali. Il “funzionario di turno” (è l’identificazione dell’autore che emerge dalle proprietà di uno dei file messi in rete dal Ministero) è malato di iperprecisione ed è proprio questo ad aver originato l’incredibile saga delle cinque versioni (per ora): a me non era mai capitato di vedere nelle autodichiarazioni che ho dovuto firmare (per esempio quella di successione) la richiesta di dichiarare quella conoscenza delle norme che è un principio base del nostro sistema giuridico. Si autodichiarano fatti, non la conoscenza della legge.

Poi c’è l’incapacità a verbalizzare in modo corretto nozioni poco intuitive, come quella di non essere risultati (non di non essere) positivi al Covid-19; ma c’è anche l’incapacità di correre ai ripari, dopo che l’inserimento della dichiarazione relativa a questo punto ha suscitato reazioni di stupore, incomprensione, critica feroce nei social e sulla stampa. Ma è la stessa successione delle informazioni da dichiarare a fare acqua da tutte le parti, per caoticità, ripetitività e illogicità.

E ancora la stesura tutta al maschile. E la sintassi (il testo è costituito per la maggior parte di un’unica frase di 279, leggasi duecentosettantanove, parole). E il lessico (due sole osservazioni: perché utenza telefonica e non numero di telefono? Perché persone fisiche, che è un termine fiscale che si contrappone a persone giuridiche, e non un termine che si riferisce alla realtà materiale e distingue le persone fisiche da chi? dai fantasmi? ).

La cruda verità

Il risultato è rappresentato crudamente dalla valutazione dell’indice di leggibilità del documento: sottoposta a un test automatico, l’autodichiarazione risulta “quasi incomprensibile” per i cittadini che hanno raggiunto solo la licenza elementare, “molto difficile” per i cittadini che hanno ottenuto la licenza media, “facile” (ma vicina alla soglia di difficoltà) solo per i cittadini che hanno una scolarizzazione superiore. Il testo che deve essere fatto proprio da ogni cittadino che esce di casa, è insomma di lettura molto difficile o impossibile per circa il 60% dei cittadini italiani.

Complimenti a chi l’ha redatto.

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Il capo della polizia Franco Gabrielli ha mandato una lettera al nostro giornale nella quale replica all'articolo del professor Michele Cortelazzo, eccolo

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