L'esperto: "Il Coronavirus è la tempesta perfetta per le fake news"

Walter Quattrociocchi, docente di Ca' Foscari esperto di network e disinformazione, spiega perché falsi audio o file investono le nostre chat, perché ci crediamo e come difendersi

VENEZIA. Prima è stato il tè bollente toccasana per tutti i mali (coronavirus compreso), poi sono arrivate le iniezioni di vitamina C che  ci avrebbero salvato la vita dal Covid-19, ma nessuno (complotto!) ce lo diceva. Ecco  i file audio sui gargarismi con la candeggina (decisamente meno credibili), quelli dove "l'amico medico" diceva di togliersi assolutamente  le scarpe entrando in casa (come se non lo si dovesse fare sempre), fino al report (finto) della Johns Hopkins University sulla verità-rivelata sul coronavirus.

Coronavirus, la pioggia di fake news: "Funzionano perché c'è ansia di informazioni"

Chiusi in casa per la quarantena, in quella sorta di "bolla pandemica" nella quale viviamo, Internet e i social ci salvano dall'isolamento, ma anche - tra tante informazioni utili - c'immergono nel mondo delle fake news: perché ce le manda via chat il parente o l'amico di sempre, persone di cui ci fidiamo, che le hanno ricevute da altre di cui si fidano a loro volta. Una catena nota, ma che in queste settimane è esplosa.

1) Perché così tante fake news sul coronavirus, sempre più elaborate?

"Perché si è determinata la "tempesta perfetta", commenta Walter Quattrociocchi, docente di Scienza dell'Informatica a Ca' Foscari, direttore del Laboratorio Data Science e Complexity dell'ateneo, esperto in dinamiche dei social network e disinformazione.

"Le fake news si diffondono e iniziano ad essere condivise, quando l'argomento  tocca il destinatario personalmente e  lo suggestiona, perché conferma una sua determinata visione del mondo. E'  la tempesta perfetta viene fuori perché il coronavirus ci riguarda tutti, è un argomento altamente incerto, sul quale anche la scienza dà informazioni contraddittorie ed sentito da tutti come pericolo, fa paura.  Ergo, l'argomento rende suscettibili e le fake news attecchiscono senza problemi".

Walter Quattrociocchi, docente di Ca' Foscari, esperto in network, data,comportamenti digitali e disinformazione

2) Però, pur costretti in casa, siamo circondati da informazioni sul coronavirus: dalla televisione, dai giornali, dai siti dei media...

"Il tema è talmente tando difficile, nuovo e talmente tanto articolato che pure la scienza non ha bene idea di come affrontare la faccenda, per cui non si può fare un discorso netto, non si hanno certezze. Anche gli esperti - che certamente restano una fonte primaria e attendibile - su alcuni punti dicono cose contraddittorie tra loro, ci sono argomenti incerti, che poi si riflettono sulle notizie divulgate dai media. Così, dove c'è tanta incertezza, l'informazione non accurata, faziosa attecchisce più facilmente e proliferano anche presunti "esperti" fasulli perché c'è bisogno di certezza dove l'argomento è ancora molto insicuro. Chi fa scienza davvero fa molta difficoltà a dirti come stanno le cose".

3) Dove è l'utile nel divulgare un fake sul tè caldo che sconfigge il coronavirus?

"Non lo fanno per ritorno economico: è uno scherzo, ci cascano tanti e mi sento contento di aver fatto il simpaticone. Su internet, l'atteggiamento classico, la teoria, è che noi cerchiamo in rete informazioni in sodalizio con persone che già la pensano come noi, non ci importa se le notizie che cerchiamo siano vere o false, si crea nel gruppo una cassa di risonanza:  il gruppo condivide la stessa visione del mondo. In questo contesto, le notizie - vere o false che siano - sul coronavirus si affermano su tutti. Per quello diventano virali".

4) In qualche modo, queste settimane di quarantena e smartphone alla mano ci hanno fatto scoprire i file audio dell'"anestesista mio amico", del "cugino medico in ospedale", che si rincorrono di chat in chat.

"La cosa interessante di uno degli ultimi studi in materia è il confronto tra tante piattaforme, tutte hanno le stesse dinamiche: vi si trova informazione accurata e meno, però le piattaforme  mainstream come Facebook, Twitter, Instagram  a furia di essere presidiate da politiche anti-fake vedono meno presenza fenomeni virali su informazioni false e non per questo hanno riduzione di flussi, anzi. Dove aumentano le fake news sono nei  posti non presidiati, come Whatsapp o Gab, molto più a rischio fake".

5) Nessun scenario "complottistico" dunque, in questo caso?

"No.....il "complotto cinese" è il nostro modo di creare leggende, un nostro sistema di affrontare determinati argomenti che ci creano timore".

5) Perché non resistiamo all'impulso di "condividere" ?

"Perché è lo storytelling umano, il gioco del telefono che fa catena, la cosa nuova. Si vuol essere il primo a dire una cosa nuova, ad essere in contro tendenza. Proliferano gli scherzi perché il coronavirus è un interesse sotto gli occhi di tutti. Così l'informazione fasulla prolifera, il titolo veloce d'impatto, accattivante, colpisce anche i media tradizionali: proprio l'altro giorno un quotidiano nazionale titolava sul fatto che il virus si diffonde per via aerea, quando l'Organizzazione mondiale della sanità dice chiaramente che non è così. E' stato rilanciato un fake".

6) Come si riconosce una fake news?

"Se arriva da 10 persone contemporaneamente,  da un amico di un amico, ha un tono tutto sensazionalistico, anche se accattivate, piacevole o intigrante, va presa con le pinze: verificata venti volte".

7) Come difendersi? Come accertarsi se una notizia giunta via chat sia vera o falsa, in questo fiume ininterrotto di post, tweet, messaggini, link, file audio?

"Attenendosi solo alle fonti istituzionali: in questa fase anche i siti di fact checking  o i debugger  sono talvolta soggetti alle opinioni del loro creatore, che può creare danni più grossi. Io farei riferimento solo alle indicazioni delle fonti istituzionali: Organizzazione mondiale della sanità, Istituto superiore della Sanità, ministero della Salute. Una cretinata può scappare a tutti, anche all'eminente virologo o all'eminente scienziato, ma se pubblichi una informazione istituzionale, sono più ragionate. Quantomeno, se sbagliano, non c'è dolo".

 

 

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