Coronavirus Veneto. Mascherine, saponi, camici: così l’industria si riconverte

Dalle piccole imprese ai gruppi come Calzedonia, Benetton, Forall, Roncato. Ecco la lista delle aziende scese in campo creando l’economia del Covid-19

È un cielo di creatività, di iniziative imprenditoriali, di tentativi, di richieste di certificazioni quello che sta sorgendo sopra al Veneto del coronavirus. 
 
La parola d’ordine è riconversione industriale. Si va dai cosiddetti facial mask, quelli che servono per proteggere dal virus i civili, ai dispositivi di protezioni individuali, agli occhiali protettivi (Safilo con Smith in Usa li fa da sempre), alle tute per il personale sanitario. L’economia Covid-19, sorgendo sui pilastri di un’emergenza, muta giorno dopo giorno. Così un po’ alla volta, dopo Grafica Veneta, dalle cui rotative sono uscite le mascherine per i “civili”, benedette dal governatore Zaia, altre iniziative hanno iniziato a spuntare. 
 
Idea Plast, Valigeria Roncato e Meca2 stanno convertendo parte dei loro impianti produttivi per la produzione di mascherine di lunga durata, non monouso. Sul tema delle mascherine sono già in distribuzione nel territorio di riferimento quelle realizzate in tessuto, trattato con un prodotto idrorepellente, della Marzotto. Anche se nel caso dell’impero del tessile di Valdagno la riconversione è stata realizzata solo per servire i territori in cui operano, donando i facial mask ai cittadini. 
 
Vera conversione è invece quella di Forall Confezioni, storica azienda vicentina del marchio di abbigliamento maschile Pal Zileri. Le mascherine sono prodotte in un tessuto di cotone con il 3% di fibra elastica e impermeabilizzate con un trattamento anti-goccia esente da perfluoro derivati. Le mascherine sono lavabili e riutilizzabili fino a 10 volte. La forniture del filato è made in Marzotto, mentre il confezionamento è realizzato da Forall. 
 
L’azienda Punto Piuma, padovana, che di mestiere fa imbottiti di alta qualità per l’arredamento dal 16 di marzo sta costruendo una riconversione non solo per produrre facial mask per i civili. Infatti sta studiando soluzioni anche per i dpi dedicati al settore sanitario, con sistemi di filtraggio più avanzati, come gli ftp 2 e ftp3, usati proprio dal personale medico e infermieristico per contrastare gli alti livelli di esposizione virale nei reparti Covid e nelle terapie intensive. Il loro sistema ha una peculiarità, le mascherine vengono trattate con l’ozono prima del confezionamento. Sempre nel Padovano l’azienda Ventidue di Bovolenta, tra i principali produttori di tovaglioli monouso, ha iniziato una produzione di mascherine in tessuto non tessuto.
 
Nel modo dei camici e delle tute, oltre che degli schermi per il volto, è impegnato anche il gigante Calzedonia. Mentre Benetton, afferma una fonte aziendale, si sta attivando per la produzione di mascherine e camici, cercando di rispettare al massimo tutti i parametri affinché i prodotti realizzati abbiano i requisiti previsti dalla legge. Siggi Group nel Vicentino si sta organizzando per una produzione per camici monouso. 
 
Poi c’è la Mavive (famiglia Vidal) di Venezia che ha convertito le produzioni per creare gel e saponi disinfettati. Così come la veronese Bregen specializzata in prodotti per capelli. Anche le cooperative si sono mosse, capofila è la veronese Quid, coinvolta anche la Giotto del carcere di Padova. L'iniziativa è sostenuta con un finanziamento di 100mila euro da Coopfond e produrrà mascherine lavabili fino a 100 volte. —

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