Padova. La paura di un papà: "Da sei giorni mio figlio aspetta l’esito del tampone"

Daniele Perin figlio del pensionato ucciso dal virus: il mio bimbo ha la febbre, dobbiamo sapere subito se è positivo

PADOVA.«Mio padre Antonio è morto a causa del coronavirus. Mia zia è intubata. Mercoledì scorso in famiglia siamo tutti stati sottoposti al tampone. Ma sono sei giorni che aspettiamo l’esito e intanto da venerdì mio figlio, sei anni, ha la febbre. Sei giorni: il tempo in cui mio padre prima ha manifestato i sintomi e poi è morto. Ora non mi si può chiedere di avere pazienza, io passo all’azione: prendo mio figlio e lo porto in Parlamento. Oppure mi comunichino subito il risultato dell’esame. Non si può aspettare così tanto: questa è una falla pericolosa nel sistema». Lo sfogo è di Daniele Perin, uno dei tre figli di Antonio 82enne pensionato residente nel quartiere padovano di Altichiero, una delle prime vittime del Covid 19.

La denuncia
 
Continua Daniele: «Non posso aspettare il referto di un tampone per un tempo tanto lungo. Significa non contenere il contagio da una parte e, dall’altra, non consentire a una persona di mettere in atto tutte le misure salvavita. L’esito» ribadisce Daniele, « bisogna saperlo subito. Invece non è vero che il cittadino viene informato nell’arco di 24 ore o in giornata come vogliono far credere». Daniele ha contatto l’Ufficio igiene dell’Usl che aveva provveduto a eseguire il test.
 
«Mi hanno risposto che fanno circa 250 tamponi al giorno e hanno una lista d’attesa di 2 mila tamponi da fare. Ma io non voglio essere trattato come un numero. Non posso restare passivo: la scorsa settimana ero stordito dal dolore, ora non più. Passo all’azione: sto contattando tutti: da medici compreso il presidente dei medici di base, a politici e amministratori».
 
Allarme covid
 
E anche sul ricovero dei malati da coronavirus Daniele Perin ha qualcosa di serio da dire: per fare trasferire il padre in ospedale sono state necessarie diverse chiamate nell’arco di due giorni. «Mio fratello stava per trasportare papà al Pronto soccorso in macchina. Al telefono l’operatore del numero di emergenza 1500 e la guardia medica, contattati sabato 14 e domenica 15 marzo, insistevano che non si trattava di contagio da Covid.
 
Eppure papà stava male, aveva perso lucidità per carenza di ossigeno. Alla fine nella serata di domenica ho chiamato il 118 e in 7 minuti sono arrivati. Mio padre aveva la polmonite batterica e da Covid. Alla notte gli hanno tolto il respiratore e lo hanno sedato con la morfina lasciandolo andare per evitare l’accanimento». Martedì la morte.

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