Coronavirus, ecco perché in Lombardia c'è il quadruplo dei decessi rispetto al Veneto

La spiegazione del virologo dell'Università di Padova Andrea Crisanti: "All'appello mancano almeno 100 mila contagiati. I numeri dell'epidemia sono sottostimati. E' stato un grande errore non bloccare in Lombardia le zone rosse già 25 giorni fa. Una follia. Bisognava bloccare tutto"

VENEZIA. «Senza fare polemica dico che è stato un grande errore non bloccare in Lombardia le zone rosse già 25 giorni fa. Una follia. Bisognava bloccare tutto, come fatto in Veneto a Vo' e non solo. Si blocca, si fanno i tamponi e si vede la prevalenza dell’infezione e poi si prendono decisioni».
 
L’ha detto il professor Andrea Crisanti, direttore del laboratorio di Microbiologia e virologia dell’Università di Padova rispondendo alle domande dei giornalisti a margine di una conferenza stampa che si è tenuta alla sede della Protezione civile di Marghera (Venezia).
 
"Il virus che circola in Veneto è lo stesso che gira in Lombardia", ha aggiunto.
 
Sulla presunta elevata letalità da Coronavirus presente in Lombardia (4 volte rispetto al Veneto) ha sottolineato che i numeri dei contagiati sono assolutamente sotto stimati.
 
 
"Se guardiamo il numero dei deceduti, possiamo stimare che ci siano già 130 o 150mila casi".
 
In Veneto (dato del 21 marzo) il numero dei decessi era 146 e il totale dei contagiati 4617: la mortalità è attorno al 3% come in Cina o in altri paesi, nella media.
 
Il totale dei positivi in Lombardia lo stesso giorno era 25.515 e il numero dei deceduti 3095: una percentuale del 12%
 
Secondo Crisanti i conti non tornano: "Ne mancano centomila all'appello, che non sono stati diagnosticati".
 
"In Veneto siamo riusciti a fare la tracciabilità, abbiamo fatto tamponi a tutte le cerchie vicine ai sintomatici. Noi in Veneto abbiamo fatto 53mila tamponi per 4mila casi, con una media di un tampone ogni 10. In Lombardia, è stato fatto un tampone ogni 4: c'è una differenza di 40 volte, i casi non possono essere 25mila ma molti di più".
 
Il Veneto punta ad arrivare in un paio di settimane a effettuare 20 mila tamponi al giorno attraverso la «sorveglianza attiva», progetto coordinato dall'Università di Padova (nella persona del professor Crisanti) assieme a Regione e Croce Rossa, per «stanare» e isolare le persone contagiate da  Coronavirus e asintomatiche e così diminuire progressivamente i ricoveri.
 
 

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