Emergenza coronavirus, negli ospedali veneti 732 operatori sanitari in isolamento 

Zaia: "Rischiamo il collasso del sistema sanitario". Chiede che i dipendenti sanitari risultati negativi ai test tornino in corsia. Per la Cgil è una follia 

VENEZIA.  «Confortato dal parere di eminenti medici e scienziati, ripetutamente e pubblicamente espresso, da giorni faccio riferimento alla necessità che si arrivi a concordare sulla necessità di una modifica alla norma nazionale che impone la quarantena agli operatori sanitari in perfetta salute, che sono venuti in qualche modo a contatto con malati positivi al coronavirus. Solo in Veneto abbiamo già 732 tra medici, infermieri e operatori sanitari che si trovano in questa condizione».

Lo dichiara il Presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, rilanciando le preoccupazioni per la carenza di personale sanitario che si sta palesando negli ospedali italiani e veneti più coinvolti nel ricovero e nella cura dei malati di Covid-19.

Sono 732 gli operatori sanitari che l'emergenza coronavirus ha sottratto dagli ospedali veneti. Non tutti sono positivi al tampone, una parte si trova in isolamento domiciliare perché entrati in stretto contatto con casi conclamati. 

Sono oltre 500 i dipendenti che pur negativi non possono lavorare in corsia.  

La risposta della Cgil. «Giochiamo a capirci: o qui si rema insieme per affrontare l'emergenza con senso di responsabilità e sobrietà anche rispetto alla comunicazione e alle procedure, o, diversamente, qui salta tutto»: lo dice Ivan Bernini, referente funzione pubblica per la Cgil del Veneto, dopo la richiesta del governatore Luca Zaia di cambiare la norma per consentire a chi è asintomatico di poter tornare al lavoro negli ospedali su base volontaria.

«Siamo i primi ad essere preoccupati sui riflessi che la diffusione del virus sta avendo nelle strutture socio-sanitarie della nostra regione - aggiunge - sia per le ricadute che possono esserci sulla capacità di tenuta del sistema sia per la salute dei lavoratori di queste strutture».

Bernini continua: «non abbiamo bisogno né di 'prime donnè che ogni giorno lanciano messaggi contradditori né di coloro che usano l'emergenza per specularci qualcosa. Abbiamo detto fin dal principio azioni univoche, chiare, no a isterismi e improvvisazioni».

Le aperture venete al ritorno in corsia degli asintomatici vengono giudicate dal rappresentante della Cgil «dichiarazioni inaccettabili e fuori luogo».

Per Bernini «la follia non è lasciare a casa i lavoratori ai quali è stato fatto il tampone per l'esposizione diretta a pazienti portatori di virus perché così c'è il rischio di chiudere i reparti. La follia sta nel chiedere ai lavoratori in quarantena di mettersi a disposizione volontariamente per rientrare al lavoro in assenza di sintomi. Tanto più folle in un quadro di incertezza rispetto alla stessa conoscenza del virus ed alla sua alta capacità di trasmissione».

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