Coronavirus, cosa è il droplet e perché riguarda musei, chiese e centri commerciali

Emilia Romagna, Lombardia e Veneto chiedono al Governo di consentire l'applicazione della distanza di sicurezza e il contingentamento degli ingressi in alternativa alla chiusura preventiva dei luoghi a rischio

Si scrive rischio droplet, si legge “distanza di sicurezza”. E’ la misura di prevenzione anti contagio alternativa alla chiusura di musei, cinema, teatri, chiese e altri luoghi affollati nelle regioni maggiormente affette dal Coronavirus: Lombardia, Emilia Romagna e Veneto.

Il governo aveva già previsto, nella bozza del decreto che entrerà in vigore da lunedì mattina sino all'otto marzo compreso, di consentire la riapertura dei musei con contingentamento dei visitatori. Le tre regioni oggetto del provvedimento hanno chiesto e ottenuto dal governo l’attenuazione delle misure anti-contagio. L’alternativa a tenere chiuso tutto un’altra settimana, insomma, è quella della “debita distanza”.

Il droplet, spiegano gli esperti, è termine tecnico per indicare una dinamica di trasmissione dell’infezione attraverso gocce d’acqua che trasmettono i germi nell’aria quando la fonte e il paziente sono vicini. Il contagio tra vicini attraverso la tosse, uno sternuto, ma anche solo il parlarsi.

«Abbiamo inviato le nostre osservazioni al decreto del governo e vedremo se verranno accettate tutte le nostre osservazioni» ha spiegato Zaia dalla sede della Protezione civile regionale di Marghera. La richiesta a Roma, «cercare di coniugare le indicazioni del mondo scientifico con le esigenze di tutti i giorni».

Trasmissione attraverso goccioline di saliva (droplet)

Il droplet è prodotto quando una persona infetta tossisce, starnutisce o parla, o durante procedure come l’aspirazione o l’intubazione endotracheale, l’induzione della tosse per manovre fisioterapiche, e la rianimazione cardiopolmonare.

Tradizionalmente il droplet è riferito a particelle di grandezza superiore a 5 mm. Studi hanno dimostrato che la mucosa nasale, congiuntivale, e meno frequentemente quella del cavo orale, sono porte suscettibili per l’ingresso dei i virus respiratori (questo è il motivo per cui per la prevenzione della trasmissione con questa modalità è raccomandata la mascherina).

La distanza massima per la trasmissione attraverso droplet è tuttora sconosciuta. Storicamente l’area definita “di rischio”, comprendeva una distanza uguale o inferiore a circa 90 cm. attorno al paziente. Tuttavia, è possibile che la distanza raggiunta dal droplet sia superiore a tale soglia e dipenda dalla velocità e dal meccanismo respiratorio con il quale gli agenti fuoriescono dalla sorgente, dalla densità delle secrezioni respiratorie, da fattori ambientali, come temperatura e umidità, e dalla capacità dell’agente patogeno di mantenersi infettante a certe distanze.

La distanza uguale o inferiore a circa 90 cm dal paziente è quindi considerata come un esempio di cosa si intenda per “breve distanza dal paziente” e non dovrebbe essere considerata l’unico criterio sul quale basarsi per decidere sull’utilizzo della mascherina. E’ prudente indossare la mascherina quando si è a circa 180-300 cm. di distanza dal paziente, o quando si entra nella stanza di degenza, specialmente quando è probabile l’esposizione ad un’alta virulenza. I microrganismi trasmessi attraverso droplet non conservano la capacità di infettare a lunga distanza e quindi non richiedono speciali sistemi di aerazione e ventilazione

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