In evidenza
Sezioni
Magazine
Annunci
Quotidiani GNN
Comuni

La tragedia di Refrontolo, una storia italiana tra colpe dell'uomo e natura imprevedibile

Una bomba d'acqua con pochi precedenti in uno dei luoghi più suggestivi della provincia di Treviso, il Molinetto della Croda. La notte del 2 agosto 2014 durante una festa morirono 4 persone, travolte dalla piena del Lierza. Una tragedia che innescò una reazione a catena. Prima le accuse all'uomo per l'eccessivo consumo di suolo e poi la verità giudiziaria: nessuno poteva prevedere quel disastro. Gli imputati al processo sono stati tutti assolti

8 minuti di lettura
 
TREVISO.  La "bomba d'acqua", oltre ai danni, quella volta seminò morti. E' il 2 agosto del 2014. Doveva essere una notte di festa, la "festa dei omi", ma un breve e violentissimo nubifragio (almeno 80 millimetri d'acqua per metro quadrato) che si è abbattuto nella notte del 2 agosto, tra Rolle e Tarzo, ha provocato un disastro poco più a valle del  Molinetto della Croda a Refrontolo.
 
Dopo il dolore, si aprì il lungo capitolo giudiziario: quattro imputati e una doppia assoluzione, sia in primo che in secondo grado. Il disastro non fu causato dalla mano dell'uomo, ma da una piena imprevedibile unita all'"imprudenza delle vittime", che rimasero sotto il tendone nonostante avessero visto che il livello dell'acqua saliva sempre di più 
 
Fu infatti una potentissima ondata d'acqua a spazzar via il tendone della Pro loco dov'era in corso una festa privata, alla quale partecipava una novantina di uomini, provenienti soprattutto da  Refrontolo, Pieve di Soligo e Tarzo.
 
Il bilancio fu pesantissimo. Quattro persone sono morte soffocate dal fango o annegate nell'acqua. Cinque i feriti: due gravi. 
 
 
 
 Sono le 21.30 quando nella zona del Molinetto della Croda inizia un forte temporale.
 
L'acqua viene giù a secchi, il vento soffia come la bora ma all'interno del tendone della Pro loco, dove è in corso una festa privata con una novantina di persone, non c'è la minima percezione di quanto sta per accadere.
 
Solo quando il tendone inizia ad allagarsi ed il livello dell'acqua sale ad una ventina di centimetri la preoccupazione inizia a serpeggiare tra i partecipanti alla festa. Qualcuno se ne va, qualche altro sale sui tavoli. Pochi minuti prima delle 22, nel tendone della festa l'acqua del torrente Lierza, che nel frattempo è tracimato, sale ad oltre due metri.
 
La situazione è drammatica. La massa d'acqua proveniente da Rolle spazza via il tendone. Molte persone vengono travolte. «Ho sentito gente che urlava - racconta Fabrizio Lorenzon, che abita nei pressi del luogo della tragedia e ha prestato i primi soccorsi, ospitando in casa i feriti - ho visto uomini aggrapparsi alle capriate del tendone, gente che cercava di mettersi in salvo in auto. Impressionante il rumore dello spostamento d'aria provocato dall'acqua».
 
L'allarme e le ricerche. La macchina dei soccorsi si mette immediatamente in moto, dopo aver ricevuto le prime richieste di aiuto verso le 22.40. Sul posto arrivano una quarantina di vigili del fuoco, una cinquantina di uomini del soccorso alpino, decine di volontari della Protezione civile.
 
«La macchina dei soccorsi è stata tempestiva, nonostante si stia operando in uno scenario di devastazione» - aveva spiegato il comandante provinciale dei vigili del fuoco Nicola Micele. Raggiungere il luogo della tragedia non è stato facile. L'acqua riesce a ritirarsi nell'argine del Lierza ma la strada che porta al luogo della tragedia era invasa da fango, balle di fieno e rottami di auto.
 
Automobili sommerse dall'acqua o in bilico sull'argine, tra la strada e gli alberi che costeggiano il corso d'acqua. Sulla strada o nel Lierza  brandelli di teli della tensostruttura, panchine o tavole di legno. Padri che vagano nel buio della strada che porta al  Molinetto della Croda alla ricerca dei figli.
 
 
Le vittime e i feriti. Inizialmente si parla di decine di feriti e sette dispersi. I numeri si ridimensionano col passare del tempo. Alle 3 di notte, i soccorritori trovano l'ultimo dei dispersi.
 
Le vittime sono quattro. Giannino Breda, 67 anni, falegname in pensione di Sernaglia, Luciano Stella, 54 anni, gommista di Pieve di Soligo, Maurizio Lot, 52 anni, operaio di  Refrontolo, e Fabrizio Bortolin, 47 anni, impiegato di Santa Lucia di Piave.
 
Erano tutti senza vestiti e documenti. Per questo motivo i familiari hanno dovuto affrontare lo strazio del riconoscimento in una tenda allestita sul posto dalla protezione civile.
 
La beffa del destino. La "festa dei omeni" si doveva fare a Solighetto, nel campo, all'aperto, di un parente dell'organizzatore. Ma proprio per le previsioni meteorologiche era stato chiesto alla Pro loco di 
Refrontolo di poterla fare dentro la tensostruttura sul piazzale del  Molinetto. Valter Scapol, presidente del sodalizio, non riesce a capacitarsi di questa tragica fatalità.
 
Mentre guarda gli uomini della protezione civile al lavoro non nasconde la sua emozione: «Ce l'avevano chiesto - spiega - perché doveva piovere e proprio lì hanno trovato la morte. Tra loro c'era anche Maurizio Lot che era un amico e consigliere della Pro loco».
 
Come il Vajont. Le balle di fieno, i rami e i detriti trasportati a valle dal violentissimo temporale si sono velocemente accumulati sotto la passerella del  Molinetto della Croda, facendo così da tappo per l'acqua che cadeva da monte sul Lierza. Quando la potenza dell'acqua accumulatasi ha rotto la "diga", s'è scatenato l'effetto Vajont.
 
«Un piccolo Vajont», lo aveva definito il governatore Luca Zaia, durante il sopralluogo del posto e analizza le cause del disastro. «Ovviamente facendo le dovute proporzioni con quella tragedia e nel rispetto delle sue vittime. La passerella che sovrasta il  Molinetto ha fatto da tappo finché il bacino s'è rotto e l'acqua, seguendo il corso del Lierza, ha travolto tutto ciò che ha trovato davanti a sè».
 
Ma c'è chi, come la Forestale, tende a escludere che la quantità di detriti accumulati nel piccolo bacino a monte del mulino, abbia causato un effetto tappo tale da giustificare la quantità di acqua e fango che si è abbattuta sui cittadini. Oltre una cinquantina di frane. Tanti gli smottamenti nella notte e nella giornata di ieri, nella zona tra Tarzo,  Refrontolo e Pieve di Soligo.
 
 
 
 
Perché il Molinetto? Solo sfortuna o c'è la colpa dell'uomo? Le coltivazioni intensive di Prosecco come causa (o concausa) della tragedia di  Refrontolo? In tempo zero la Procura di Treviso aveva aperto un fascicolo con le ipotesi di reato di omicidio colposo plurimo e di disastro colposo, e tra gli "indagati" c'è anche il Prosecco:
 
«Verificheremo diversi aspetti, compreso se le coltivazioni intensive di vigneti hanno avuto un ruolo», spiegava il pubblico ministero Laura Reale,  quando aveva sulla scrivania il fascicolo di un dramma senza precedenti per la Marca.
 
«Ci saranno accertamenti tecnici, stiamo individuando gli esperti adatti, dai geologi agli ingegneri».
 
Sul registro degli indagati in un primo momento non c'erano nomi. Ma il dramma  al  Molinetto della Croda ha trasformato il dibattito su queste colline in una vera  inchiesta: il territorio è stato stravolto nel suo profilo idrogeologico dal disboscamento che ha lasciato posto ai filari? È questa una delle cause del disastro?
 
Dinamica e manutenzione. Chiarire definitivamente la dinamica di quell'onda maledetta, nel dettaglio, e poi accertare eventuali responsabilità. Il primo punto è questione di poche ore, per il secondo potrebbero volerci mesi. Ma la giovane piemme è determinata.
 
«Abbiamo già sentito molte persone, chi si è salvato, chi ha visto, gli organizzatori della festa», aveva il magistrato, «Sentiremo anche i feriti e aspetto le relazioni complete di carabinieri e vigili del fuoco. Gli accertamenti tecnici da fare sono tanti, e riguardano tutti i comuni attraversati dal Lierza.
 
Dobbiamo capire dove e perché ci sono state eventuali ostruzioni, l'ipotesi della presenza di rotoballe di fieno non è stata ancora né confermata né smentita».
 
 
Il dramma  è nato da un effetto-Vajont in miniatura: il Lierza, ostruito e ingrossato a monte dal nubifragio, è deflagrato a  Refrontolo travolgendo il capannone della "Festa dei omeni", sotto il quale c'erano un centinaio di persone. Per quattro di loro è stata la morte.
 
Anche lo stesso tendone è oggetto di indagine: l'area è stata sottoposta a sequestro, sono in corso verifiche sulle autorizzazioni per piazzare la tensostruttura proprio lì, in quello spiazzo più basso rispetto al livello della strada e del laghetto del molino, e trasformatosi in una trappola mortale. I 

Cinque nomi finirono nel registro degli indagati, quattro i rinvii a giudizio.Responsabilità specifiche a carico di due persone, le uniche coinvolte. Le ipotesi di reato erano  omicidio colposo plurimo e disastro colposo. Era stato chiesto il processo per l'architetto Annalisa Romitelli, la profesionista, capo ufficio tecnico, che firmò il Pat del 2012 con gli altri due tecnici indagati: il geologo Celeste Granziera e l'architetto Lepoldo Saccon. 

È stato chiesto il rinvio a giudizio anche per il presidente della Pro Loco, Valter Scapol, mentre la Procura ha chiesto l'archiviazione per il sindaco Loredana Collodel: non aveva gli strumenti per confutare i tecnici che le avevano fornito la documentazione.  

La Procura è infatti giunta alla conclusione che la tensostruttura distrutta dall'esondazione del torrente Lierza non poteva essere montata in quel punto. 

[[(Video) Refrontolo: i cori prima della tragedia]]

"VITTIME IMPRUDENTI"

Tutti scelsero il rito abbreviato. . E il gup Angelo Mascolo si pronunciò con un'assoluzione. Non fu colpa degli imputati, ma furono le vittime a essere imprudenti.

La tragedia del Molinetto della Croda non fu soltanto frutto di un evento meteorologico imprevedibile, violento e repentino, che nemmeno il migliore dei piani d’emergenza al mondo avrebbe evitato, ma fu anche una conseguenza del comportamento “imprudente” delle vittime stesse che rimasero a ridere e a cantare sotto il tendone della “Festa dei Omi” e sottovalutarono il pericolo imminente, nonostante il livello dell’acqua continuasse a salire in modo preoccupante.

Queste le motivazioni con cui il giudice Angelo Mascolo ha assolto dalle accuse di omicidio colposo plurimo ed inondazione colposa i quattro imputati della tragedia di Refrontolo: Annalisa Romitelli, responsabile dell’ufficio tecnico del Comune di  Refrontolo, l’architetto Leopoldo Saccon e il geologo Celeste Granziera, entrambi consulenti esterni del Comune per la predisposizione del Piano di assetto territoriale, e Valter Scapol, presidente della Pro loco di Refrontolo (accusato anche di apertura abusiva di luoghi di pubblico intrattenimento), che concesse l’uso dell’area per la “Festa dei Omi”.

Il giudice, dunque, ha fondato la sua decisione di assolvere gli imputati sull’esito della perizia, affidata ad un alto funzionario della Protezione Civile, secondo il quale neanche un Piano di emergenza perfetto avrebbe potuto evitare la tragedia visti i tempi ristrettissimi d’azione per far fronte ad un evento meteo imprevisto.

Ma anche sulla condotta “imprudente” delle vittime che, secondo il giudice, ha fatto rescindere «in modo totale il nesso causale tra i fatti di cui sono stati accusati gli imputati e la tragedia».

Secondo il  gup Mascolo «è istinto di ogni essere umano cercare di comprendere come e perché certi avvenimenti possano accadere e, magari, attribuirne a qualcuno la responsabilità ma, in alcuni casi, come in questo, ciò è impossibile e appare poco generoso coinvolgere persone che nulla potevano fare per evitare l’evento».

Ma per quali ragioni la tragedia fu inevitabile dal punto di vista meteorologico? Per tre motivi. Primo: la sera della tragedia, vi era sì un’allerta meteorologica, ma solo a partire dalla mezzanotte di quel giorno, cioè tre ore dopo la tragedia.

Secondo: nessun aiuto a prevenire il pericolo, era stato dato dalla rete dei pluviometri regionali esistenti, visto che quello di Nogarolo, a 7 chilometri dal luogo della tragedia, aveva segnalato l’esistenza di una soglia di attenzione alle 21.22 quando il fiume era già straripato da due minuti e già, nella zona del  Molinetto, vi erano 10 centimetri d’acqua.

Terzo: se fosse partita la segnalazione al Comune, questa sarebbe arrivata alle 21.30 e sarebbe stato necessario iniziare tutta la procedura, come la chiamata dei volontari e la preparazione dei mezzi: solo che, alle 21.40, cioè 10 minuti più tardi, nella zona del  Molinetto, vi erano già un metro e 40 centimetri di acqua.

Guerra in tribunale

La Procura dunque non mollò dopo il primo capitolo: immediato fu il contrattacco. «Le motivazioni del tribunale non ci convincono e faremo certamente appello. Non è possibile dare la colpa di quanto accaduto alle vittime».

Michele Dalla Costa, capo della Procura di Treviso, non ha gradito alcuni giudizi contenuti nelle motivazioni con cui il giudice Angelo Mascolo ha assolto i quattro imputati per la tragedia di Refrontolo del 2 agosto 2014.

«La strage fu una fatalità», «vittime imprudenti», «poco generoso coinvolgere persone che non c’entrano», sono solo alcuni dei passaggi contenuti nelle tre pagine scritte dal giudice Mascolo.

«Non ritengo corretto ridurre tutta la vicenda ad una condotta imprudente da parte delle vittime», ha sottolineato Dalla Costa, «perché è evidente che le persone devono essere messi nelle condizioni di essere prudenti e per farlo devono essere messi a conoscenza dei rischi che corrono».

[[(Video) Refrontolo, l'acqua travolge la festa]]

ULTIMO ATTO: TUTTI ASSOLTI

Anche in secondo grado i giudici hanno confermato l'assoluzione.  I giudici della Corte d’Appello di Venezia hanno confermato le assoluzioni dell’architetto Annalisa Romitelli, 57 anni di Vittorio Veneto, all’epoca responsabile dell’ufficio tecnico di  Refrontolo (difesa dall’avvocato Cristina Cittolin), di Leopoldo Saccon, 69 anni, di Conegliano, architetto e responsabile della Tepco (avvocato Elisa Pollesel), e di Celeste Granziera, 67 anni di San Pietro di Feletto, geologo (avvocato Luca Mazzero).

Erano accusati di omicidio colposo plurimo. Quella sera persero la vita Maurizio Lot, collaboratore della Pro Loco di Refrontolo, Luciano Stella, gommista di Pieve di Soligo, Giannino Breda di Falzè di Piave e Fabrizio Bortolin di Ponte della Priula, tutti travolti e uccisi dalla furia del torrente Lierza, ingrossato dalla violenza nubifragio di proporzioni eccezionali per forza e intensità che si abbattè su Refrontolo. tecnici sotto accusa Inizialmente gli imputati erano quattro, ma la procura della Repubblica di Treviso, dopo la sentenza di primo grado, ha deciso di non impugnare l’assoluzione accordata dal giudice Angelo Mascolo al presidente della Pro Loco Valter Scapol, 55 anni di Refrontolo (difeso dagli avvocati Piero Barolo e Boris Cagnin).

Per questo motivo, ieri, a processo erano rimasti soltanto l’architetto del Comune Romitelli, l’architetto Saccon e il geologo Granziera, questi ultimi tecnici della Tepco, lo studio che si occupò della consulenza per la redazione tecnica del Pat.

Prima di formulare la sentenza di assoluzione, i giudici ieri hanno sentito il professor Luca Ferraris, membro della commissione nazionale grandi rischi che su incarico del tribunale aveva redatto la relazione presentata durante il giudizio abbreviato di primo grado.

Ferraris ha scagionato gli imputati da ogni responsabilità sulla tragedia.

il perito in aula In base alla sua perizia, la “bomba d’acqua” della notte dell’agosto 2014 fu un evento atmosferico così imprevedibile ed eccezionale per forza e intensità che nessun piano o intervento, nemmeno preventivo, avrebbe potuto impedirlo.

Non solo, ma sempre secondo il professor Ferraris, nel Pat del Comune di Refrontolo, l’area della tragedia era indicata tra quelle a rischio esondazione o di ristagno, a differenza di quanto sostenuto dalla procura. Ora il procedimento va avanti in sede civile. 

 

I commenti dei lettori