Un tempo suonavano a guerra per spaventare il nemico: un museo omaggia i trombini

In Lessinia la storia plurisecolare dei curiosi pistoni da sparo con l’impugnatura di legno e l’anima di ferro. A condurlo è Davide Popi, l’unico ad avere la stazza per sorreggere i 62 chili

VERONA. Un tempo suonavano a guerra per spaventare il nemico, oggi sono i migliori compagni della festa. Temibili all’udito come il rombo di un tuono ma bonaccioni con chi li avvicina. Sono i trombini di San Bortolo delle Montagne nel Comune di Selva di Progno, in provincia di Verona, curiosi pistoni da sparo con l’impugnatura di legno e l’anima di ferro. Portano con sé una storia lunga almeno quattro secoli.

Eppure la tradizione che li vuole protagonisti tra le alture della Lessinia non ha affatto perso lo smalto. Per rendere omaggio all’usanza dei pistoni sono nati in zona un’associazione folcloristica e un piccolo museo presieduti da Mauro Dal Zovo. Le pareti tappezzate con le gigantografie degli sparatori locali e i due “trombieri” in azione, mentre la saletta attigua mette in bella mostra alcuni video e gli strumenti per lavorare e intagliare i manufatti locali.

«Sono un’arma assolutamente inoffensiva che viene impiegata per allietare le sagre paesane. Grazie a una nutrita schiera di trombieri, oggi portiamo avanti l’utilizzo degli schioppi», spiega Gino Ivano Corradini, che segue le pubbliche relazioni dell’ente culturale.

Il museo racconta, ma per assaporare la vera essenza degli “s-ciopi” bisogna uscire all’aria aperta in occasione delle spettacolari manifestazioni locali. Il fochista carica la canna di polvere nera e la calca con un martello, quindi viene inserita la patrona che fa da capsula di innesco. A quel punto il trombiere imbraccia il trombino con la bocca verso terra, ruota su se stesso e spara.

Tuono, Saetta, Cantabrighe e Boccamoro sono così schierati sul dorso della collina, pronti a fare rumore. Qualcuno grida: «Fuoco!». La polvere da sparo esplode nell’aria, il fumo dirada, l’eco fa posto al silenzio, prima di lasciare la scena al Barabba, il “re dei trombini” della Lessinia, il più fragoroso di tutti. A condurlo è Davide Popi, l’unico ad avere la stazza per sorreggere i 62 chili dell’imponente pistone pronto a far tremare la vallata.

«Ogni trombino è un pezzo unico e porta la firma del suo proprietario. Una sorta di battesimo con l’incisione del nome dello strumento e di alcuni versi incisi sul calcio e sulle lamine» racconta Gino Ivano Corradini, referente dell’associazione Trombini di San Bartolomeo delle Montagne che tiene viva la tradizione degli spari e ha allestito un museo a tema.

La cerimonia degli schioppi riporta al 1200 quando i Cimbri, scesi dalla Germania, sono arrivati nel Veronese a tagliare la legna dei boschi e far carbone. «Per scovare la tradizione dei trombini bisogna arrivare al Seicento, quando la Repubblica di Venezia diede agli abitanti del posto il compito di difenderne i confini, tenendo a bada i vicini austriaci. Così i trombini entrarono nella quotidianità come attrezzo per fare da monito ai possibili invasori» dice Corradini.

A poco a poco l’impiego militare lasciò spazio alla trasformazione dell’armamento in attrezzo di folclore dalla forte connotazione paesana. «Contadini, boscaioli, falegnami e artigiani amavano costruire in casa il loro trombino, era di fatto un oggetto di famiglia adoperato per scandire le giornate o come richiamo a distanza» aggiungono gli esperti dell’associazione locale. Oggi il suo palcoscenico sono i festeggiamenti popolari dall’alto valore sacro e simbolico. Il trombino accoglie l’insediamento del nuovo parroco, saluta il vescovo in processione, dà il benvenuto al prefetto e al questore e non può mai mancare allo scoccare della mezzanotte, che sia Pasqua o Natale.

Museo dei Trombini della Lessinia, piazza Vittorio Veneto accanto al campanile

località San Bortolo delle Montagne Selva di Progno (VR)

Ingresso con contributo di 1 euro aperto domenica e festivi.
Per informazioni e visite  tel. 366.4499661 (orario serale) trombinidisanbortolo.com

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