La tragedia del giovane indiano annegato in una vasca di liquami

Muore a 25 anni in una azienda di Altivole, Treviso. Dubbi sulla regolarità della sua posizione lavorativa, così come sulle cause della tragedia. Sullo sfondo, l'impiego dei sikh nelle stalle italiane

 
ALTIVOLE. È morto la vigilia di Natale a 25 anni, cadendo all’interno di una vasca di liquami dell’azienda agricola Dallan in via Cornere ad Altivole. Sembra che stesse sostenendo un periodo di prova, ma le indagini su quanto accaduto sono ancora in corso e soltanto oggi si potrà saperne qualcosa di più.
 
Si tratta del 25enne indiano Joseph Pudota Kishore, residente a Vedelago con la famiglia.Sono ancora in corso gli accertamenti da parte degli ispettori dello Spisal dell’Usl 2 coordinati dalla sostituto procuratore di Treviso Anna Andreatta, perché si tratta di capire le esatte circostanze della morte, la posizione lavorativa del giovane indiano, il rispetto delle norme di sicurezza.
 
Le prime risposte ci saranno quando sarà interpellato l’Ispettorato del lavoro di Treviso per verificare il tipo di contratto che legava il 25enne all’azienda agricola. Altre risposte le darà l’autopsia, il cui incarico sarà conferito oggi all’anatomopatologo Alberto Furlanetto.
 
Una morte assurda, avvenuta lontano dagli occhi di chi si trovava il pomeriggio della vigilia di Natale nell’allevamento di anatre e il cui titolare è Cristian Dallan, imprenditore agricolo di Riese che oltre all’allevamento ad Altivole ne ha un altro a Fanzolo e un macello a Vallà, attività ereditate dal padre Angelo.
 
La vigilia di Natale si lavorava all’allevamento avicolo di via Cornere e lì c’era anche il giovane indiano residente in via Pomini a Barcon di Vedelago.
 
È stato visto vivo l’ultima volta nel pomeriggio, verso le 16.30, mentre si trovava vicino alla vasca dei liquami, in pratica una fossa dotata di scivolo, una vasca di una decina di metri dove confluiscono i liquami degli animali allevati e nelle cui vicinanze probabilmente il giovane stava facendo dei lavori di pulizia. All’interno della vasca c’erano un paio di anatre e il giovane operaio stava cercando di farle uscire da lì.
 
 
Nelle vicinanze si trovava una donna, che gli ha detto di lasciar perdere perché tanto sarebbero poi uscite da sole.Poi la donna si è allontanata e quella è stata l’ultima volta che il giovane è stato visto vivo. 
 
La donna è tornata poco tempo dopo ma non ha più visto il giovane nelle vicinanze della vasca dei liquami. Deve aver pensato che l’operaio indiano si fosse allontanato ed è proseguita oltre. Invece probabilmente l’operaio era già finito dentro la vasca, soffocato dai liquami.
 
Il giovane è stato trovato un paio di ore dopo l’ultima volta che era stato visto. Al termine del turno di lavoro gli addetti dell’azienda agricola hanno cercato di chiamarlo senza però ottenere risposta, a quel punto sono scattate le ricerche fino alla drammatica scoperta del corpo. Ormai non c’era più nulla da fare: il giovane era morto annegato.
 
Dato l’allarme, sul posto sono arrivati i carabinieri, l’ispettore reperibile dello Spisal di Montebelluna e in supporto quello di Conegliano. Hanno iniziato a raccogliere le testimonianze di chi si trovava nell’allevamento, si sono fatti mostrare la documentazione relativa al giovane, hanno cominciato a controllare le misure di sicurezza.
 
Nel frattempo era stato interpellato il magistrato di turno, la dottoressa Anna Andreatta, che ha disposto il trasferimento del corpo al servizio di medicina legale del Ca’ Foncello per accertamenti dettagliati di polizia giudiziaria e verso le 22.30 la protezione civile di Montebelluna ha provveduto al trasferimento della salma a Treviso.
 
 
 
Lo Spisal dell’Usl 2 è sotto organico di una decina di persone. Mancano cinque tecnici della prevenzione e quattro medici del lavoro. Figure indispensabili per vigilare sulla sicurezza dei luoghi di lavoro: i primi effettuano fisicamente i sopralluoghi negli ambienti aziendali per controllarne le caratteristiche, i medici - tra le altre cose - firmano la relazione finale nel caso di infortuni e incidenti mortali. Se nell’Usl 2 il problema dei tecnici dovrebbe risolversi con l’arrivo di cinque professionisti all’inizio dell’anno nuovo, quello dei medici che mancano è invece uno scoglio che oggi pare insormontabile. 
 
«Abbiamo diffuso un avviso pubblico di selezione e si è presentata una sola persona» riflette il direttore generale dell’Usl 2, Francesco Benazzi, «ne servirebbero altri quattro ma è molto difficile trovarne. Alla possibilità di lavorare in un’azienda pubblica preferiscono scelte diverse.
 
 
Si tratta di figure fondamentali per l’attività dello Spisal, continueremo a diffondere avvisi pubblici e apriamo anche alla possibilità di medici in libera professione. Speriamo che la situazione si sblocchi a gennaio, quando prevediamo un altro concorso assieme ad Azienda Zero». Oggi sono due i medici del lavoro nell’Usl 2, cui se ne aggiunge un terzo in regime di libera professione. Meno della metà, quindi, di quanto prevedrebbe la pianta organica.
 
Complessivamente lo Spisal dell’Usl 2, che raggruppa i tre presidi delle vecchie ripartizioni territoriali (Asolo, Pieve di Soligo, Treviso), conta su una cinquantina di professionisti. A guidarlo è il dottor Enrico Contessotto, alle prese in queste ore con il delicatissimo caso di Altivole, per il quale le indagini sono ancora in corso e abbondano i punti di domanda.
 
 
 
I numeri ufficiali, pubblicati nel report dell’Osservatorio Vega su dati Inail, dicono che al 31 ottobre 2019 i morti sul lavoro in provincia di Treviso erano 6, su una popolazione di 393 mila occupati. Il caso di Altivole è il settimo da gennaio.
 
Sia incidenti mortali che infortuni sono in calo rispetto al 2018. «Riflettere sui meri numeri non ha senso, ogni episodio ha una storia a sé» commenta Contessotto, «quello che notiamo a partire dagli anni Duemila è una lenta ma costante riduzione del numero di infortuni sul posto di lavoro. Anche se il trend era più accentuato in passato, negli ultimi anni la tendenza alla diminuzione è confermata». 
 
Sul fronte della forza lavoro dello Spisal Contessotto non si sbilancia: «Diciamo che la situazione è fluida, nel corso dell’anno l’azienda ha effettuato diverse assunzioni, oggi servirebbero una decina di figure per andare in pari con la pianta organica. Ma sappiamo che l’azienda sanitaria è cosciente della situazione e sta mettendo in campo le soluzioni più opportune». Un mese fa anche Cgil, Cisl e Uil avevano denunciato la situazione dello Spisal, spiegando che sarebbero serviti almeno altri 16 tecnici per garantire i servizi minimi relativi a tutte le aziende presenti sul territorio provinciale.  
 
 
 
Secondo un report di Crea, il Centro di ricerca Politiche e Bio_economia ("Il contributo dei lavoratori stranieri all'agricoltura italiana, a cura di Carmela Macrì); gli stranieri impiegati in agricoltura a livello italiano sono poco meno di 150 mila.
 
"Attualmente - si legge nel report - (al 1° gennaio 2018) la popolazione totale residente in Italia è di 60 milioni 484 mila persone, in diminuzione nonostante il saldo migratorio positivo, gli stranieri residenti sono 5 milioni 144 mila e rappresentano l’8,5% della popolazione totale.
 

Caporalato e lavoro in nero, in Veneto l'agricoltura è il settore più esposto

 
"Coerentemente con la loro presenza in Italia, cresce la partecipazione dei cittadini stranieri al mercato del lavoro dove rappresentano intorno all’11% delle forze di lavoro totali così come aumentano il numero degli occupati stranieri: nel 2017 erano pari a 2,4 milioni di persone il 10,5% dell’occupazione totale. Peraltro, l’occupazione degli stranieri non smette di crescere nemmeno negli anni della crisi; cioè a partire dal 2008 e fino al 2013, anno in cui si inverte la tendenza alla diminuzione dell’occupazione e anche il numero di occupati italiani ricomincia ad aumentare.
 
"La distribuzione per settori di attività dei lavoratori stranieri ricalca quella degli italiani nell’ordine di importanza rivestita dai diversi settori con i servizi - di cui una parte consistente sono quelli relativi alle strutture alberghiere e della ristorazione - che assorbono la parte più cospicua dell’occupazione, seguiti dal manifatturiero, dalle costruzioni e, in ultima con 147 mila occupati, dall’agricoltura.
 
In Veneto gli operai agricoli sono passati dai 52.240 del 2008 ai 68.857 del 2017, con un andamento di crescita costante tranne nel passaggio dal 2016 al 2017: da 59.787 a 68.857, come detto sopra.
 
Quanto alla cittadinanza, gli italiani costituiscono ancora la stragrande maggioranza degli addetti, anche se sono in continuo calo: a livello nazionale, siamo scesi dal 74,1 percento del 2008 al 65,6 percento del 2017. Al secondo posto i rumeni con il 10,43 percento seguiti da marocchini (3,13 percento) e indiani, con il 3,07 per cento. Dunque, gli indiani sono la terza forza lavoro straniera per l'agricoltura italiana.
 
Gli indiani sono molto attivi in Lombardia (21,6 percento sul totale a Nordovest, in Emilia a Nordest (11,4 percento), nel Lazio per il Centro con il 29,5 percento sul totale. La componente femminile è largamente sottorappresentata: nel 2017 risultavano 29.909 lavoratori indiani maschi contro appena 2.603 donne.
 
 
 
 
 
Al netto di capire cosa sia successo ad Altivole, una cosa è chiara: da anni, in qualche regione (come l'Emilia, la Lombardia e il Lazio) addirittura da decenni, le comunità indiane, perlopiù sikh, vengono massicciamente impiegate nelle stalle italiane. A volte, come nel caso di Novellara (Reggio Emilia), con uno schema d'integrazione da molti definito esemplare. Altre volte, nella più palese illegalità e con il fenomeno del caporalato.
 
Se volete approfondire il tema vi consigliamo questo videoreportage di Fanpage sull'impiego dei sikh nella produzione del Parmigiano Reggiano: "Un lavoro troppo faticoso per gli italiani".
 
Sulla dark side dell'agricoltura italiana vi consigliamo - lo trovate a questo link - il terzo rapporto nazionale su agromafie e caporalato, a cura dell'Osservatorio Placido Rizzotto. Qui il relativo articolo di Repubblica,
 
Sul tema dei nuovi schiavi in agricoltura, una volta specificato che questo capitolo non vuole in alcun modo anticipare le conclusioni delle inchieste su quanto accaduto ad Altivole, vi segnaliamo qui di seguito alcuni articoli di approfondimento, a partire dalla puntata del nostro Atlante Criminale Veneto dedicata al tema:
 
 
 

Caporalato e schiavi in agricoltura, un problema irrisolto (La Gabbia)